Blog di

di Alessia Glaviano

Stato d'Italia

Blog post del 3/04/2012

Roma. 14 dicembre 2010, Montecitorio. Il premier Silvio Berlusconi prima del voto di fiducia - Foto di Emiliano Mancuso.

 

Che sia stato il successo dell'ultimo post? Magari no, ma  qualcosa pare muoversi verso una maggiore attenzione all'immagine e al riconoscimento della fotografia come forma di giornalismo: settimana scorsa La Repubblica ha dedicato una doppia pagina a Elliott Erwitt e domenica la prima pagina del Corriere della Sera esibiva un'immagine decisamente diversa dal solito.

Di certo noi non molliamo.

Per restare in argomento, venerdì sera sono andata da Linke, un luogo dove si discute e si fa fotografia a Milano.

L'occasione era la presentazione di un bellissimo libro tutto italiano: Stato d'Italia.

 

Lampedusa, Agrigento, marzo 2011. Dall’inizio del 2011 sono circa 30.000 i migranti, prevalentemente di nazionalità tunisina, sbarcati sull’isola di Lampedusa. Foto di Emiliano Mancuso.

 

A parlarne c'erano Renata Ferri, madrina del libro che ha curato, editato, e di cui ha fatto l'art direction, l'autore delle fotografie Emiliano Mancuso e la giornalista Laura Eduati che insieme ai colleghi Andrea Milluzzi, Angela Mauro e Davide Varì ha scritto i testi del volume edito da Postcart.

Stato d'Italia è un volume di 280 pagine intense sia dal punto di vista fotografico che testuale, il frutto di tre anni di viaggi a bordo di una Fiat Punto lungo la nostra penisola, viaggi auto-finanziati, perché nessun giornale o editore ha voluto o potuto investire in questa piccola grande impresa.

 

Rosarno, Gioia Tauro, gennaio 2010. Dopo la fuga da Rosarno, la polizia ha abbattuto molte delle ex fabbriche dismesse dove erano stipati i migranti africani. Oggi restano solo macerie e cani randagi. Foto di Emiliano Mancuso.
 

Lampedusa, Agrigento, marzo 2011. I migranti sbarcati in attesa di essere portati al centro di accoglienza dell’isola, si sono costruiti delle tende di fortuna dove poter dormire riparati. Foto di Emiliano Mancuso.

 

Sfogliando Stato d'Italia incontriamo le raccoglitrici di frutta della piana di Sibari che si rovinano le mani sui campi, gli immigrati africani di Rosarno, i minatori cassintegratrati del Sulcis, un gruppo di ultrasettantenni della periferia romana che lottano contro lo sfratto, l'ideatore del telegiornale in arabo di una televisione leghista e ancora Mirafiori, Pomigliano, L'Aquila, i parlamentari della Camera, e infine la vittoria di Pisapia a Milano, l'inizio della fine di un'epoca.

Le fotografie di Emilano sono tutte in bianco e nero, quasi a voler marcare la differenza e prendere le distanze dal colore dei programmi sguaiati della tv berlusconiana. Un bianco e nero che diventa rigoroso, nella tradizione neorealista, per cui si sfrondano tutti gli orpelli e si elimina qualsiasi elemento di distrazione per mostrare solo l'essenziale.

 

Pollica, Salerno, settembre 2010. Il prete anticamorra don Luigi Merola al funerale del sindaco Angelo Vassallo insieme alla sua scorta. Foto di Emiliano Mancuso.

 


Il carattere impegnato della fotografia di Emiliano è nella migliore tradizione fotografica documentaria americana.


Penso al dibattito da Forma di cui abbiamo parlato nell'ultimo post e di come i quotidiani si lamentassero della mancanza di fotografie intense sull'Italia, sui problemi italiani, perché tutti i fotografi vanno all'estero, a documentare i conflitti più appetibili a livello internazionale, e penso a Emilano che si è sentito dire da tutti i giornali cui ha proposto le storie che compongono Stato d'Italia che erano troppo "scure", tristi.

Chiedo a Laura Eduati a chi avevano proposto i loro reportage, mi risponde praticamente a tutti i settimanali che li hanno sempre rifiutati, l'unico ad aver pubblicato due storie è stato Diario, che poi ha chiuso.

 

Roma, settembre 2009. Fernando e Carlo. Carlo è un ex pugile che ha rimesso in sesto la vecchia palestra della scuola occupata al quartiere Magliana. Foto di Emiliano Mancuso.

 

Rosarno, Gioia Tauro, gennaio 2010. Dopo le forti tensioni con la popolazione locale, i migranti di origine africana vengono portati via di notte dalla polizia in altre regioni del Sud d’Italia. Foto di Emiliano Mancuso.

 

Dai quotidiani non ci hanno neanche provato, perché consapevoli dei budget da questi dedicati alla fotografia, peccato.

