L'aritmetica della moda italiana si è inceppata. Cambiando gli addendi il risultato è sempre Cina

Marta Casadei

Ci sono operazioni che danno sempre lo stesso risultato. Perchè hanno sempre lo stesso obiettivo. Per dirla con la maestra delle elementari: cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia.

Nel caso della moda italiana (e, nella fattispecie, di alcuni marchi chiave della storia made in Italy) il risultato non cambia nemmeno se si cambiano gli addendi.

L'aritmetica della moda italiana ha un unico risultato: la Cina.

Qualche esempio fresco fresco:

- Lotto + Avril Lavigne= Cina

Se uniamo la cantante canadese a uno dei brand sportivi che da decenni sono l'emblema dello sport in Italia si ottiene una collezione dallo spirito  rock’n’roll che è pensata apposta per il mercato cinese e verrà lanciata in occasione del tour asiatico dell’artista. Lotto è uno dei marchi dell'azienda Lotto Sport Italia, fondata nel 1973 dalla famiglia Caberlotto (tra l'altro ex proprietari della squadra di calcio di Treviso), poi acquisita alla fine degli anni Novanta da una cordata guidata da Andrea Tomat. Oggi punta moltissimo sulla Cina (a quanto pare anche Avril): il brand ha 260 punti vendita nel settore performance e leisure e dal 2008 ha siglato una partnership Li Ning Company, il primo operatore cinese del settore.

 

- Tod's (+ Teatro alla Scala) = Cina

Ieri sera al Waldorf Astoria di Shanghai Diego Della Valle ha ospitato una cena di gala per 150 persone per presentare la nuova e attesissima Tod's Signature Collection. Il dettaglio che ci riguarda è che la collezione, che sarà nei negozi in autunno, è stata svelata in anteprima  assoluta per il mercato asiatico. A corollario anche un balletto con coreografia di Gianluca Schiavoni, coreografo della Scala. Della Valle ha precisato che la scelta di presentare la collezione proprio a Shanghai è stata naturale "visto che il nostro forte legame con questo paese va oltre la semplice logica di
mercato". Ma quello che risulta più chiaro di fronte a questa scelta è proprio la logica di mercato.

 

Abbiamo definitivamente smesso di essere un segmento di mercato appetibile per i nostri brand?

 

 

 

 

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