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La mitologia del Neoliberismo

Blog post del 30/04/2012
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Su Facebook mi hanno avvisato che a Bologna è stata organizzata una rappresentazione teatrale sulla Scuola di Chicago. Sono andato a leggere la presentazione della pièce, e non credevo ai miei occhi: ho dovuto impegnarmi per convincermi che qualcuno possa onestamente credere a certe cose:

"Chicago Boys è un’esaltazione surreale del capitalismo, del consumismo e della liberalizzazione più sfrenata. Tra le anguste pareti di un rifugio antiatomico si consuma una lotta senza esclusione di colpi tra un uomo immerso in una vasca che mangia e si disseta e una prostituta/cameriera russa che cerca il riscatto. I Chicago Boys sono stati un gruppo di economisti formatosi negli anni 70 all'Università di Chicago sotto l'egida del grande guru del liberismo Milton Friedman. La loro profonda influenza sulle politiche economiche di molti stati, – gli Stati Uniti di Reagan, l'Inghilterra della Thatcher e poi Cile, Argentina, Brasile, Polonia, Cina, Russia – innescò un processo che ha portato allo smantellamento dello stato sociale."

Non è una questione di errori di fatto su dettagli economici, come che la Scuola di Chicago nasce negli anni '70 (Frank Knight, Irving Fisher, anyone?). Pinzillacchere. É stata questa raccapricciante assurdità a farmi riflettere:

"La loro profonda influenza ... innescò un processo che ha portato allo smantellamento dello stato sociale."

Viviamo in un paese dove la spesa pubblica ha superato ampiamente il 50% del PIL, e in un continente dove ha superato il 45%. Non è mai diminuita, è sempre cresciuta, e per il suo finanziamento è stato necessario creare debiti pubblici mostruosi, e imporre livelli di pressione fiscali elevatissimi, che superano in tutto il continente il 45% e sfiorano il 50% in Italia.

In quale mondo parallelo, in quale comunicato stampa della Pravda, sotto l'effetto di quale sostanza psicotropa, lo stato sociale è stato smantellato? La pianteremo una volta per tutte di sparare raffiche di scemenze ad alzo zero?

I luoghi comuni infondati, soprattutto quando sono politicamente utili per far sopravvivere una qualche narrativa ideologica priva di fondamento, sono estremamente diffusi, e qui ne vediamo un esempio clamoroso. Ma a cosa servono?

Non certo a migliorare la nostra comprensione del mondo, dato che si tratta di palesi fesserie. Servono a creare, appunto, un mondo parallelo dove i seguaci di una certa ideologia si possano riconoscere e possano 'fare squadra' nella lotta politica. Come il Dio Po del 'popolo padano', la mitologia è parte integrante dell'identità.

L'Italia ha notoriamente un forte deficit di competenze scientifiche. Meno nota è l'altrettanto grave mancanza di competenze economiche: il dibattito pubblico è di qualità scadente perché non si può distinguere un buon argomento da uno cattivo, quando nessuno sa di cosa si sta parlando.

Io, non essendomi mai occupato di teatro, ho il buonsenso di non parlare di rappresentazioni teatrali. Chi si occupa di teatro, prima di occuparsi di economia o politica, dovrebbe prima impegnarsi a cercare di capire ciò di cui vuole parlare.

Chiaramente, però, se lo scopo è puramente ideologico, non serve capire. Anzi, può essere pericoloso.

Harry Frankfurt ha scritto un libro su cosa accade quando non ci si cura della fondatezza o l'infondatezza di ciò che si dice, perché ciò che conta  è soltanto l'utilità ideologica:

"A causa di un eccessivo indulgere a quest'ultima attività, che implica il fare asserzioni senza prestare attenzione ad alcunché, tranne che a ciò che fa comodo al proprio discorso, la normale abitudine di badare a come stanno le cose può attenuarsi o perdersi"

Non a caso il libro si chiamava 'Bullshit', in italiano, 'Stronzate: un saggio filosofico'.