Magari una foto singola l'avrebbero pubblicata? Voglio pensare di sì.


Il problema di nuovo è di un'incomunicabilità in Italia fra il mondo del fotogiornalismo e quello dei quotidiani, incomunicabilità a parer mio risolvibile dando il giusto valore alla figura professionale del photo editor (competente, preparato), che conoscerà Emiliano Mancuso e anche gli altri fotogiornalisti che registrano la realtà italiana.

 

Milano, marzo 2009. Palazzoni alla periferia Corvetto. Foto di Emiliano Mancuso.

 


È interessante quello che dice Renata Ferri per cui sì è vero che nessuno ha voluto i singoli reportage prima della pubblicazione del libro, ma poi una volta che le singole storie sono state raccolte in un libro e le fotografie hanno formato una mostra, il pacchetto diventa un "oggetto culturale" e quindi viene veicolato in tutti i giornali.

 

Taranto, novembre 2009. Antonello, giovane operaio delle Acciaierie Ilva, pranza a casa con la madre e la nipote. Foto di Emiliano Mancuso.

 

L'oggetto culturale sì, l'inchiesta no, forse perchè il primo ha minore valore politico? Forse che il cappello da oggetto culturale, questo mutamento di forma, sia non solo legittimante della tristezza, ma ne renda addirittura moralmente ineludibile la pubblicazione? O forse più semplicemente e miseramente è solo una questione economica perchè le fotografie per veicolare il prodotto culturale gli uffici stampa le danno gratis?

Bene abbiamo capito che oggi i giornali non sono né i motori (non hanno i soldi per finanziare il fotogiornalismo, nè purtroppo spesso l'intenzione) né i recettori di questo genere di lavori, ma come dice giustamente Renata inutile piangersi addosso, andiamo avanti.

 

Napoli, ottobre 2010 - Gli abitanti di Terzigno e Boscoreale protestano contro l’apertura di una seconda discarica all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Una donna inveisce contro la polizia. Foto di Emiliano Mancuso.

 

Maierato, Reggio Calabria, febbraio 2010. Il paese di Maierato dopo la frana del febbraio 2010. Foto di Emiliano Mancuso.

 

E la fotografia indipendente oggi è andata avanti e si è emancipata dalle aspettative, è cresciuta e ha trovato molti altri canali per diffondersi: il web, i libri, le mostre.

Anche Stato d'Italia, prima di diventare un libro è stato per tre anni un sito web sotto forma di blog, aggiornato e condiviso a ogni nuova tappa, ma internet corre veloce, voracizza e non conosce il "punto". Così il punto l'ha messo questo libro, che conserva, storicizza, diventa memoria e spazio di approfondimento.

 

Roma, ottobre 2010. Piazza San Giovanni - Manifestazione nazionale della Fiom contro le politiche del governo sul lavoro e sull’assenza di una vera politica industriale contro la crisi economica. Foto di Emiliano Mancuso.

 

Un po' in sordina aggiungo che si potrebbe pensare a delle collaborazioni a costo quasi zero per i giornali, in modo che i fotografi possano avere alle spalle il nome di una testata che aiuta sempre, dà credibilità e facilita gli spostamenti e ai giornali, in cambio, qualche foto scura e triste in prima pagina.

 

 

 

 

