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Italia vs Spagna: Monti bocciato, Rajoy prom(e)sso

Blog post del 22/12/2011
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Ho dato un'occhiata ai CDS e agli spread italiani e spagnoli.

Gli indicatori di rischio sull'Italia sono scesi quando è caduto Berlusconi, ma hanno ricominciato a salire quando Monti ha mostrato il suo programma: tasse tasse tasse (più notizie migliori: il passaggio al contributivo, e qualche minuscola liberalizzazione che non sta passando in Parlamento). Monti, insomma, sembrava una buona idea, finché non sono state chiare le sue intenzioni.

La Spagna, un Paese con meno problemi del nostro ma pur sempre con qualche criticità, ha invece visto un calo degli indicatori di rischio con l'elezione di Rajoy, che finora è stato confermato, ad un mese dall'insediamento e dopo il recente discorso d'apertura.

Rajoy finora ha promesso: è presto per promuoverlo. Però è creduto dai mercati. Monti invece pare di no, e del resto è stato finora indistinguibile da Berlusconi, che con le manovre di Agosto ha ucciso di tasse quel poco che rimaneva dell'economia italiana, anche più di Monti.

L'Italia non sa fare di meglio? Ne parlo su Libertiamo.

Pietro Monsurrò

PS I CDS sono il costo di assicurarsi sul default: più sono alti peggio è. Misurano la probabilità di default a cinque anni. Gli spread sono il differenziale di rendimento rispetto ai titoli sicuri (tedeschi): anche loro più sono alti peggio è. Misurano la probabilità di default a dieci anni.

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COMMENTI /

Ritratto di Mercato e Libertà
Ven, 23/12/2011 - 10:33
Mliberta
Vero che il Parlamento non aiuta, però spread e CDS hanno cominciato a salire non con i litigi in Parlamento, ma proprio il 5 Dicembre. è bastato sapere che Monti non avrebbe fatto nulla di serio, e l'ha detto esplicitamente, per far capire ai mercati il problema. Ovviamente c'è anche un problema in Parlamento. Però finora quali proposte sono state bloccate? Taxi, farmacie, art. 18. Le prime due sarebbero stati macroeconomicamente irrilevanti, e l'ultimo sarebbe stato utile ma poco rilevante finché le imprese non recuperano capitali e competitività. E finora l'unica riforma che è stata fatta è un anticipo del passaggio al contributivo e un giro di vite sull'età pensionabile, che porterà però a risparmi di spesa minimi, tant'è che la spesa totale è prevista in aumento di decine di miliardi nel 2012 e nel 2013, in buona parte ovviamente per gli spread. Con le proposte avanzate finora, se io fossi il mercato non avrei fatto diminuire lo spread neanche se il Parlamento fosse ubbidiente e pronto al sacrificio come un militante di Al Qaeda. Che manovre che agiscono sulle entrate ma non sulle uscite abbiano effetti recessivi maggiori, ma soprattutto sacrifichino la competitività e la crescita potenziale di lungo termine è purtroppo un fatto noto.
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