Pietro Monsurrò

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COMMENTI /

Ritratto di Anonimo
Mar, 01/05/2012 - 10:40
Il problema è che questi idioti hanno pure successo...
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Ritratto di ndr2560
Mar, 01/05/2012 - 12:59
ndr2560
Caro dr Monsurrò, ci sono invece molti economisti (tra i quali qualche Nobel) che pensano che le bullshit le abbiano fatte Friedman & C. Com'è strano il mondo!
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Ritratto di Anonimo
Mar, 01/05/2012 - 15:49
Non ho afferrato bene dove stano le stronzate. Davvero, però. Reagan e la Tatcher vanno al potere proclamando che bisogna ridurre l'impatto dello stato nel "MERCATO" (loro lo pronunciavano con le maiuscole, ed in atteggiamento di compresa adorazione). In realtà l'impatto dello stato nel mercato (ad occhio, non sono economista) è cresciuto, sia con le spese militari (la cui crescita esponenziale è taciuta da tutti) sia con le politiche monetarie e fiscali che hanno appoggiato, essenzialmente, le "imprese" (per così dire) finanziarie. Fino a regalargli il capitale perduto dietro a quelle scommesse d'azzardo in borsa chiamate derivati, e questo regalo a spese dei contribuenti, come è successo dopo la recente crisi finanziaria. Nel frattempo, però viene drasticamente l'intervento dello stato, almeno nei due campi decisivi dell'istruzione e della salute, con danni giganteschi per gli strati deboli della società, e con incremento parallelo delle "imprese" dedicate alla sicurezza privata ed alla protezione armata di aree abitative. A me nulla interessa degli economisti. Personalmente manco di mentalità scientifica, ma gli economisti mancano di un "oggetto scientifico" di studio. ciao r
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Ritratto di Mercato e Libertà
Mer, 02/05/2012 - 10:59
Mliberta
R: 1. la spesa militare è trascurabile, soprattutto in Europa. Sarà il 2% del PIL. In Italia è meno dell'1%. Dire che sono aumentate fino a costituire una frazione non trascurabile della spesa significa non conoscere i fatti. Negli ultimi dieci anni sono aumentate molto le spese militari USA, che erano aumentate negli anni '80 e poi scese molto negli anni '90. Ma anche negli USA le spese non militari sono cresciute enormemente, e sono i capitoli di spesa che cresceranno maggiormente in futuro: social security e medicare sono pericolosi così come sono per la stabilità finanziaria USA. Certo ci sono un sacco di soldi buttati al cesso per guerre inutili o ricerca militare poco efficiente. Ciò nonostante, la spesa militare anche negli USA è circa il 5% del PIL (8% se si considerano le spese discrezionali), mentre la spesa federale è il 25% del PIL (solo federale e negli USA la spesa locale credo sia più elevata che da noi, e la sua frazione di spese di difesa è molto ridotta). 2. Misure fiscali. Il testo classico del 'liberismo' per le misure fiscali è Buchanan e Wagner, "La democrazia in deficit", che dice come le politiche keynesiane hanno devastato i conti pubblici producendo deficit e debito. Parlare di "liberismo" quando si fa deficit e debito pubblici significa non sapere di cosa si sta parlando. Deficit e debito erano di sinistra, finché quei folli dei repubblicani se ne sono innamorati, e ora sono un tema bipartizan: tutti tranne i liberali sono a favore di più debito e più deficit. 3. Misure monetarie: non esiste una posizione liberale standard per la politica monetaria. Però nessun liberale ha mai sottaciuto che la discrezionalità produce danni. E gli ultimi trent'anni sono stati caratterizzati dalla discrezionalità monetaria nel creare bolle speculative e impedire la diminuzione dei corsi azionari. La politica monetaria discrezionale è roba da neokeynesiani. La visione 'liberista' è meglio descritta dall'idea di 'time inconsistency': le regole sono superiori alla discrezione. Anche se non esiste una posizione liberale standard in temi monetari, di certo i più favorevoli a misure espansive, discrezionali, inflazionistiche sono sempre coloro che NON sono liberali. 4. "Nel frattempo, però viene drasticamente l'intervento dello stato, almeno nei due campi decisivi dell'istruzione e della salute" Stava scherzando, immagino. La spesa sanitaria USA è aumentata più rapidamente del PIL, senza mai diminuire, negli ultimi decenni, e il peso del settore pubblico è aumentato sempre di più. E la spesa per educazione. Per quanto riguarda la spesa a parità di PPP per anno e per alunno per il governo USA in educazione, in 30 anni si è passati da meno di 6000 a più di 10,000$. Nel frattempo però non è certo raddoppiato il reddito pro capite reale, quindi la spesa procapite è aumentata. Non ho sotto mano i dati per l'Italia... ma dato che la spesa pubblica è aumentata del 10-15% del PIL negli ultimi due decenni... non credo ci saranno sorprese. Secondo me, prima di parlare di spesa bisogna cercare i dati e leggerli. Così almeno si parte da dei fatti reali su cui iniziare una discussione, anziché sulla mitologia del sentito dire. PM http://nces.ed.gov/fastfacts/display.asp?id=66 http://en.wikipedia.org/wiki/Military_budget_of_the_United_States http://research.stlouisfed.org/fred2/ http://www.census.gov/govs/
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Ritratto di raffaele ibba
Mer, 02/05/2012 - 14:44
raffaele ibba
Rifletterò su quello che lei scrive e prendo atto anche della "lezione". Ma. Lei sembra molto sicuro che le spese militari sono dettagliate e sono altrettanto "certe". Qui ... http://irradiazioni.wordpress.com/tag/spese-militari/ ... c'è un signore che sembra molto certo del contrario. Così come lei sembra sicuro che le spese per l'istruzione sono cresciute. Ma quali spese? e fatte a vantaggio di chi? e con quali impatti nelle popolazioni degli Usa? Le cifre in sé e per sé dicono poco... perché dicano qualcosa vanno smontate e lette nella realtà delle persone, delle popolazioni e dei ruoli. Chi guadagna da che cosa. ciao r
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Ritratto di Anonimo
Mer, 02/05/2012 - 20:33
Quando leggo qualche testo o articolo scritti da ferventi Neoliberisti non posso non chiedermi dove mai sarà questo Mercato perfetto, se mai è esistito e - soprattutto - se mai esisterà. Meglio lasciare costoro alla ricerca dl Santo Graal (se solo non facessero danni ...)
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