Blog di

di Peppino Caldarola

Ferrara ha imparato dagli antiberlusconiani e vede il regime dappertutto

Blog post del 15/11/2011

L’orientamento degli intellettuali di destra, fra cui spicca Giuliano Ferrara, è molto chiaro. Monti rappresenta un vulnus della democrazia, il suo governo è l’espressione dello strapotere della grande finanza internazionale e la riduzione dell’Italia a “espressione geografica”, è stato sconfitto il popolo sovrano. Da qui la spinta a un contrasto assai forte a Monti e l’idea che la destra debba far propria la battaglia per la libertà che si sintetizza nella richiesta di rapide elezioni politiche. Col governo Monti, dice infatti Ferrara, l’Italia fa un passo indietro rispetto al sistema politico fondato sull’alternanza e vede il prevalere della manovra politica e del complotto internazionale. Altri, dal fronte opposto, sostengono più o meno le stesse cose. Altri ancora invece vedono nel governo Monti il primo governo dell’ “Italia liberata” e la vittoria delle strategie politiche delle opposizioni. Quest’ultima posizione è stata sostenuta da alcuni lettori de Linkiesta in polemica con il mio articolo di ieri.

Giuliano Ferrara

 Ognuno, come è ovvio, si tenga le sue idee, tuttavia bisogna analizzare il respiro culturale, di cultura politica, delle tre posizioni. L’ultima, quella dell’ “Italia liberata” e del trionfo delle opposizioni per mano di Monti in fondo sposa la tesi a lungo sostenuta dal fronte etico-politico che si è opposto vigorosamente Berlusconi. Questa area era convinta che l’Italia berlusconizzata fosse diventata un regime, o stesse per diventarlo, e quindi oggi non si può che festeggiare la cacciata del despota. I riformisti di sinistra non avevano questa convinzione. In tutti questi anni avevano sottolineato il carattere di massa del berlusconismo e il prevalere del populismo ma si erano ben guardati dal gridare all’avvento di un regime. È per questo che l’accusa contro di loro è stata severa da parte del mondo che chiamavamo giustizialista perché quest’ultimo sosteneva che la parte maggioritaria della sinistra aveva sottovalutato il conflitto d’interesse e le pulsioni autoritarie che venivano da quell’impasto di cattolicesimo integralista e di libertinismo politico-morale rappresentato dal Cavaliere.

 Ora sembra che le due aree dell’antiberlusconismo abbiano trovato un punto in comune. Singolare. Il fatto di scegliere entrambe inneggino alla soluzione Monti, addirittura più i riformisti che i giustizialisti, fa pensare che stia prevalendo l’idea che l’Italia andasse liberata a qualunque costo, anche al prezzo di un governo che commissaria la politica. Questa definizione non piace a molti, non piacerà sicuramente al Quirinale, ma non c’è altro mondo di indicare una soluzione che prevede l’esclusione dei partiti, addirittura l’autoesclusione, dalla cabina di comando di Palazzo Chigi e dei suoi ministeri. Insomma avevano ragione Travaglio e Asor Rosa.

Il mondo intellettuale di destra, paradossalmente, si sta inoltrando ora lungo questa strada battuta dai suoi avversari storici, cioè quel mondo intellettuale e mediatico che ha per quasi due decenni gridato la regime. Ferrara è convinto che la democrazia sia stata sconfitta e fervono le analisi, spesso molto spicce, attorno ai santuari che stanno soffocando le libertà politiche in questo paese. Banchieri, massoni, francesi (antica dannazione italiana), tedeschi e americani si sono dati convegno per dar vita a un ordine mondiale in cui la democrazia sia un vestito sottile da far indossare a democrazie infragilite. La sinistra, secondo questa vulgata, non solo ha tradito la sua natura diventando complice della grande finanza internazionale contro cui si è costituita ai suoi albori, ma rivelerebbe una nuova natura anti-nazionale tradendo anche in questo caso il lascito dei padri della repubblica.

Beati tutti questi signori che hanno certezze così ben scolpite! La verità è più semplice e dice che abbiamo avuto un governo del tempo in cui le vacche sembravano grasse che ha ignorato la necessità di fertilizzare il pascolo rendendo così smagriti gli animali e deserti i terreni. Da qui l’accelerazione della crisi e la necessità di una soluzione che è diventata di emergenza perché non era pronto il ricambio politico. Monti non è il dittatore democratico ma il severo padre di famiglia, così mi piace immaginarlo, che deve rimettere a posto i conti per restituire lo scettro nelle mani del popolo. Sperando che nel frattempo la politica sappia presentarsi con uomini, contenuti e schieramenti chiari.

