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Non bisogna ridurre il perimetro dello stato. Ci vuole una patrimoniale per i più ricchi. I lavoratori hanno già pagato, ora paghi la rendita. Vendita del patrimonio pubblico possibile, a patto di non toccare le aziende pubbliche e municipalizzate. Taglio di non meglio precisati enti inutili. Questo, grosso modo, i cardini entro cui si muove l’intervista a Susanna Camusso fatta da La Stampa di Torino, ieri, e a La Repubblica oggi.
Ogni volta che leggo le parole dei sindacalisti italiani che parlano di possibili tagli alla spesa pubblica e al pubblico impiego vengo preso dallo sconforto. Ma possibile non succeda mai, mai una volta, che ci sia disponibilità ad ammettere che spesso, molto spesso, l’assoluta mancanza di produttività di certi pubblici uffici è una catena al collo di interi settori? Possibile che mai una volta Susanna Camusso (e i suoi colleghi) arrivino ad ammettere che quello che loro chiamano “lavoro” in realtà è semplicimente “percezione dello stipendio”?
Sono domande elementari, che ci facciamo forse da quando andavamo alle elementari, le prime volte in cui entravamo in un ufficio e vedevamo gente che ci lasciava in coda con mamma e papà per andare a bere il caffè. E poi, crescendo, quando conoscevamo pubblici dipendenti onesti e capaci che, loro malgrado, si trovavano equiparati a molti inetti che vivono a spese nostre. Domande che, nei paesi seri, si pongono anche i sindacalisti, perchè sanno che ogni stipendio pubblico regalato a dipendenti pubblici inoperosi è sottratto - con le tasse - ad altri lavoratori, professionisti e imprenditori che si danno da fare.
Sarebbe ora, anche in Italia, che il sindacato riconoscesse la realtà. Anche per chiedere con più legittimazione tutto il resto.

Comments
A @vast. Non ci sono solo le banche e le grandi aziende, che sappiamo ammanigliate con la politica, e hanno beneficiato di salvataggi e contributi. Ci sono migliaia di altre aziende più o meno grandi in cui l'inettitudine e la cialtroneria, se non sanzionate o eliminate, possono portare al fallimento, o per lo meno a pagare un prezzo alto.
L'inettitudine o anche l'incuria di un manager o impiegato del pubblico troppo spesso non viene sanzionata, come non viene premiata la diligenza ed il senso di responsabilità di tanti che il loro lavoro lo fanno con coscienza. Per questo sono convinto che uno dei cardini della questione sia la cultura del merito; si parla di regolamentazioni e norme di assunzione, ma poi il giudizio sull'operato viene seriamente effettuato?
E perchè poi non si introduce anche la possibilità di licenziamento, per i casi più eclatanti di inettitudine o incuria?
Sono invece d'accordo con la proposta del monitoraggio e del giudizio da parte di agenzie terze, anche perchè il giudizio di idoneità, e delle prestazioni, emanato da amministratori politicizzati è spesso peggiore della mancanza di giudizio.
Mi sembra che siamo d'accordo che buona parte del personale dirigente, ma direi non solo dirigente, viene piazzato in quanto in sintonia con una parte politica; ebbene, se ci spostiamo nell'ambito dei servizi pubblici, dove vale l'assunzione per chiamata diretta, la situazione è spesso desolante.
Ci sono battaglioni di assunti per legami politici - quale che sia il colore - o familiari, che una volta dentro diventano intoccabili.
Ci sono certamente altri nodi strutturali su cui si dovrebbe discutere, ma rimango convinto della necessità di monitoraggi esterni, e soprattutto che uno dei cardini per il cambiamento sia il riconoscimento del merito, vale a dire della competenza, della diligenza, del senso di responsabilità.
@Jimmy e @Luigi Marchetti: dire che il privato paga di tasca propria le proprie inefficienze in epoca di salvataggio delle banche con soldi pubblici, be' mi sembra un po' troppo. Come diceva il mitico Cefis "privatizzare gli utili e pubblicizzare le perdite", questo mi sembra il grande slogan storico di tante imprese "private" italiane (ne vogliamo nominare qualcuna?).
