Volete capire lo spread? Leggete l’intervista al capo della Fiom tedesca

Jacopo Barigazzi

È considerato una delle figure più importanti del mondo industriale europeo, si vanta di avere letto tutto Adam Smith e considera il suo punto di forza il continuare a leggere e studiare, attività per la quale ha ridotto le ore di sonno. Certo per chi ragiona ancora in termini di conflitto permanente fra capitale e lavoro vedere che ad incensarlo sia il Financial Times fa subito arcare il ciglio. Ma per chi invece vuole capire cosa sia affrontare la modernità con la giusta cassetta degli attrezzi allora si consiglia l'intervista sul quotidiano della City a Berthold Huber, presidente dell'IG Metall, il potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi con circa 2,25 milioni di iscritti.  

La prima a leggerla dovrebbe essere Susanna Camusso, seguita da Maurizio Landini e poi a ruota da quegli industriali italiani che vedono nella Mitbestimmung - il sistema di codecisione fra sindacati e aziende - il fumo negli occhi mentre è lo stesso Huber a spiegare che «se dai diritti alla gente, quella si prende delle responsabilità ecco cosa ci ha insegnato la Mitbestimmung».  

Detto questo sentite come ragiona Berthold Huber: «Una grande parte della nostra formula salariale è sempre la produttività - e aggiunge la stoccata - non è la stessa cosa in altre nazioni». Parlando dei colleghi spagnoli, ma il discorso lo si potrebbe facilmente trasferire anche a quelli italiani, dice che da quelle parti il movimento sindacale è stato complice in un'eccessiva protezione di chi ha già un lavoro facendo pagare il prezzo ai giovani in cerca di prima occupazione, anche se «questo farà forse arrabbiare i sindacati spagnoli, ma è così». 

A chi gli replica che anche in Germania l'euro è stato un vantaggio per le aziende più che per Herr Muller, questo sindacalista 62enne che dice che la sua scuola di formazione principale è stato quando nel 1989 è andato a mettere in piedi l'IG Metall nei lander dell'ex Germania comunista («dove ho visto in faccia i disastri delle grandi utopie») può opporre l'aumento delle paghe del 4,3% ottenuto questa primavera. Il maggiore rialzo da vent'anni, descritto come una mossa per aumentare i consumi interni ma anche come un premio per la responsabilità sindacale. Responsabilità di cui è un esempio il discorso che fa sulla vertenza Opel («dobbiamo avere dei buoni prodotti e delle fabbriche produttive e dobbiamo quindi comprendere quali passi dobbiamo fare per arrivare lì»). Infine, proprio a propostito del conflitto lavoro-capitale, spiega che il fine è «superare questa contraddizione fondativa». Insomma la ragione per cui il nostro decennale rende in questo momento il 6,29%, quello spagnolo il 7,39% e quello tedesco l'1,17% non è che i mercati non capiscono, ma anzi, che capiscono fin troppo. 

Ecco il link: «A German union of dogma and pragmatism»

 


Berthold Huber

Comments

Claudio martino's picture
Inviato da: Claudio martino
24 July 2012 - 11:06

Qualcuno mi dice, per cortesia, il nome di qualche altro importante sindacato metalmeccanico tedesco che non sia IG METALL?
Perché, su internet, io non ne ho trovati.
Nel caso ci fosse solo ig metall, perché huber viene definito capo della fiom e non, ad esempio, della uilm?

Andrea's picture
Inviato da: Andrea
26 July 2012 - 14:10

C'è un solo sindacato dei metalmeccanici, quindi per fare il paragone con l'Italia è come se Huber fosse presidente di FIOM, FIM e UILM.