COMMENTI /

Ritratto di The Jerk
Mar, 03/04/2012 - 17:15
Jerk
bel post, senza dubbio. grazie
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Ritratto di Anonimo
Mar, 03/04/2012 - 18:23
Cara Alessia, le foto le trovo molto belle ma sinceramente non so quanto siano storicamente attuabili per essendo a loro volta attuali. Oggi in Italia dopo tanta merda c'è bisogno di positività e queste immagini trovo siano scontate e non notiziabili. Visto che parli di giornalismo c'è da chiedersi cosa fa notizia e forse quello che sto per dirti darà risposta al tuo blog: 1)imprevedibilità 2) ripetitività 3) cattive notizie 4) interesse degli ascoltatori Ribadisco nonostante le immagini siano lo specchio della nostra realtà le trovo un po' scontate. L'informazione ci racconta fatti imprevedibili, inaspettati, inconsueti, nuovi e come ricorda un vecchio detto del giornalismo: un cane che morde un uomo non è notizia, notizia invece è un uomo che morde il cane GG
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Ritratto di Alessia Glaviano
Mar, 03/04/2012 - 21:41
Aglaviano
mi scuso per aver cancellato la mia risposta ad anonimo, in realtà l'autore del post che ha "scatenato" la mia risposta furiosa non è anonimo ed essendo in effetti un caro amico mi sono rivolta a lui dimenticando per un attimo il contesto, e di questo vi chiedo scusa.
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Ritratto di Alessia Glaviano
Mar, 03/04/2012 - 21:45
Aglaviano
quello che penso è che il giornalismo non debba andare alla ricerca del sensazionalismo, non deve per forza raccontare fatti imprevedibili, inaspettati, inconsueti, ma piuttosto renderci partecipi di quanto accade intorno a noi, compresa la quotidianità e le verità scomode.
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Ritratto di Anonimo
Ven, 06/04/2012 - 23:18
La fotografia di reportage è "storicamente" più votata alla "cattiva" notizia che non al fatto positivo o quotidianamente banale. Questo però non credo si possa attribuire alla fotografia in sè quanto alla natura dell'uomo che è sempre più votato ad una sorta di macabro voyuerismo. Ecco che la foto "sfiga-oriented" diventa molto più interessante e ricercata. Un po' come quando si creano le file di auto o di persone nei pressi di un incidente: tutti rallentano per vedere cosa è successo. Nessuno che si fermi di fronte ad un sorriso di un bimbo o a un boyscout che fa attraversare la strada ad una vecchietta (scusate la banalità, ma in questo momento non mi viene niente di meglio...). Resta il fatto che la fotografia deve essere fatta bene. La bontà di una foto non è sempre proporzionale al suo "successo". Alessia dice giustamente che "il giornalismo non deve andare alla ricerca del sensazionalismo...ma piuttosto renderci partecipi di quanto accade intorno a noi, compresa la quotidianità e le verità scomode". Io aggiungerei che dovrebbe "solo" cercare di farlo bene. Ho in testa le splendide immagini di Erwitt che ho visto qualche giorno fa a Venezia Nessuna tragedia. Nessun sensazionalismo. Solo l'arte di raccontare il quotidiano con ironia e capacità di osservare. Cosa che purtroppo non è da tutti... In fondo diceva Ansel Adams: "non ci sono regole per una buona foto, ci sono solo buone fotografie". Tutto sta nel saperle riconoscere. Cosa che, come ha più volte fatto notare Alessia, in Italia sembra non essere così immediata.
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Ritratto di stefano medaglia
Mar, 10/04/2012 - 15:20
stefano medaglia
IL FOTOGIORNALISMO SALVERA' LO STATO D' ITALIA E IL MONDO? Maso (Tommaso) di ser Giovanni di Simone (Mone) Cassai (fabbricatori e decoratori di cassapanche per doti nuziali) detto Masaccio, dipintore a tutte l'ore... redivivo oggi, oggi eserciterebbe la professione di fotogiornalista... guarda caso, come il coetaneo Rémi Ochlik: morti entrambe alla stessa età... Oppure farebbe il verso al pregnante Trente Parke o ad un altro suo coetaneo più o meno: Tomada Piccolomini. Il nostro autor redivivo come potrebbe immettere quel senso suo tipico di pietas ristrutturante, che so'... nelle recentissime rivelatorie quanto amare stoccate di sciabola e fioretto fotografici del Mancuso in mezzo agli occhi nostri? Stoccate reiterate efficacemente nell'ultimo 'post' de 'Nel Mirino' ... salvo poi non farsi avvelenare di nuovo, caro novello Masaccio, dal Masolino della situazione odierna... che a Castiglione Olona quello originario ad affrescar volte a vela in Colleggiata, e muri in Battistero, in Casa Cardinal Branda Castiglioni pure, chiamò il Vecchietta a pittare affreschi con lui anzichè il poco più anziano di un decennio Maso: maestro trasandato e pazzo per la pittura, che mostrò attributi masacceschi appunto al Maso-lino... basitosi in cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine a quattro mani, in Florenzia, e Roma a Santa Maria Maggiore... Vaticinio questo, della scelta alternativa del più modesto e giovane Vecchietta a scapito del più aitante Masaccio, e monito oggi anche vs. quel potere spesso complice e conseguente di quella gerontocrazia baronale che ancora "avvelena" i giovani talenti in questa Itaglietta ... Almeno Masolino e Lorenzo di Pietro detto Vecchietta erano per stile degnamente lirici e aulici, certo da apparir vecchietti rispetto al Maso