Ma a parte questo, credo che la questione della PA in Italia (vero dramma nazionale) vada meglio messo a fuoco, almeno su due/tre questioni cruciali.
La prima è quella selezione dei dirigenti. Il sistema attuale (introdotto ahimè dal governo D'Alema e confermato se non rafforzato da Prodi e Berlusconi - un esempio di politica bipartisan?) prevede sostanzialmente due modalità di accesso: o dirigenti inamovibili scelti con concorso, concorso svolto però direttamente dall'ente interessato e senza nessun controllo; o la chiamata diretta per brevi periodi. Come dice Cristina, spesso le due categorie si guardano in cagnesco, ma in realtà sono molto simili, perché in entrambi i casi è molto facile piazzare lì personale in sintonia con la politica, senza nessuna particolare capacità professionale se non quella appunto di essere sensibili a un certo tipo di esigenze, senza verifiche sulla qualità del lavoro o sulla capacità di aggiornarsi. Cosa ci vorrebbe? 1) giudizi di idoneità da parte anche di terzi, ripetuti nel tempo (soprattutto per il personale attuale), per tutte le casistiche (fissi e temporanei, che pur servono); 2) possibilità di mettere in aspettativa facilmente almeno i dirigenti, tutti, fino al momento che per mobilità o altro si trovino un altro posto. Capisco le garanzie sul personale intermedio, ma i dirigenti, come i manager, dovrebbero essere i primi a poter essere spostati. Dire che li si ridurranno del 20% (che numero è? calcolato come?) mi sembra demagogia.
Seconda questione: le gabbie salariali (o come vogliamo chiamarle). Se un funzionario a Milano viene pagato come un funzionario a - poniamo - Barletta, il primo fa fatica a pagarsi l'affitto, il secondo è un gran signore. Il fatto che un partito che anni fa aveva sollevato con grande scandalo la questione, abbia finito per votare il ripianamento dei buchi di bilancio di Catania o Palermo, non vuol dire che la questione non ci sia. Terza questione: la distribuzione dei finanziamenti secondo lo "storico". E mi fermo qui, anche se ci sarebbero tante altre cose da risolvere. Penso però che se solo anche su queste tre questioni si facessero passi in avanti, non saremmo ancora qui a ripeterci negli anni sempre le stesse cose.
Chi ha esperienza di aziende private e aziende "pubbliche", come i servizi pubblici locali, sa bene che il privato in un modo o nell'altro paga le sue inefficienze, le inefficienze del pubblico le pagano i cittadini, e le aziende che con la pubblica amministrazione ci lavorano, quando per esempio vengono pagate in tempi biblici. Nelle aziende "pubbliche" impera la partitocrazia, le cariche sono politiche, gli sperperi non vengono sanzionati, gli errori il più delle volte non si pagano, troppo spesso si fa carriera per appartenenza politica o per legami familiari, mentre si trovano i soldi per costose e diffuse consulenze interessate; tutto questo sì che è un vero lusso.
Le sanzioni contro i nullafacenti o gli inetti sono rare, e impera il disprezzo del merito. Del resto, anche i sindacati formano una casta. E la Camusso e colleghi difendono gli interessi di chi su questa casta fa esclusivo affidamento. La soluzione è che avanzi la cultura del merito, della preparazione e della diligenza, e del premio o della sanzione collegati. Ma questo non può essere ad opera di partiti o sindacati , che del disprezzo del merito sono testimonianza. La cultura del merito va testimoniata, quale che sia il livello di amministrazione. Se a testimoniarla invece di dieci sono cento e sempre di più, alllora (forse) si incomincerà a cambiare. Voglio dire che ognuno, di quelli che nel merito credono, faccia la propria parte.
Condivido pienamente l'articolo: è risaputo che la produttività dei pubblici uffici è scarsa, salvo rare eccezioni. Così non va!!!
