26 July 2012
Caro Travaglio, basta liste di cattivi giornalisti, please
Peppino Caldarola
Marco Travaglio pubblica la sua quotidiana lista di cattivi in cui oltre a Filippo Facci, che peraltro gli risponde quasi quotidianamente, e oltre a Antonio Polito, per il quale ha una avversione epidermica, sono citati altri colleghi e fra questi la mite Marcella Ciarnelli dell’Unità, quirinalista appassionata. La colpa di tutti questi è di non essere entusiasti delle decisioni della procura di Palermo, peraltro non condivise da altri procuratori palermitani, capo compreso, e soprattutto per aver difeso Napolitano.
Da tempo il giornalismo italiano è pieno di liste di buoni e di cattivi compilate con feroce sapienza da entrambe le parti. È un esercizio futile e noioso. Ogni polemica ha dietro di sé una visione tranciante della verità e soprattutto cela una gara sul mercato editoriale. Prendete ad esempio gli editoriali di Eugenio Scalfari in cui si accusa Il Fatto di essere a dir poco eversivo e quelli del Fatto in cui si denuncia Scalfari per aver tradito la missione di moralista principe. È evidente che c’è una fascia di lettori fluttuante fra i due quotidiani che sono costretti a darsene di santa ragione per impedire fughe, da parte di quelli di Repubblica verso il Fatto o ritorni, nel caso contrario.
Queste polemiche ormai sono più insopportabili di quelle che vedono contrapposti i politici. Anche perché non c’è mai nulla di sorprendete, mai emerge il tentativo di capire l’altra parte, nessuno spariglia, potremmo in anticipo scrivere le prossime polemiche con nomi, autori e temi nella certezza di vederle pubblicate di qui a qualche settimana. Le accuse, inoltre, sono roventi e prevedono sempre come sanzione la rovina dell’avversario. Non so se i lettori si appassionano a queste contese. So che c’è un area di pubblico che sogna forconi e manganelli contro chi la pensa diversamente.
Spesso mi è capitato di leggere queste invocazione delle maniere forti sulla Rete e persino fra i lettori di questo civilissimo giornale on line. Quello che mi colpisce nei protagonisti di questi scambi di accuse e nei loro sostenitori è il restringimento progressivo del loro punto di vista. Prendete Il Fatto, che inizialmente difendeva tutte le procure, poi ha cominciato a selezionare fra i magistrati, infine ha deciso che gli unici da difendere sono Ingroia e Scarpinato. La stessa cosa si può dire di altre polemiche e di altri polemisti che da portavoce di astratte verità assolute diventano difensori, o accusatori, di singole persone fisiche diventate simboliche. La polemica diventa così sempre più simile a quella calcistica. La cosa buffa è che da queste cattedre vengono lezioni di bon ton ai politici di professione. Medice cura te ipsum.

Comments
Dott. Caldarola stia attento ai due qui sopra (Anonimo e ProAssange) sento come un tintinnar di moralismo manettaro. Comunque mi fa piacere che ci sia un (pare) preparatissmo e documentatissimo Travaglio a inveire contro i manigoldi, ma solo perchè esistono anche Cruciani, Nicola Porro, Oscar Giannino e Filippo Facci che ci riportano alla realtà. Ma poi perchè lo chiama Polito el drito? Deve far ridere? Insomma fa le battute, fa il teatro, sostiene la scleratissima Guzzanti tifa contro la nazionale e scrive sul Fatto con Max Paiella e Vauro, e poi ha sempre ragione (ma che palle!). Francamente dopo un pò mi annoia.
Dott. Caldarola le faccio i complimenti. Continuate così e viva Linkiesta!
@Caldarola.
GAME OVER.
Avete finito di "ingannare" la gente con i buoni propositi.
Travaglio FOR ever (anche se in molte cose siamo antitetici) rispetto
ai 4 barboncini da guardia di Napolitano.
ORMAI , in qualità di voci della Stampa "di potere" NON AVETE (presso la gente che vive nel mondo reale) piu' NESSUNA CREDIBILITA'.
E' meglio che ve ne facciate una ragione.
Presto o tardi lo capirete comunque.
Signor Caldarola, la questione è molto semplice:
Lei omette di scrivere che era stata prima Ciarnelli a scrivere: "Il Quirinale fuori dai sospetti. Infangato senza motivo. Di Pietro e TRAVAGLIO testa bassa, ma le telefonate di Napolitano non hanno valore".
Una risposta di Travaglio credo fosse doverosa.
Poi ognuno è libero di scrivere quello che vuole. Lei scrive "Queste polemiche ormai sono più insopportabili di quelle che vedono contrapposti i politici". Può benissimo non leggere quello che scrive Travaglio. Può anche leggerlo e commentarlo però non usi la paola "sopportare", dato che non è obbligato a comprare il fatto e leggere Travaglio.
Quale sarebbe la selezione dei magistrati?
Anche lei con tre post (i più recenti) attacca il fatto chiamandoli "giustizialisti", possiamo usare lo stesso ragonamento che lei ha fatto per Polito?
http://www.linkiesta.it/blogs/mambo/sul-caso-napolitano-vi-spiego-perche...
http://www.linkiesta.it/blogs/mambo/intercettare-napolitano-e-il-parados...
http://www.linkiesta.it/blogs/mambo/i-magistrati-lanciano-accuse-e-accen...
Detto questo, sono d'accordo con lei, purtroppo alcuni che commentano, (vedere i commenti dei post che ho messo sopra), usano toni poco civili. Per esempio quello che si scandalizzava e, si chiedeva " perchè veniva permesso a Caldarola di scrivere su "Linkiesta". Io sono sorpreso come possa Linkiesta far passare certi commenti. Se non siete d'accordo potete dirlo, ma non c'è bisogno di invocare quelle cose.
Saluti.
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