La crisi dell’euro: i sistemi finanziari mondiali sono disfunzionali

Mercato e Libertà

Non c’è mercato più disfunzionale dei mercati finanziari, probabilmente. I mercati finanziari sono fatti di produttori di servizi di intermediazione finanziaria che se le cose vanno bene scambiano con i clienti o tra di loro, e se vanno male si fanno rimborsare dal contribuente (tramite bailout) e aiutare a danno dei percettori di redditi fissi (con l’inflazione) o dei risparmiatori (con il controllo dei tassi di interesse). I mercati finanziari sono di fatto mercati senza responsabilità: le perdite e i fallimenti sono problemi a carico di qualcun altro, i profitti invece sono privati. Funzionano come la FIAT ai tempi degli incentivi, e la qualità del prodotto è infatti analoga.

I mercati finanziari sono necessari per allocare le risorse: le garanzie pubbliche e le politiche monetarie, dunque, rendono completamente disfunzionali i settori del mercato più importanti per decidere come impiegare i risparmi e come allocare i rischi.

Negli USA questo è evidente da quasi trent’anni: la Federal Reserve di Greenspan è intervenuta per salvare la finanza e le banche quasi una dozzina di volte a partire dal 1987. Già nel 2000 si parlava di azzardo morale come causa di bolle speculative sull’azionario, e successivamente, sull’immobiliare. Di fatto i mercati finanziari americani si basavano sul principio: “se va bene vinco io, se va male perdi tu”.

In Europa è più difficile parlare di azzardo morale. La Banca Centrale Europea nasce come istituzione “teutonica”, che ha cercato di replicare la credibilità della Bundesbank. Gli eventi degli ultimi anni, tra monetizzazioni dei PIIGS, e tassi quasi a zero poco hanno confermato lo stereotipo “duro” della BCE, e dunque hanno annacquato la credibilità dell’istituzione.

Molte banche, pubbliche (Cajas spagnole, Landesbanken tedesche) o private, sono state salvate o aiutate dai propri governi (Irlanda, Islanda, Spagna, Germania, Francia, Belgio, Olanda…), e dunque le banche europee hanno gli stessi incentivi a comportarsi irresponsabilmente di quelle americane.

Infine, sebbene per evitare l’azzardo morale erano state imposte le clausole sul debito e il deficit nel Trattato di Maastricht, nessuno lo ha mai fatto rispettare, cosa che ha permesso ad alcuni Paesi di entrare nell’euro con conti falsi e continuare a disastrare le loro finanze (Grecia), e ad altri di entrare con la promessa di risanamenti e non fare nulla dopo (Italia). Questo, unito al fatto che gli Stati membri potevano aspettarsi bailout da parte delle istituzioni europee, ha probabilmente contribuito all’azzardo morale.

È difficile dimostrarlo, perché formalmente i bailout erano illegali. Poi si è visto cosa si intende per “illegale” in politica: se serve, si cambia la legge, e se non si fa in tempo a cambiarla, si chiude un occhio: la legge non ha dunque molta credibilità.

Non esiste un track record di bailout per dire che le banche e gli stati sovrani avevano ragioni per aspettarsi di essere salvate, ma nessuno avrebbe potuto seriamente negare una tale eventualità in caso di crisi. Dunque, non c’era alcun meccanismo di mercato per tenere lontano i Paesi incompetenti e corrotti dai mercati finanziari, e le banche e gli altri intermediari finanziari dall’accumulo di eccessivi rischi.

Un tale sistema non può funzionare: è strutturalmente fallimentare e va cambiato radicalmente. Finora, invece si è cercato di tenerlo in piedi rinforzandone i difetti. Questo significa che le basi per una nuova grande crisi finanziaria sono già state poste.

I mercati finanziari sovvenzionati dagli stati sono probabilmente la più importante fonte di squilibri economici nell'economia moderna. Non si poteva dunque credere che avrebbero potuto tenere lontani i PIIGS dai mercati finanziari dopo l'euro: né gli stati né le banche avevano incentivi a prendere in considerazione la sostenibilità dei rischi.

Pietro Monsurrò

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