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Al Pd servono dirigenti più esperti: spaccarsi così sui gay è suicidia

Peppino Caldarola

E’ difficile da interpretare l’ultima crisi di nervi nel Pd. Il documento sulle unioni gay approvato a larga maggioranza era più avanzato delle posizioni precedentemente assunte dal partito. Il gruppo dei cosiddetti “laici”, in cui ci sono Gianni Cuperlo e Ignazio Marino, aveva proposto una interpretazione più estensiva della formula scelta nel documento ufficiale ma purtroppo non è stato messo ai voti. Insomma il Pd avrebbe potuto vantarsi di avere elaborato una posizione che riusciva a tenere assieme i legittimi diritti dei gay con le opinioni della sua ala cattolica più moderata. Invece oggi il Pd è sotto accusa, la Bindi appare come una retrograda, l’unità interna saltata. Per di più due partiti concorrenti, l’Italia dei valori e il Movimento 5 stelle, intervengono su questa difficoltà del Pd nella speranza di catturare il voto laico e il voto gay.

La vicenda non rivela in sé alcun atteggiamento conservativo dell’insieme del Pd. Chi ha letto le cronache e i documenti si sarà accorto che, pur non accettando l’indicazione esplicita dei matrimoni gay, Bersani era riuscito a portare il suo partito più avanti di prima sul tema dei diritti civili. Rosi Bindi, che non è una reazionaria ed ha diritto ad avere le proprie opinioni, non ha proposto alcun passo indietro anche se ha commesso l’errore di non far votare un documento giudicandolo superato da un voto precedente. La vicenda vista dall’esterno appare largamente ricomponibile al netto del protagonismo di alcuni personaggi in crescente agitazione per via delle prossime elezioni. Tuttavia non è la vicenda in sé a incuriosire. Il Pd probabilmente dovrà rendersi conto che una parte importante del proprio elettorato è pronto anche a soluzioni assai avanzate in tema di diritti civili. Il mondo cattolico che fa riferimento al Pd e i suoi dirigenti deve convincersi che all’anatema della gerarchia probabilmente non corrisponde un analogo sentimento di molta parte del popolo cattolico. Così come gli esponenti gay, dentro e fuori il Pd, farebbero bene a non demonizzare le prudenze e le esitazioni che incontrano.

C’è in questa vicenda un “troppo” che appare francamente lussuoso rispetto ai grandi problemi che il Pd deve affrontare per vincere le elezioni e soprattutto per non fallire la terza prova di governo del centro-sinistra. E’ un “troppo” nei toni dello scontro politico, è un “troppo” nel rifiuto di trovare soluzioni condivise, è un “troppo” nel mettere a tema questioni decisive ma non più importanti di tante altre che sono drammaticamente sul tappeto. Quello che più colpisce in questa vicenda è la deriva di un partito che non è riuscito a governare uno scontro politico che forse dirigenti più esperti avrebbero potuto portare conclusioni meno traumatiche. L’idea che tutto si racchiuda nello scontro Bindi-Concia è il peggior viatico per la campagna elettorale prossima ventura.

: Concia / gay / pd

Comments

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Daniele, Napoli's picture
Inviato da: Daniele, Napoli
16 July 2012 - 19:08

credo di poter riassumere il suo articolo dicendo che comunismo non può ridursi a filosofia, ideologia. Ma deve guardare alla comunità.
Bisogna trovare il modo di conciliare le idee progressiste con la realtà della comunità in cui si vive.
Però mi è anche sembrato di capire che le proposte sui gay siano state considerato poco soddisfacenti. Forse è questa la parte più preoccupante nella quale Bersani ed altri dirigenti devono mostrarsi meno timorosi, ma pur sempre moderati.

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