Ennio's picture
Inviato da: Ennio
23 July 2012 - 21:28

Distinguiamo: è vero che c'è molta differenza fra le politiche sindacali italiane e quelle tedesche, così come fra il significato di onestà dei dirigenti politici e industriali. Una cultura comune nelle grandi organizzazioni, ma non in quelle piccole che pagano per tutti.
Tutto ciò però c'entra poco con lo spread che invece ha a che vedere con le manipolazioni che le lobbies internazionali, prime quelle ebraiche statunitensi, che usano il controllo del credito come bombe atomiche, armi di genocidio, come in America Latina o in Medio Oriente. Soros è andato a Trento con un ultimatum belligerante cui hanno fatto seguito banche e istituti di Rating. Un tempo avevamo debiti altissimi e non facevamo nulla mentre quelli ci facevano spendere sempre di più come le loro società di strozzinaggio internazionale, come le linee di credito al consumo. Oggi che facciamo sforzi improbi per tappare le falle loro accelerano le perdite per farci uscire dalle tasche il più possibile e poi infierire con la Gestapo del Rating. Il significato dello spread non è nelle critiche - sicuramente fondate ma men che meno generalizzabili - ai residui di operai. Sta nei 22mila miliardi per difetto corrispondenti alla somma delle ricchezze di USA e Giappone che i ricchi del mondo nascondono al fisco nei paradisi fiscali e almeno nel doppio di questo valore in possedimenti degli stessi soggetti. Africa e Asia non funzionano più: hanno bisogno di nuove Colonie e il Mediterraneo - ma non solo - si presta bene. Gli uomini di Goldman sono l'antibiotico al rischio del virus islandese: acceleratori di rapina di massa (pensate veramente che finiscano veramente per intervenire sui dirigenti e sugli amministratori pubblici, sui boiardi, sui notai e sulle Grandi Famiglie?)!

Io dedico ai tedeschi questa proposta: tassiamo l'FTE, il Full Time Equivalent (il corrispettivo del tempo pieno di un dipendente) svolto dal SAP e da tutte le altre piattaforme e detassiamo il personale. Vedreste quanti tedeschi e non solo investirebbero sulla manifattura italiana, quella che il social-liberismo craxista nostrano ha disfatto in nome di fantomatiche società post-industriali o del terziario avanzato che nascondevano solo grasse speculazioni orientali delle propaggini lobbistiche nostrane, come quelle che usavano il Benelux come trampolino per NYC. Questa è la strada per cominciare a parlare seriamente del senso dello spread. Farlo in fretta perché le prossime soluzioni non potranno essere che novelli Fürer o Duci.

Nando's picture
Inviato da: Nando
23 July 2012 - 21:02

MarcoR per la mia esperienza maturata in una grossa realtà industriale sono d'accordo con te; ma voglio aggiungere che il discorso è valido anche nel pubblico impiego, dove ora lavoro. In molti campi la classe dirigente non è all'altezza, uno stuolo di trombati, faccendieri, trafficoni, avventurieri, che non pensano certo a lavorare e produrre o a essere efficienti ma a far carriera e avvantaggiarsi. Sono questi da licenziare.

Alfio Squillaci's picture
Inviato da: Alfio Squillaci
23 July 2012 - 20:59

Questo sindacalista tedesco mi ricorda Bruno Trentin, gran galantuomo e fine intellettuale. Ora, il sindacato italiano è sicuramente impresentabile... Quello che conosco meglio, a onor del vero, è il sindacato del pubblico impiego, che oltre a comandare - letteralmente - è il vero responsabile dello sfascio della pubblica amministrazione, perché ha messo un piedi una Mitbestimmung tutta italiana: il sindacalista sta dietro al dirigente (che spesso riesce anche a nominare tramite le triangolazioni politiche), e il dirigente in cambio dovrà, di nascosto, fare la politica sindacale per conto del sindacalista, e dunque favori, clientele, punizione del merito, premiazione della fedeltà della delega ecc ecc Ciò detto non è che, di contro, abbiamo una grande classe dirigente nell'industria privata. Spesso molti "capitani d'industria" lo sono diventati perché dotati di "buon cavallo" e per aver impalmato la figlia del padrone; spesso sono figli di papà; spesso sono arrivati a forza di intrighi più che per talenti o meriti, spesso si sono avvalsi di una rete di relazioni invece di essere rigorosamente selezionati in seguito ad un'asta degli ingegni... Eh sì, lo spread è il risultato di tutto un paesaggio morale e sociale del nostro Paese, che bisogna saper leggere nella sua interezza...

