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di Peppino Caldarola

Il Pd, senza libri né idee, nelle mani di Monti e della Bce

Blog post del 8/12/2011
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Se non avesse fatto una pessima riuscita, oggi si tornerebbe a parlare di comunismo. Questa affermazione paradossale mi serve per esprimere la delusione di chi assiste al procedere inarrestabile della crisi finanziaria mondiale, che fa sorgere dubbi sulla riformabilità del capitalismo, avendo di fronte una sinistra praticamente senza voce o, quel che più conta, senza pensiero. Parlo della sinistra europea che non mi pare conosca partiti in grado di dare una lettura non banale di ciò che sta accadendo e soprattutto in grado di proporre una via d’uscita. Il socialismo europeo che uscì alla grande dalla seconda guerra mondiale e seppe diventare co-autore del più grande miracolo economico e costruttore di nuove società più giuste e più efficienti sembra aver nulla da dire. Sia nelle sue componenti più antiche, le socialdemocrazie, sia in quelle più recente, i partiti verdi.
 Questo quadro consente di guardare alla sinistra italiana con maggiore indulgenza e altrettanta desolazione.

Il Pd ha fatto la scelta della responsabilità verso il governo Monti pagando due prezzi, il primo è l’aver rinunciato alla propria vittoria elettorale quasi fosse incapace di immaginarsi alla guida del paese in un momento di crisi acuta, cioè mostrando una bassa autostima; la seconda accettando la struttura della manovra economica di Monti che avrebbero potuto fare allo stesso modo Malagodi, Carli e Emilio Colombo. Il dilemma che oggi affligge il Pd, e che da tempo abbiamo previsto, non è fra chi vuole andare in piazza con i sindacati e chi canterebbe “don’t cry for me” alla Fornero. Il problema del Pd è che non ha una visione di quel che vuol fare altrimenti non lascerebbe a Di Pietro la battaglia sulle frequenze tv, sull’Ici della Chiesa, sulla riduzione delle spese militari. Intendiamoci su tutte queste questioni il Pd ha preso posizione ma quel che gli manca è la forza di dire a Monti che c’era da aspettarsi un’altra selezioni di soggetti sociali da colpire.

L’esistenza del governo Monti, verso il quale molti che pure non lo approvano hanno simpatia per via dell’immagine devastante dei predecessori, non solleva un problema democratico, come dicono Giuliano Ferrara e Piero Sansonetti che parlano di un inesistente “golpe bianco”, ma un classico problema di classe. Se il Pd non ride neppure i suoi competitors a sinistra stanno meglio. A mano a mano che si va avanti Di Pietro scioglie l’enigma se il suo partito sia di destra o di sinistra. Ormai si è messo a sinistra cosa che gli alienerà i voti di quell’antipolitica di destra che lo guardava con simpatia. Accanto a Di Pietro ormai sta prendendo forza quel Zipponi, deputato e già capo-operaio a Brescia, che gli ha dato una impronta sociale molto marcata.

Tuttavia anche Di Pietro non riesce a uscire dal giorno per giorno. Un limite analogo rischia di frustrare Nichi Vendola che critica la manovra e cerca di ricucire con Bersani ma deve ancora elaborare una strategia che mostri la visione del suo movimento. Anche lui corre il rischio di andare oltre il comunismo e di non trovare niente, come accadde a Occhetto. Insomma il paradosso è che una crisi di queste proporzioni fa togliere a molti economisti “borghesi” dall’ultimo piano degli scaffali delle librerie i testi di Marx dedicati alle convulsioni del capitalismo maturo, mentre trovi la sinistra senza libri da leggere e senza idee. 

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COMMENTI /

Ritratto di 1Co
Gio, 08/12/2011 - 12:55
1Co
Dopo "Bersani l'altro sconfitto" ero convinto avessimo raggiunto il fondo nel barile del "il piddì non vince mai" ma va dato atto alla vostra fantasia di inventare sempre nuovi per andare un po' più giù.
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Ritratto di Carolus
Gio, 08/12/2011 - 21:37
Carolus
Se il socalismo europeo, che però pare che almeno in Danimarca e in Austria qualcosa da dire l'abbia ancora, e che in Germania si sta rapidamente riposizionando a sinistra, purtroppo non è per niente capace di coordinarsi su scala continentale per dare una risposta forte e univoca alla crisi in atto, sarebbe curioso sapere cosa ha da dire il comunismo. La pessima riuscita non è certo un motivo valido per una desertificazione o settarizzazione come quella che lo vede, non evidentemente nelle tesi marxiane tuttora attualissime, ma come movimento o partito politico, del tutto criprico o inconsistente. Dicono che in Russia, alle ultime elezioni, abbia raddoppiato i consensi..attendiamo di nuovo la "manna sovietica"?
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Ritratto di filo1712
Ven, 09/12/2011 - 10:26
filo1712
peccato vedere che,se il PD continuerà in questo percorso,finirà per darsi come tante altre volte un bel colpo di mazza sui piedi.Non è tanto questione di senso di responsabilità e di appoggio al governo Monti in questo difficile passaggio,quanto il fatto che comunque non c'è un piano,un programma per il dopo-Monti.A meno che,resisi conto della propria ignavia,non aspettino un ritorno di SB e delle sue truppe per poter tornare ad avere ancora una volta l'alibi dell'essere all'opposizione e di nuovo un nemico che possa dare un senso alla propria esistenza.Senza SB non c'è ragion d'essere (purtroppo) per il PD di oggi e per tutti quelli che hanno costruito la loro carriera e in certi casi anche la fortuna economica cavalcando l'antiberlusconismo.Il PD non sta difendendo niente e nessuna posizione (a parte le poltrone di tutti coloro che sono piazzati a vari livelli dallo Stato alle regioni alle province ai consigli comunali),ma neppure propone innovazioni sogni da inseguire o chissà che altro.Che tristezza......
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