Tuttavia c’è un punto a favore della strategia della destra ormai guidata dal suo intellettuale principale, non casualmente l’uomo di punta del craxismo e del berlusconismo, cioè il caro Giuliano Ferrara, che va evidenziato. La nuova destra (e il socialismo decisionista che è alla sua origine) impugna l’arma delle libertà e della democrazia con qualche fondamento. Il sogno della grande riforma craxiania era evocato in nome di una democrazia finalmente resa efficiente. Il sogno berlusconiano è stato quello di sposare destra populista e democrazia. La destra berlusconiana ha sempre impugnato saldamente il tema del primato del popolo sovrano, cioè del voto, del parlamento in cui prevalgano le maggioranze elette, del rifiuto delle dinamiche assembleari. Questo vuol dire che la destra tenderà a ricostituirsi sopra una sua antica parola d’ordine che Berlusconi ha rimesso al centro della sua propaganda, cioè noi siamo il partito della libertà, quelli che vi vogliono far decidere, mentre gli altri sono quelli del teatrino della politica, dei poteri forti, della lobby romana.

 Chi pensa di liberarsi sbrigativamente da questa accusa non fa i conti con i sentimenti del popolo di destra. Ecco perché sono prudente quando sento nel mio schieramento, cioè quello per cui voto, parlare di ‘vittoria” e quando vedo un alzar di spalle di fronte alla richiesta di voto anticipato. Se lasciamo, se lasciate, a Ferrara il tema delle democrazia siamo, siete, fritti. Dopo i governi di emergenza viene solitamente la destra.   

