«Nessuno guarda più la serie A, è noiosa e corrotta». Parola di un sudafricano

Alessandro Da Rold

In questa pazza estate - come è stata ben definita dal collega Massimiliano Gallo - capita di imbattersi in un tweet che forse descrive in maniera impeccabile come all'estero guardano il calcio italiano. Lo ha scritto un ragazzo del Sud Africa a Kevin Prince Boateng, centrocampista del Milan, che ieri sera invitava i suoi followers a vedere il Trofero Berlusconi. Questa la risposta, che non sarà di un personaggio delle istituzioni calcistiche, ma ha comunque, a mio parere, un suo peso specifico. 

Mi hanno sempre annoiato le critiche sull'Italia, tra mandolino, mafia, pizza, Berlusconi e Andreotti. E devo ammettere che mi è sempre fatto piacere all'estero parlare con tante persone che ricordavano le prestazioni del grande Milan di Fabio Capello o di altre squadre nostrane. A dire la verità, pare che per il calcio italiano questo sia l'anno zero. Tutte le società, fa eccezione in parte la Juventus, non investono più come un tempo. Gli stadi sono deserti. I tifosi sono scomparsi (basta guardare il calo drammatica di abbonamenti nel Milan). Le curve non protestano neanche più. A poco a poco stanno emergendo tutti i ritardi dei nostri club calcistici che hanno dovuto affrontare la globalizzazione e i cambiamenti nel mondo della Pedata. Viene da dare ragione a Gianfrancro Turano, giornalista dell'Espresso, che ha scritto un pezzo mirabile sulla questione. 

«Partite truccate. Processi sportivi e penali. Campioni in fuga. Stadi vecchi semivuoti. Abbonamenti a rilento. C'era una volta, ormai tanti anni fa, il campionato più bello del mondo. La serie A che parte sabato 25 agosto è un sistema in piena recessione, con uno spread di credibilità rispetto ai maggiori tornei d'Europa a 1.200, per dirla con il premier Mario Monti. Le convergenze parallele dell'Italia e del suo culto nazionale maggioritario dicono che la nottata è ancora lunga e che la crisi aumenta scendendo dal vertice verso la base. In Lega Pro, la vecchia serie C, negli ultimi cinque anni la crisi finanziaria ha ridotto i club da 127 a 69. Non è più un calcio per piccoli se anche i grandi faticano. A tenere in piedi la baracca è sempre più la televisione. Ma le due piattaforme pay (Sky e Mediaset Premium) si fanno una tale concorrenza sui prezzi che per mettersi in fila ai tornelli di uno stadio ormai serve il coaching motivazionale».

Non mi va di assecondare nè il tweet di questo ragazzo sudafricano, nè le critiche che in molti in Italia rifilano al calcio («Non lo guardo più da anni» o «Ma tu ci credi ancora» sono tra le più ripetute). Ma c'è parecchia amarezza in giro. Non tanto su un calciomercato senza senso, mai così brutto per il Milan come (immagino) per l'Inter, ma sul futuro del nostro calcio. Che qualcuno almeno abbia il coraggio di dire di aver sbagliato qualcosa. 

: calcio / corruzione / crisi / italia / serie a

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
21 August 2012 - 11:15

lo sapete ora? ma voi pensate che all'estero siano tutti ignoranti? poveri illusi...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
21 August 2012 - 00:08

Viviamo in un sistema economico totalmente bloccato e chiuso all'esterno...............non si capisce in quale maniera il sistema-calcio Italia possa costituire una sorta di isola felice all'interno di un paese da riformare nelle fondamenta..........l'impressione comunque è che almeno per quanto riguarda il calcio qualcosa cominci a muoversi a livello strutturale..................ne riparlimo fra 3-5 anni.

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