16 July 2012
Azzurri alle Olimpiadi senza Twitter (altrimenti 100mila euro di multa)
Marco Fattorini

Lunedì 16 luglio: scatta il silenzio olimpico. Da oggi i 291 atleti azzurri dovranno rinunciare quasi del tutto a Facebook e Twitter fino al termine dei Giochi Olimpici. Così ha deciso il Coni, su input del Cio, per evitare che eventuali dichiarazioni su condizioni di salute e allenamenti influenzino le scommesse (peraltro vietate ad atleti, famiglie ed entourage), ma anche per non violare i diritti di immagine di Londra 2012. Ai trasgressori una sanzione di 100.000 euro. Il provvedimento di 17 articoli è stato approvato a marzo, ma la notizia si è diffusa nella serata di domenica quando gli azzurri hanno cominciato ad avvertire fan e follower in previsione del lungo stop alle comunicazioni.
"Ci sentiamo a Olimpiade conclusa", twitta Luca Dotto, nuotatore. "Inizia il silenzio olimpico e non potrò più aggiornarvi", scrive Carlotta Ferlito, ginnasta e twitstar grazie ad un programma di Mtv. Non sarà ammesso "pubblicare foto o divulgare notizie sullo stato di salute degli atleti e sugli allenamenti", precisa la collega Erika Fasana, mentre il nuotatore Marco Orsi si scusa con i follower: "mi dispiace non rendervi partecipi delle nostre imprese".
Il bavaglio virtuale vale per tutta la spedizione azzurra, tennisti compresi. "Non potrò più scrivervi, almeno così mi hanno detto", annuncia una spaesata Flavia Pennetta poco prima della mezzanotte. I divieti, come riferisce Lia Capizzi di Sky Sport, non risparmiano nemmeno i giornalisti. Per ordine del Cio, gli inviati a Londra dovranno astenersi dal postare online le fotografie di villaggio e impianti sportivi. La pax olimpica ai tempi dei social network.

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Il provvedimento del Coni risale a marzo e riguarda, in maniera definitiva, anche i social network (multa di 100.000 euro compresa). Gli atleti non possono condividere informazioni riguardanti stato di salute e allenamenti propri o di altri atleti, allo scopo di non influenzare le scommesse.
Dal canto suo, il Cio stabilisce che "le attività sui social media o siti web dovranno essere a titolo personale, in formato diario e in prima persona, non devono riportare notizie sulle competizioni o commenti su attività di altri partecipanti".
Si tratta di un silenzio indotto, come riportato a inizio articolo, che ha convinto la maggioranza degli atleti azzurri a interrompere la propria attività social onde evitare problemi.
La multa di 100mila euro è per eventuali scommesse o doping e non sull'uso di social network. Su quest'ultimo non c'è ancora una versione ufficiale, solo i tweet di alcuni atleti che peraltro discordano tra loro. Nel regolamento del CIO, comunque, non è vietato l'uso dei social: se c'è un'imposizione, evidentemente viene dal Coni
Bah, che decisione priva di senso. Negli USA gli atleti professionisti twittano in continuazione, vedi le stelle NBA che hanno il loro account riportato anche sul sito ufficiale della lega.
Che senso ha impedire agli atleti di comunicare proprio nei giorni in cui i tifosi s'interessano maggiormente a loro?
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