Blog di

di Beppe Roncari

Faccio l'Idiota

Blog post del 10/06/2012

FANTASIA

 

Faccio l'Idiota! ... quello di Dostoevskij! (anche se in realtà non escludo anche di fare la figura dell'idiota nell'altro senso ^_____^).

 

 

 

(indirizzo del video su YouTube)

 

Si tratta di una poesia che ho scritto sotto forma di dialogo teatrale nel 1999, buon ascolto, lettura e/o visione!

 

PRINCIPE MYSKIN

LEV:
«E non credere… i bambini tutto
comprendono! Sì! Tutto, tutto, tutto!
Io ne ho visto uno correr più tosto
del passero alla briciola ’nvolata
per portare un pane di nascosto
ad una povera disgrazïata…
per gridarle: “Nous vous aimons, Marie!”.
(Oui, bien sûr… nous vous aimons: tu es jolie!)

Oh! Ma perché quelle lacrime, Aglaja?
V’ho forse colpito più che non paia?».

AGLAJA:
«Oh no, principe! Ci siete cascato?
Troppo sensibil siete, e malato.
Non piango mäi… vedete che rido?
Una cosa però ve la confido:
pari pari l’animo vostr’è al mio
sol che voi uomo e donna son io».

LEV:
«Ma… allora, Aglaja, perché m’irridete?».

AGLAJA:
«Principe: voi lo sapete!
Vi chiaman idiota, semplice e sciocco,
“cavaliere povero”, tonto e balocco!
Lasciate credere e non dite niente?
Che avete voi che fare con quella gente?
Ma voi non parlate?
Non volete difendervi?
Ma cosa devo fare,
infine, per offendervi?!».

LEV:
«Oh non potete! So ben che non volete…
Ma perché ve la prendete anche
con quella poverina
che ha il cuore – senza rosa – tutto una spina?».

AGLAJA:
«Non parlare di quella!
O la nostra amicizia
principe, qui finisce e non inizia.
Oh sì… me l’hanno detto!
È poi tanto bella
da portarvela a letto?».

LEV:
«Oh Aglaja! Tacete, tacete, tacete!
Quello che dite, davvero, non sapete…
Nastasja è debil criatura,
offesa, sola, e piena di sventura.
Un mese ho vissuto con quella ragazza…
ma è pazza, è pazza, è pazza!
Ho sperimentato un poco
del peggio in assoluto:
Morire. E rimanere in vita.
Per estinguere quel fuoco
quanto c’è voluto!
E duole ancora la ferita
di non aver potuto
vederla guarita.
Ricordate il giustiziato?
Preziosa gli era la vita
nell’attender la condanna,
masticava cinque minuti
come se fosser manna.
E come s’è sentito graziato
al sentirsi annunciato
che altri e altri e altri ancora n’avrebbe avuti!
Eppure li ha perduti!
Ancora non capite?
Ascoltate e non fuggite!
Eppure voi mi avete detto:
“Mancate, principe, di affetto.
Non basta la Verità ad esser giusti”.

Un dolore così non si trova chi l’aggiusti,
un dolore così non c’è chi lo consoli.
Questo dolore, dunque, ho conosciuto,
quando soli insieme abbiam vissuto.

AGLAJA:
«… non… l’amate dunque?»

LEV:
«Voi stessa guardate come posso amarla!
In me per lei è solo Compassione che parla!
Ricordate come vi scrissi: “Siete felice?”.
Ah! La voce mi trema mentre lo dice!».

(Veloce le si abbassa il ciglio
e macchia la gota il vermiglio.
Ma poi una rabbia tutta l’accende
e subito il labbro e l’occhio le prende:)

AGLAJA:
«Rendermi ridicola, principe, volete,
almeno tanto quanto voi siete?
Oh! Tacete tacete tacete!
Voglio che un punto sia subito chiarito:
voi non sarete mai mio marito!»

(Sorpreso e più che non convenga in fretta
confuso il principe balbetta:)

LEV:
«Non ho mai chiesto la vostra mano,
Aglaja Iv-ivanovna Epančina…
né ve n’ho mai dato un segno…
Insomma… non son degno!
Ah… ma voi ridete?
O che bambina che siete!
Proprio proprio piccina…
E com’è bello che voi lo siate
e che di nuovo, ora, ridiate!».

AGLAJA:
«Rido, principe, di cuor sincero!
Ché la dichiarazione fatta è bella davvero!
Ormai l'avete detta, e la pietra è tratta!
… proprio un bel fidanzato mi sono fatta!».

(Il principe la guarda estasiato,
non essendogli sfuggita quella parola: “fidanzato”!)

LEV:
«Adesso tutto mi si è fatto chiaro:
ah! può esser dolce nelle viscere
quel ch’è in bocca amaro!
E non ridere di me
che “idiota” tutti dicono!
Sadduceo, zelota o fariseo
non sono…
io sono Matteo,
io sono un pubblicano!
Oh se la Sua mano si degnasse
di strapparmi dal banco delle tasse!
Oh se! … Oh se…
AAH!».

AGLAJA:
«Oh no! Che hai, che hai? … che avete?
Vi prego, principe, sedete!».

LEV:
«È la mia malattia,
mi coglie il mio dolore!
Oh Aglaja! Io sono un povero,
un misero,
un meschino…
Ma come quel bambino
comprendo
Amore.

                                                                           Beppe

 

[Matteo]Caravaggio, La vocazione di San Matteo.

 

Per un'introduzione all'opera di riferimento:

http://it.wikipedia.org/wiki/L'idiota_Dostoevskij

 

Licenza Creative Commons
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