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Diavolo di un Monti. Quando sembrava cotto a puntino dalla fatica e soprattutto dal disamore delle forze che lo sostengono, ha tirato fuori la grinta e sembra tornato il Monti delle prime ore. Certo molti suoi ministri sono meno popolari di quando vennero insediati. L’idea del tecnico che ha la bacchetta magica si è rivelata una favola metropolitana, ma la mission non è fallita al punto che si torna a parlare di una sua presenza alla guida del governo. anche nella prossima legislatura. Qual è stato il suo segreto? Principalmente uno solo, parla le lingue e si fa ascoltare in Europa, e fuori.
Queste due attitudini sono abbastanza rare nel mondo politico italiano. Nella prima repubblica avevano le stesse attitudini i grandi leader della Dc Fanfani e Andreotti, forse muniti solo del possesso del francese, e Craxi che seppe persino, a torto, controbattere a Reagan su Sigonella, poi abbiamo avuto Prodi e D’Alema, stimati nelle cancellerie, come anxche i loro detrattori sono costretti ad ammettere. Berlusconi ha scelto invece la linea del “comparaggio” con i leader che gli piacevano costruendo rapporti che nulla avevano a che fare con la cura dello stato e molto con quelle speciali relazioni che si stabiliscono fra uomini di affari, almeno nella versione cinematografica che noi e lui conosciamo.
Quello che manca a Monti è il colpo d’ala del grande leader che dice parole severe e si impone al paese dei forti e non solo ai poveri pensionati e a chi si è sentito tutelato, a torto o a ragione, dall’articolo 18. Un vero leader, infatti, è forte con i forti. Monti lo è stato con la Merkel, ci provi con quelli italiani. Per i partiti la carta Monti non scade il prossimo anno. Paradossalmente c’è più bisogno di Monti premier che di Monti al Quirinale. Il governo dell’economia ha bisogno ancora di una mano ferma che sappia trattare con i mercati e con l’Europa e l’esperienza che Monti ha già maturato da commissario e ora da premier lo rende indispensabile. Al Pd risparmierebbe le primarie. Ai critici del Pd affiderebbe la scelta di far parte del progetto o di andare dove li porta il cuore. Gli italiani che pure amano Monti meno di prima forse si sentirebbero più sicuri nel vederlo con quella faccia un po’ così a palazzo Chigi anche nel prossimo quinquennio.

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Le primarie nazionali sono una balla colossale perché prevedono una carica - il premier eletto direttamente dal popolo - che non esiste nella Costituzione e in tutto l'ordinamento repubblicano. Le primarie si fanno giustamente per presidenti di regione e di provincia e sindaci perché queste cariche effettivamente sono di elezione diretta: tanto è vero che se un presidente di regione si dimette non può essere sostituito e bisogna andare a nuove elezioni. Il presidente del consiglio viene incaricato dal capo dello Stato, deve avere la fiducia delle Camere e in caso di dimissioni o di sfiducia può essere sostituito da un altro, come infatti è successo quando da Berlusconi "eletto dal popolo" si è passati a Monti mai eletto da nessuno e tuttavia nella piena legittimità della sua carica. Le primarie nazionali sono una concessione alla demagogia e al populismo di oggi e francamente mi indigna vedere fior di politici e di intellettuali che ne parlano con serietà fingendo di non sapere che la carica per la quale si tengono non esiste. Una grande farsa degna della favola dei vestiti dell'imperatore. Mettiamo che Bersani vinca le primarie; che poi il centro-sinistra vinca le elezioni; che il capo dello Stato incarichi Bersani di formare il governo: e se dopo una settimana o un mese o un anno Bersani viene sfiduciato, che si fa? Lo sapete bene che si fa, signori demagoghi, anche se non lo dite: il capo dello Stato consulta le forze politiche per vedere se esiste la possibilità di formare un altro governo con un altro premier. Può anche non riuscirci, e alla fine è costretto a sciogliere le Camere: ma il fatto stesso che non le abbia sciolte subito ed abbia consultato le forze politiche è la dimostrazione che la carica di premier come la intendono le primarie è una buffonata che non ha rispondenza alcuna nelle leggi della Repubblica Italiana che rimane, fino a che dura questa Costituzione, una Repubblica parlamentare nella quale i governi si fanno e si disfano in Parlamento.
Non mi è chiarissimo il motivo per il quale le primarie dovrebbero essere qualche cosa di cui il PD dovrebbe aver cura di 'risparmiarsi'.....anche considerando il fatto che sono l'unica (e sottolineo, unica) innovazione istituzionale a base fortemente democratica che non solo sembra piacere agli italiani (vedi costante ampia partecipazione) ma che sembra essere strutturalmente incompatibile con le varie pratiche partitocratiche di cui la politica non riesce, da sola, a fare a meno.
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