coi contro c... alla Mapplethorpe! Questa itaglietta che viaggia in 'escort usate' e auto blu nuove di pacca a spese del pensionato e del precario invece, esimi professori, illuminateci: quale stile mai propugnetterà ai nostri figli e nipoti?... speriamo che transiti alla svelta no?... Oppure chi potrebbero esser gli avvelenatori oggidì di un simile talento naturale fuori dalle righe ? Forse qualche fotografo egoriferito ed egolatrante scappato di mano dal backstage o dalle gabbie del circo fashion che ritma l'ephemere eternel... ed approdato ad un situazionismo posticcio da prodotto galleristico...? Oppure il sicario sarà l'indifferenza mediatica tout-court rispetto a chi pensa e riflette immagini e parole con la propria testa in cotal guisa fuor dalle righe e sbarre a furor di vox populi... fotografando il territorio intorno, emoticons comprese nel paesaggio... per farne mappe alternative di transito salubre futuro pour tout le monde? Mi sembrava sintomatico portarvi testimonianza in questo spazio comune dei 'commenti', e coerente rispetto a questo dibattito in web innescato da Alessia Glaviano, di un artista contemporaneo e stagionato come Jasper Johns: egli si è espressamente ispirato nel 1997 ad una foto giornalistica di John Parkin: 'A Rwandan Hutu refugee woman helps her daughter with an intravenous drip at local hospital in Goma, Zaire, November 17, 1996'... Conflitti fatti scattare fra il 24 e il 28 dicembre del 1963; in Rwanda avvenne ciò che il matematico e filosofo Bertrand Russell, una delle menti più vive del '900, indicò pubblicamente allora come << i massacri più atroci cui siamo venuti a conoscenza dai tempi dello sterminio degli Ebrei>>: migliaia (forse decine di migliaia) di Tutsi furono sterminati dagli Hutu . Così come dal 6 aprile fino alla metà di luglio 1994 in Rwanda accadde la stessa cosa: un milione i morti ammazzatti a colpi di machete e bastoni chiodati importati dalla Cina... condite dalle violenze in aggiunta di parecchi missionari... ed il massacro durante l'esodo Hutu in Congo, dall'Uganda, perpetrato per mano Tutsi ritornati al potere in Rwanda grazie ad un colpo di Stato che alimentò una guerra civile in crescendo appunto dal 1990 (dopo le ultime violenze Hutu del 1988) al '97 riprendendo possesso dei territori rwandesi e burundesi. Jasper Johns: meritoriamente si è beccato medaglia d'oro alla carriera l'anno scorso alla Casa Bianca a Washington... carriera al culmine con questa sua serie pittorica (opere uniche e grafiche) titolata Catenary 1997/2005... innescando novelli percorsi immaginativi da tale foto giornalistica presa a riferimento; una bella cordata di profondità visive oltrechè di significati, ri- pensati e strutturati a dovere... Spiace non poter allegarvi foto-giornalistica in oggetto... Spero che Alessia accogliendo, se stimolata, questa mia sollecitazione, abbia l'autorevolezza e soprattutto il desiderio di potercela postare tal foto di John Parkin, irrintracciabile gratuitamente e per fortuna in WEB... affinchè continuare questa non scontata cordata collettiva, fondamentale in questo momento storico di riassetto e mutamento dei valori affichè cominciare a smantellare quella G fra la A e L di ITALIA MIA, BENCHE' 'L PARLAR S'INDARNO... of course... anche se la situazione post terremoto aquilana, per rimanere coi piedi per terra alla cronaca recente italica, ahinoi, essa è sintomatica di un disagio e disastro delle coscienze generale, indotto in real time... nonostante l'accorata rappresentazione pro Vigili del Fuoco e Protezione Civile in Cà Granda per il Fuori Salone 2011 a Milano, ad esempio, sia rimasta ad un anno esatto di distanza... INDARNO...appunto : rivelatasi com'era prevedibile, vana, vuota e consolatoria rappresentazione di Stato rispetto alle aspettative di società civile inerme in attesa di giustizia... L' Aquila è ancora immota a leccarsi le ferite guardando dentro le proprie voragini e macerie di patrimoni artistici e dimore domestiche, ma puntellati... e noi con lei.... ergo, oggi dobbiamo almeno confidare nella scossa di qualche masaccesca foto-giornalistica con gli attributi alla Cartier Bresson da pubblicare magari su qualche prima pagina di qualche blasonato quotidiano et de Milan DOMANI...?! DOMANI, sempre domani... Domani non è solo un altro giorno, ma un futuro il cui significato ci è fatto apparire sempre più remoto a noi testimoni e commentatori sensibili, troppo, sparsi per via fra cocci aguzzi di bottiglia e calcinacci in testa ma puntellati dall' archistar di turno... (Nel 1996 quando avevo poco meno l'età in cui sono morti in "trincea" Masaccio e Ochlik e tutti quelli delle stragi più recenti fra Balcani ed Africa... una nota fotografa milanese dopo avermi fatto il ritratto in questo mese di piena primavera, uno dei suoi ultimi ritratti d'artista peraltro, mi disse: <<perchè non te ne vai dall'Italia?>> - << non me ne vado perchè se non rimangono solo i mediocri! >> risposi perentorio... Quel ritratto, fattomi prima che John Parkin scatenasse il nostro immaginario occidentale stagionato in fase di rinnovamento, non l'ho mai visto... Chi sà... domani, forse...in una Italia migliore grazie anche a chi se ne stà fuori al presente, altrove a scattare foto ma non solo...)
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