La raccolta di firme per il referendum elettorale ha avuto il grande merito di scuotere dalle fondamenta la politica italiana. È un peccato che il Pd non l’abbia colto anche se buona parte delle firme viene da quel mondo. Ormai appare chiaro che il porcellum è destinato a morire il prossimo anno, se la Corte darà il via libera, a meno che la legislatura non finisca prematuramente. Sono convinto che la rinuncia al porcellum sia un vero sacrificio per tutti i segretari di partito. Scrivo “tutti” perchè la passività di fronte a questa legge elettorale ha coinvolto proprio tutti. Sappiamo la ragione. Avere a disposizione la possibilità di nominare i propri parlamentari e di contrattare con le opposizioni interne i propri equilibri è un bonus irrinunciabile.


Chiunque sia addentro ai meandri della politica è in grado di scrivere in busta chiusa e di consegnare a un notaio, per la divulgazione post voto, l’elenco dei prossimi parlamentari. Si fa presto, è sufficiente prendere una decina di capicorrente di qualuque partito, di destra o di sinistra, fare la lista dei loro uffici di segreteria e così si avrà la composizione dei gruppi parlamentari. I critici del mattarellum sostengono che anche questa legge elettorale prevede la calata dall’alto dei nominati. In effetti ciò accade nel listino proporzionale e nei collegi sicuri, tuttavia c’è una vasto elenco di collegi in bilico dove possono prevalere solo candidati del territorio o figure note che introducono nel sistema dei nominati il granellino di sabbia che ne intralcia il perfetto funzionamento.
Molti segretari di partito sono onestamente attratti dal ripudio del porcellum ma chi conosce il modo di funzionamento della politica sa che ormai anche i personaggi più in vista sono incapaci di muoversi senza la forza dello staff che governa le loro relazioni esterne, il rapporto con la stampa, il legame con le lobby, il funzionamento del dialogo fra correnti. Insomma la politica invece di essere il sistema migliore per collegare interno-esterno, cioè rappresentati e società, regola il rapporto interno-interno cioè politica con mondi affini. È per questo che i promotori del referendum meritano il paluso incondizionato. È per questo che le elezioni anticipate si fanno così vicine per impedire che il porcellum vada a ramengo.
Un cittadino non berlusconiano, anzi francamente contrario, che cosa deve augurarsi a questo punto? Deve sperare che il referendum si faccia o che venga rinviato in vista del redde rationem elettorale con il premier? Sappiamo tutti che ogni giorno che passa con questo presidente del consiglio e questa maggioranza si fa un danno al Paese, tuttavia l’idea che per altri cinque anni il Parlamento sia composto in questa maniera balorda è altrettanto indecente. È quindi, a parer mio, meglio preferire il referendum, almeno ci sarà un parziale ritorno nei ranghi degli staff e ciascuno uomo politico dovrà nel proprio collegio sicuro o in in quelli dove il risultato è più incerto batersi a viso aperto. L’Italia ha bisogno di questa contesa, di questo giudizio ravvicinato sulle persone per riacquistare fiducia.
 

Mambo
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