COMMENTI /

Ritratto di AntonioB
Mar, 15/11/2011 - 10:09
AntonioB
Ma il popolo italiano è, fondalmentalmente, di destra! In quanto al Berlusca, sarà anche un' ossessione su cui ha giocato molto, ma è anche vero che con lui il pascolo, oltre che inaridirsi, sarebbe sparito del tutto perché non aveva (anzi non ha, visto come conduce la crisi da parte sua) tempo per pensare anche ai fatti di tutti oltre ai suoi. Quanto alla speculazione internazionale, è un fatto e non solo letteratura della destra. Ma la colpa è nostra, di chi gli ha preparato il terreno per le sue scorribande con il disinteresse della cosa pubblica e il declino del sentimento di unità nazionale. Ora non resta che svendere i gioielli di famiglia, anche se non basterà.
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Ritratto di Davide Burani
Mar, 15/11/2011 - 10:11
Davide Burani
On. Caldarola, questa bugia (perché tale è) dell'attentato alla democrazia, del golpe tecnocratico, del complotto pluto-giudaico-massonico ha stancato. Come tutti dovrebbero sapere, l'Italia è una Repubblica parlamentare, in cui i governi si fanno in Parlamento, tramite lo strumento della fiducia. Che poi si sia cementata la credenza che alle elezioni si vota direttamente il Presidente del Consiglio è uno dei maggiori errori della Seconda Repubblica, in quanto confligge con l'articolo 92 della Carta. Il problema è che siamo ignoranti dei dettami costituzionali formali (e sostanziali) mentre siamo pieni delle presunte norme della Costituzione materiale, frutto della progressiva manipolazione della Carta attuata da tutti gli schieramenti in campo (con diverse sfumature). Oggi l'Italia è in grave pericolo. Le continue manfrine tra PD e PDL sono dimostrazione della voglia di andare all'ordalia elettorale al fine di regolare i conti personali, senza tener conto delle vere esigenze italiane. Oggi l'Italia ha bisogno di un governo sobrio, serio ed efficiente, tutte carattristiche che un gabinetto Monti può garantire. A patto che tutte le forze davvero responsabili (solo il Terzo Polo lo è sino ad ora) mettano la faccia sulle decisioni che devono essere prese. Altrimenti siamo destinati al baratro, e nessuno potrà dirsi estraneo di colpevolezza.
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Ritratto di Eugenio
Mar, 15/11/2011 - 10:31
Eugenio
per la verita' e' giusto l'opposto, sono gli antiberlusconiani che da 20 anni hanno imparato da Ferrara che esiste un regime
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Ritratto di mario
Mar, 15/11/2011 - 11:08
mario
ma come si fa a chiamare "intellettuale" ferrara? ci vuole proprio un bello stomaco!
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Ritratto di Bartolo Anglani
Mar, 15/11/2011 - 12:08
Bartolo Anglani
Sono completamente d'accordo con Davide Burani. Spesso anche a sinistra si dimentica che siamo in un regime parlamentare, che gli elettori non scelgono il capo del governo, che i deputati e i senatori sono eletti senza vincolo di mandato. Mi è dispiaciuto sentire Napolitano dire che è stato evitato il "ribaltone", ossia una cosa che non è né prevista né proibita dalla Costituzione. In ogni Parlamento legittimamente eletto si possono formare maggiorane e minoranze. Perché delle due l'una: o il deputato è legato alla parte politica per la quale è eletto, e allora in caso di cambio di casacca deve dimettersi; o il deputato è libero di lasciare il suo partito e di aderire a un altro, e allora il concetto stesso di ribaltone non ha senso. Nel primo caso, Scilipoti & C. passando con Berlusconi hanno tradito il loro mandato e avrebbero dovuto dimettersi; nel secondo il diritto di Scilipoti di passare da un partito all'altro e di modificare le maggioranze è garantito a tutti, e non si capisce lo scandalo se un gruppo di deputati eletti con Berlusconi decide di appoggiare un governo Casini o Bersani. Ci sono due pesi e due misure, insomma anche in questo campo vige una regola "ad personam" che non dovrebbe trovare cittadinanza nella repubblica. Una volta Napolitano aveva riaffermato il diritto del Parlamento di fare e disfare le maggioranze, ma poi di fonte a una crisi vera e propria si è tirato indietro e ha voluto ribadire che il governo Monti non è un ribaltone. I giornalisti però, che sono meno condizionati del Capo dello Stato da opportunità e compatibilità, dovrebbero chiamare le cose con i loro nomi e ricordare che la cosiddetta costituzione "materiale" non esiste e che un Parlamento regolarmente eletto può legittimamente sfiduciare un governo e dare la fiducia a un altro formato da chi "non ha vinto le elezioni". Nel Parlamento repubblicano tutti hanno vinto le elezioni perché sono stati eletti, e una volta eletti possono raggrupparsi come vogliono. Lo so che questo principio porta in sé il rischio del trasformismo, ma non c'è alternativa: o si lega indissolubilmente il deputato al partito d'origine o gli si riconosce la libertà di cambiare schieramento. In questo secondo caso, se cento deputati passano da sinistra a destra o viceversa cambia la maggioranza e si fa un nuovo governo pienamente legittimo. Io l'interpreto così. Se ho commesso qualche sbaglio prego gli esperti di segnalarmelo e si indicarmi in quale punto della Costituzione è scritta la parola "ribaltone" o qualche termine che gli somigli.
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Ritratto di mario
Mar, 15/11/2011 - 15:36
mario
sono d'accordo, ma tutti questi signori non essendo stati eletti, ma nominati, vengono considerati proprietà dalle loro appartenenze. per non parlare di quelli che hanno ottenuto vantaggi e prebende, e che sono stati materialmente comprati.
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Ritratto di Davide Burani
Mar, 15/11/2011 - 16:47
Davide Burani
A livello costituzionale il "cambio di casacca" non è una violazione. A livello politico e morale, soprattutto in riferimento al 14 dicembre 2010, è un fatto disdicevole. Ma il trasformismo esiste dai tempi di Agostino Depretis. Un po' più di obiettività e onestà intellettuale non guasterebbe, in particolare vista l'attuale condizione dell'Italia.
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Ritratto di Francesco
Mar, 15/11/2011 - 19:26
Francesco
E quindi, fatemi capire? Se l'emergenza - che tale sembra continuare ad essere, visti i mercati nervosi che oramai ci governano - si perpetuasse anche a ridosso della primavera del 2013, cosa dovremmo fare? Continuare a non andare a votare? No, perchè di Ferrara si può dire tutto. Ma non mi risulta un'amenità quanto da lui fatto notare ieri sera, e cioè che in tanti Paesi europei, pur nonostante la crisi - è l'euro sotto attacco, non solo e soltanto l'Italia, il caso francese odierno mi sembra emblematico - si è votato tranquillamente (vedi Spagna la prossima Domenica). In Belgio, non c'è stato un governo per circa 18 mesi...! Quindi, di cosa stiamo parlando? Se si vuol dire che la classe politica italiana - tutta - non è capace di assumersi la responsabilità di prendere quelle decisioni impopolari di cui l'Italia deve farsi carico, sono il primo a riconoscerlo, e senza troppe remore. Tuttavia, come ha fatto, giustamente, notare Davide Burani, con le elezioni si eleggono i parlamentari. Parlamentari medesimi che dovrebbe, comunque, reggere un governo non politico. Ribadisco: la classe politica è incapace di assumersi responsabilità di governo, ma è, al tempo stesso, responsabilmente capacissima di votare le stesse misure impopolari se fatte da Monti? C'è qualcosa che non torna. E quel che più non mi quadra è ciò che si delinea in questi interrogativi finali: ma questi parlamentari (ir)responsabili, quando si andrà finalmente a votare, e visto che si presenteranno sempre gli stessi, cosa diranno? Se la gente sarà incazzata, darà la colpa al governo Monti (che ha appoggiato)? O, viceversa, si prenderanno meriti che spetterebbero solo al governo? E, di conseguenza, qualora effettivamente avessero meriti, perchè non si sono voluti assumere LORO la responsabilità di governo?
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Ritratto di Francesco
Mar, 15/11/2011 - 19:32
Francesco
Ah, dimenticavo. Giusto una postilla. In un contesto in cui vige il divieto del vincolo di mandato, questo sarebbe "comprensibile" nella misura in cui il parlamentare protagonista del cambio di casacca rispondesse della sua scelta agli elettori che lo hanno votato. Allo stato attuale, così non è più dal 2006. Vorrei far notare che i padri costituenti avevano tentato di fare sia pentole che coperchi. In parole povere, la bontà di un candidato alle elezioni si misurava sulla capacità, una volta parlamentare, di rispondere alle istanze del suo elettorato, a pena della mancata rielezione. Oggi, chi cambia schieramento, risponde solo alla propria coscienza (sempre che ne abbia), dal momento che basta farsi piazzare bene in lista dal partito al quale si aggrega, per aver salva la rielezione, a prescindere dal fatto che gli elettori reputino quel parlamentare meritevole di tale "premio".
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