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27 June 2012
Ministro Cancellieri, chi viene condannato per la morte di un giovane non può più fare il poliziotto. Punto.
Jacopo Tondelli
Sono giorni che ripenso alla storia di Aldrovandi. Una storia colpevolmente messa in soffitta come capita, a volte, nel nostro paese. I vergognosi insulti pubblicati su Facebook qualche giorno fa da uno degli agenti condannati hanno avuto un insospettabile merito: quello di riportare a galla la vicenda e stimolato anche me a ricostruirla, almeno nelle sue principali tappe giudiziarie.
Il processo si è dunque concluso da poco, con una sentenza definitiva di condanna per gli agenti, responsabili delle lesioni che hanno portato Aldovrandi alla morte. Bene, appena pochi giorni fa, a sentenza definitiva ormai conquistata era una ministro della Repubblica, Annamaria Cancellieri, a usare troppi condizionali. “Se ci sono stati, come sembrerebbe, degli abusi gravi, e' giusto che vengano colpiti”. Sul blog curato dai genitori di Aldrovandi scattava una comprensibile e compostissima indignazione. Ma anche senza aver mai voluto bene a Federico, si può affermare che il condizionale era fuori luogo. Non è che “sembrava” che ci fossero stati degli abusi: era accertato dalla magistratura giudicante (non dagli organi di accusa, dai pm, dalle intercettazioni) fino al terzo grado di giudizio. La Cancellieri però non si sbilancia, sull’indulto che evita il carcere agli agenti parla delle nostre leggi e degli “annessi e connessi” (?).
Meno male - è assurdo dirlo, ma è così - che qualcuno tra i condannati si lancia su Facebook a scrivere le sue bestialità, a chiamare Aldrovandi cucciolo di maiale. A questo punto la ministro non può sottrarsi. Non può esimersi da una condanna secca, con qualche condizionale che evidentemente è d’abitudine, e dice di un procedimento disciplinare prontamente avviato.
Dove porterà il procedimento? Vedremo. Intanto, sarebbe bene sgomberare il campo di un dubbio: che chi ha contribuito alla morte di un giovane, è stato condannato con sentenza passata in giudicato e si è tanto pentito da insultare pubblicamente i genitori della vittima, non può più vestire una divisa in nome dello stato italiano. È la banalità del bene, signor ministro, senza “annessi e connessi” e senza condizionali. All’indicativo, come sono scritte le sentenze.

Comments
Due pesi, due misure. 3 anni e 6 mesi per aver ucciso un ragazzo, 10 anni per aver rotto qualche vetrina. Non dimentichiamo G8 Genova 2001, 10x100.
Perfettamente d'accordo con Tondelli. Occorrerebbe che i media iniziassero una vera e propria campagna per questo, incalzando ogni giorno il ministro.
per correttezza di informazione, il Forlani non ha insultato Federico Aldrovandi, e non l'ha definito "cucciolo di maiale". "cucciolo di maiale" è stato scritto da un'altra persona che immagino non abbia niente a che fare con la vicenda, sicuramente non è uno dei 4 condannati.
aggiungo: mi sfuggirà qualcosa, ma anche a me non è chiaro perché il problema del loro allontanamento dalla polizia si sollevi dopo le dichiarazioni contro la madre di aldrovandi, e non dopo la sentenza che li ha quantomeno dichiarati inadatti e incompetenti nello svolgere il proprio lavoro (sono stati condannati per omicidio colposo per un fatto avvenuto mentre erano in servizio, e nello svolgimento dei loro compiti).
Perché non sarebbe chiaro (il problema) ?
Forse che qualcuno dei responsabili dei fatti accaduti alla Scuola Diaz e a Bolzaneto ha perso il posto ? Non solo non lo hanno perso, ma sono anche stati tutti benignamente promossi.
E' da qui che si deve partire per comprendere.
Sono d'accordo che anche episodi Scuola Diaz e Bolzaneto danno il "polso" di quanta strada deve fare ancora la polizia italiana per dirsi veramente democratica....MA nel caso odierno siamo in presenza di una sentenza di terzo grado (cosa che ancora non c'è per i fatti di Genova) !!! NON CI SONO SCUSE: questi poliziotti vanno allontanti subito !!!!
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