MarcoR's picture
Inviato da: MarcoR
24 July 2012 - 00:07

Non hai torto Alfio, succede anche quello che tu racconti. Ma l'origine, la causa, è sempre nella classe dirigente (dalle mie parti si dice che il pesce puzza dalla testa). E non lo dico per spirito classista e preconcetto. Non può essere diversamente, la colpa è di chi ha il potere, quello di premiare, di far crescere in azienda le persone migliori, quelle che credono nell'azienda e vogliono o possono farne il bene. I lavoratori alla fine si adeguano anche in comportamenti eticamente condannabili, anche andando contro quello che dovrebbe essere il loro primo interesse, ossia quello di preservare il proprio posto fino alla pensione.
Io conosco il sindacato, ne faccio parte da quasi vent'anni. Ne ho una opinione molto articolata, ed in molti aspetti pesantemente negativa. Ma detto questo non si possono ribaltare completamente i valori e la logica. Un dirigente, un top manager, viene pagato decine, centinaia di volte più di un operaio perchè dovrebbe avere ed assumersi responsabilità molto, ma molto, superiori nel successo o nell'insuccesso di una impresa.
Dare la colpa del disastro industriale italiano al sindacato è non solo sbagliato e profondamente ingiusto, ma inoltre produce un risultato tragico, quello di indebolire ancora di più, se fosse possibile, i lavoratori. E indebolendo i lavoratori si indebiliscono le stesse aziende italiane (che è forse proprio l'intenzione del sindacalista tedesco....).

MarcoR's picture
Inviato da: MarcoR
23 July 2012 - 20:10

ma per favore....basta parlare di cose che non conoscete!
mai provato a fare sindacato in una azienda italiana?
mai provato a discutere con un ufficio del personale o una direzione generale su come migliorare il funzionamento dell'azienda? su come migliorare anche solo il clima aziendale o il senso di appartenenza? o semplicemente mai provato a discutere del piano industriale? per non parlare di eventuali critiche su sprechi, consulenze o gestione degli appalti.
beh, ve lo dico io, 99 su 100 la risposta è: noi decidiamo come portare avanti l'azienda, voi obbedite, eseguite e basta.
la sola idea di far sedere il sindacato nei cda, come succede in germania, fa venire l'orticaria a tutti gli imprenditori italiani da sempre.
il sindacato, nelle singole aziende, e fatto dai lavoratori, mi rifiuto di credere che tutti i lavoratori italiani non abbiano a cuore il futuro del loro posto di lavoro. è l'esatto contrario, sono certo che nella stragrande maggioranza dei casi i lavoratori sono attaccati alle loro aziende molto più dei loro manager (fiat docet).

Keynes Blog's picture
Inviato da: Keynes Blog
23 July 2012 - 20:04

La Fiom (da sola, senza Fim e Uilm) ha recentemente sottoscritto con la Lambroghini (gruppo VW) un accordo sindacale alla "tedesca". Non è Landini o la Camusso che devono leggere questa intervista. E' Marchionne.

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2012/07/02/news/lambo...

K.'s picture
Inviato da: K.
23 July 2012 - 19:53

La solita fuffa

qw's picture
Inviato da: qw
23 July 2012 - 19:47

temo che LucaS abbia ragione. In realtà socialdemocratiche come la Svezia, la Norvegia o la Germania i sindacalisti difendono i diritti dei lavoratori in un'ottica di bene comune... hanno molto più potere, ma sanno assumersi grandi responsabilità.

LucaS's picture
Inviato da: LucaS
23 July 2012 - 19:11

Il primo sindacalista non solo sano di mente che abbia mai sentito parlare, ma da quello che posso capire anche molto preparato e pragmatico. Complimenti! Uno cosi in Italia al sindacato lo butterebbero fuori in 3 secondi...

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