Ieri in Argentina era il 24 Marzo. Lo era è un po' in tutto il mondo, è vero, ma in Argentina un po’ di più: si festeggiava infatti il Día Nacional de la Memoria, per ricordare i crimini contro l’umanità perpetrati durante la cosiddetta Guerra Sporca (la guerra sucia), iniziata con il golpe militare del 24 Aprile 1976. 

La Giunta Militare argentina passò infamemente alla storia per le decine di migliaia di desaparecidos (si calcola almeno 30.000, fino al ritrovamento della prossima fossa comune); per quel mondiale del 1978, quando i gol di Kempes occultavano gli orrori della dittatura, mentre la dittatura stessa occultava le sue miserie al mondo murando vivi i suoi poveri in baraccopoli fatiscenti, lontano dagli occhi dei media (ad esempio, nella villa miseria chiamata Ciudad Oculta); passò alla storia, infine, per aver mandato al macello centinaia di suoi figli nella folle guerra delle Malvinas contro Margaret Thatcher. 

Fu dopo il disastro nel sud Atlantico che, finalmente, passò anche la dittatura.

E’ dal 2003, da quando al potere ci stanno i Kirchner - prima Nestor e ora la moglie Cristina Fernández – che finalmente l’Argentina ha re-imparato a parlare del proprio passato, mentre gli anni ’80 e ’90 furono disseminati di indulti nei confronti dei vecchi carnefici. Un rammendo raffazzonato su una ferita che di chiudersi non ne voleva proprio sapere.

I Kirchner hanno sostituito questo approccio con quello giustizialista, portando gli assassini nelle aule di tribunale e avviando un serio dibattito su quegli anni infami.

“Vecchi, finti ammalati, indegni ma incravattati, i tiranni di allora sono quasi tutti alla sbarra: convinti, mai pentiti, impresentabili e sostenuti, il loro destino è ormai spacciato, perchè l’Argentina ha fatto qualcosa di grande, si è rimboccata le maniche e li ha messi a processo,” scrive l’agenzia di stampa PangeaNews.


Nel 2004, i ritratti dei dittatori carnefici sono stati tolti dai muri del Collegio Militare della Nazione dall’allora presidente Nestor Kirchner, considerato anche per questo gesto alla stregua di un padre fondatore della patria.

Fondamentale per il recupero della memoria storica è stata l'azione delle Madri di Piazza di Mayo, che ogni settimana da 34 anni a questa parte si radunano davanti alla Casa Rosada e lì, in piazza, danno la vuelta, silenziose, chiamando i nomi dei loro cari scomparsi e chiedendo per essi giustizia e memoria.

Il loro rapporto con il kirchnerismo, alfiere della memoria storica, non può che essere speciale. Hebe de Bonaffini, la leader spirituale della parte più consistente del movimento, è strettamente legata a Cristina Fernández.



Giovedì scorso, le Madri capitanate dalla de Bonaffini hanno sfilato in piazza con lo striscione LAS MALVINAS SON ARGENTINAS, non facendo mancare il loro appoggio all’amica Presidente, Cristina Fernandez, nell'eterna disputa diplomatica che la vede opposta alla Gran Bretagna di Cameron. 

Una fazione dissidente delle Madri, la Linea Fondatrice, non si è associata al gesto politico e ha continuato a chiamare i nomi dei migliaia di figli scomparsi, proprio come trent’anni fa.

Politica e memoria si sono intrecciate nuovamente. E non può che essere così quando dal megafono parlano le custodi del ricordo per eccellenza, le Madri di Plaza de Mayo.


Il paradosso della memoria argentino è anche questo: che un governo così attento al recupero della memoria storica condivisa continui a fare leva sugli stessi argomenti che usava la dittatura militare per la sua propaganda, la riconquista delle isole Falklands.

L’attuale governo di Cristina Kirchner mette in scena la fusione degli opposti: il nazionalismo epico malvinero e la critica al proprio passato.

C’è solo una cosa certa, in questa complicatissima Argentina contemporanea: dal 2003 si è aperta finalmente la possibilità di ridiscutere del passato. 

E se del passato si parla, è inevitabile che questo si attualizzi, facendosi politica.

“La storia narrata in chiave epico-patriottica,” scrive Le Monde Diplomatique, “non arriva con la sua paletta di colori a dipingere la complessità di tali eventi storici. Passare criticamente in rassegna la storia esige una maestria nei chiaroscuri che tuttora l’Argentina non riesce a esibire. Ciononostante, [non c’è dubbio che] la pittura di questo quadro sia un dovere cruciale.” 
 

COMMENTI /

Ritratto di Marco Giovanniello
Lun, 26/03/2012 - 13:14
mgiovanniello
"C’è solo una cosa certa, in questa complicatissima Argentina contemporanea: dal 2003 si è aperta finalmente la possibilità di ridiscutere del passato." Temo che, per il passato, si sia riaperta anche la possibilità di riviverlo, almeno dal punto di vista economico.
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