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Austria, il ristorante italiano espone il cartello “Mafia”

Blog post del 21/07/2012
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Anni fa girava fra i colleghi americani la storia secondo cui il Padrino sarebbe stato prodotto con i capitali di Cosa Nostra che voleva in quel modo legittimarsi nel momento in cui arrivavano i ben più aggressivi cartelli sudamericani. E in effetti il vecchio Don Corleone impersonato da Marlon Brando viene ritratto nel suo rifiuto di vendere eroina. Quando poi ho iniziato a scrivere per un settimanale Usa, all'inizio di storie di mafie ne facevamo parecchie ed andavano benissimo. Poi un giorno il capo mi disse che ultimamente non tiravano più: «con il grande successo dei Sopranos (la serie tv, ndr), la gente pensa che il mafioso sia uno come il tuo vicino di casa, coi suoi stessi problemi, solo che ogni tanto sbrocca e prende a mazzate qualcuno, vediamo che non c'è più un interesse così forte». In qualche modo era avvenuta una legittimazione del fenomeno. Che non sigifica forse creare mafiosi: è vero che che mai nessuno ha ucciso il proprio padre dopo aver assistito ad una recita dell'Edipo. Ma è anche vero che, anche se non si possono fare semplici legami causa-effetto, un impatto sull'anima la rappresentazione ce l'ha. Impatto che, nel caso della tragedia può essere quello complesso della catarsi ma che, in altre rappresentazioni, può anche essere quello più semplice dell'esaltazione di massa o appunto quello più delicato della legittimazione perché, comprendere qualcuno o qualcosa, talvolta diventa accettarlo.   

Ecco, proprio il dibattito sulla vera o presunta legittimazione televisivo-cinematografica della mafia mi è tornato in mente qualche giorno fa entrando in un piccolo locale italiano a Hall in Tirol, una delle più grandi cittadine medievali del nord dell'Austria, a dieci minuti di macchina da Innsbruck. Desideroso di un cappuccino ben fatto, ho visto questo localino che si presentava bene, con fuori tanti fiori, e io, che di solito all'estero non metto mai piede in ristoranti italiani, questa volta mi sono fatto convincere.


Il locale italiano visto da fuori

Entrato nel locale, la prima cosa che colpiva era che fosse uno dei pochi posti dove la gente fumasse al chiuso. Ma tant'è, ormai ero lì e trovare un altro cappuccino ben fatto in un paesino così piccolo sarebbe stato arduo. Solo che quando mi sono voltato verso il bancone mi sono trovato davanti ad una cartello con una scritta messa lì con indiferrenza, come fosse una parola qualsiasi: «Mafia». Stavo per chiederne ragione all'inserviente ma il mio tedesco dopo anni di disuso si è ridotto a poca cosa e, visto che non parlava altre lingue a me conosciute, ho scattato la seconda foto. 

Il cartello con la scritta «Mafia» dietro al bancone 

Mentre bevevo il cappuccino, notando fra l'altro che non era per niente all'altezza delle mie aspettative, è comparso dal nulla dietro al bancone un uomo che sembrava proprio una caricatura di James Gandolfini dei Sopranos. Grosso, grasso, corpulento, parlava al telefono in un dialetto del Sud.  Dalla camicia nera sbottonata fino a metà stomaco, oltre a un gran quantità di peli, usciva un collanone d'oro, ai polsi e sulle dita, altri monili dorati. La sua apparizione è stata troppo veloce per riuscire a fargli una foto, è infatti scomparso subito. Il locale sembra quindi essere davvero di un italiano e, non solo visto il look, dovrebbe conoscere il significato della parola: dalla sicumera con cui si muove non sembra un dipendente. Noto che, proprio sopra la scritta "Mafia", c'è anche una pistola nera, che sembra però essere un giocattolo. Insomma, se a vantarsi di quella parola fosse stato solo un gruppo di stranieri vagamente idioti o puramente inconsapevoli, sarebbe stata un'altra cosa. 

Ecco, anche se può quindi esserci una certa legittimazione mafiosa prodotta da film e serie Tv, non credo si possano paragonare quel cartello e quella pistola a quelli che girano con le magliette con la faccia di Don Corleone, perché “Il Padrino” è un film e in genere, chi lo fa, vuole solo esprimere la propria ammirazione per quello che è per molti aspetti un capolavoro. In questo caso è diverso. Qui c'è solo quella parola, usata così, come se si mettesse in mostra una Ferrari o una foto della Scala di Milano. Come possa essere un vanto o, peggio, vuota. Sarà forse questo un caso di ipersensibilità, non sarà questo l'unico locale italiano al mondo a giocare ambiguamente col termine, ma veniva da pensare a Bergson quando scriveva: “ciò di cui non riesco a ridere è quello per cui vale la pena vivere”. In questo caso, si può aggiungere, "è ciò contro cui vale la pena lottare".  

 James Gandolfini

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COMMENTI /

Ritratto di Marco Mattei
Dom, 22/07/2012 - 19:21
Marco Mattei
Chiedetevi perchè uno originario di Belluno o di Pavia o di Grosseto, o di Pesaro o di Udine, non farebbe mai queste cose.
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Ritratto di Anonimo
Dom, 22/07/2012 - 21:10
Anonimo
Me lo sono chiesto, ma non ho trovato una risposta accettabile. Forse tu potresti darmi qualche delucidazione.
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Ritratto di alfonsov
Dom, 22/07/2012 - 20:31
alfonsov
marco mattei, invece tu chiedeti perchè un meridionale non farebbe mai commenti come il tuo. Signori si nasce... e io modestamente lo nacqui.
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Ritratto di Anonimo
Lun, 23/07/2012 - 05:41
No davvero, nessuno originario del nord o del centro Italia metterebbe mai un cartello con quella scritta immonda. Ma è molto probabile che si tratti di un violento stupido, indipendentemente dal fatto che sia meridionale. Il giornalista avrebbe dovuto denunciarlo alle autorità locali. Resta il fatto che una parte troppo estesa della cultura meridionale, alta o bassa, è strutturata sul modello dei clan. Nessun cambiamento, nessuna critica interna, il nemico è sempre esterno. Anche ieri Pino Aprile su Radiodue rilanciava l'idea bassa e falsa che il Nord Italia impedisce al Sud Italia di evolversi. Lo venga a dire ai friulani o ai veneti, che negli anni 50 morivano ancora di pellagra. Mai visto il film Gli Ultimi di P. Maria Turoldo? Partiti poveri quanto i calabresi, son diventati ricchi quanto i lombardi. E la DC dominava in Veneto come in Sicilia. Quindi poche chiacchiere, accettare le critiche umilmente, riorganizzarsi e ricominciare. E non votare come ti dice la mafia.
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