A prescindere dalla giustezza della razionalizzazione( un ufficio PA efficiente dovrebbe consentire al cittadino il disbrigo di pratiche che hanno una certa attinenza fra di loro ( gli esempi si sprecherebbero) in un'unica tornata, cioè senza obbligare il cittadino a saltare da un ufficio all'altro, uffici quasi sempre ubicati
a notevole distanza l'uno dall'altro vessando i cittadini in termini di tempo e di costi .
L'informatizzazione senza questo tipo di razionalizzazione è un po' fine a se stessa quasi un vorrei non posso .
Sono completamente d'accordo con i commentatori che hanno sottolineato che non si può fare di tutte
le erbe un fascio ( anch'io ho vissuto esperienze al limite del tragicomico e altre, oserei dire gratificanti,
per l'efficienza e la gentilezza di molti funzionari PA ) e che l'esempio unito alle corrette direttive deve
venire in primis dall'alto .
E' altresì vero che negli alti livelli PA si hanno numerose nicchie o meglio centri di potere decisionale
che allimentano concussione , corruzione e arricchimenti illeciti personali a danno dei cittadini in specie quando c'è troppa contiguità tra Pubblico e Privato ( la quotidianità dei casi di cui sopra rischia
di rasentare la noia se , come in moltissimi casi , i numeri in ballo non fossero macroscopici agli
occhi del comune cittadino ).
Personalmente mi sono fatto l'idea che questo gravame di pastoie burocratiche e certe facilonerie
decisionali pilotate ad usum delphini servano ai Poteri di ogni genere per distogliere l'attenzione del
cittadino dall'azione molte volte scandalosa e disonesta di camarille che speculano pro domo loro con i denari pubblici ( che poi sono i nostri ) facilitando, nel contempo un easy-going per il super arricchimento dei pochi a spese dei molti . Questi sistemi / procedure ad arte , ma molto semplici, sono in voga da secoli perciò mi stupisco sempre un po' quando scopro che cittadini/elettori hanno solo
una vaghissima idea di tutte le porcate ( furti e rapine vere e proprie ) commesse ai loro danni e sotto
i loro occhi senza più ritegno alcuno . Mi scuso per la prolissità e per alcune ovvietà ( molto spesso
l'ovvio non viene percepito perchè ovvio e quindi trascurabile .... e lì ti fregano . Buona notte a tutti
@bull43may
Differenza tra impiegato pubblico e privato (parlo del settore informatico almeno)... Privato: dalle 9 alle 12 ore medie di lavoro per guadagnare 1000-1200 euro al mese. Le ferie non sono dovute, i diritti violati in ogni . Se provi a uscire dopo 8 ore vieni marchiato come un fannullone e stai sicuro che in qualche modo la pagherai..... Pubblico: siamo intorno alle 36 ore di lavoro a settimana (meno di 8 al giorno), molto più permessi e possiblità di gestire la propria vita. Garanzie sindacali e politiche. In entrambi i casi ci sono persone dementi che non sapendo far nulla fanno carriera e prendono stipendi consistenti. Tutto ciò grazie al clientelismo italiano (che sta sia a destra che a sinistra)... Tutto ciò aggravato dal fatto che ad esempio a Roma una stanza in affitto costa come un appartamento in affitto in molte altre città. Ma si, lasciamo arricchire chi è già ricco e far la fame a Giovani meritevoli che si vedono bypassare dai figli di papà... Non è una questione di pubblico e privato è una questione di ingiustizie sociali che strano bene a tutti evidentemente.
in un paese dove si progredisce solo per anzianità ma dove vogliamo andare? il pubblico segue logiche di almeno 50 anni fa e quelle poche gestioni illuminate non bilanciano gli sprechi anche involontari che ci sono in "aziende" dove se ci sono premi si divide e se ci son problemi paga Pantalone. Il privato non è la panacea dei mali ma le privatizzazioni vengono pilotate e le aziende se hanno problemi vengono aiutate dal pubblico. (vedi le metrò di milano... )
tralaltramente devo aggiungere di essere sfortunato perché su 5 uffici tecnici frequentati (per fortuna per poco) ho trovato 2 persone (incompetenti) che non mi accettavano la pratica anche se corretta perché a loro così non andava bene. sfortuna... sfortuna?
@aisai come elimini i fannulloni se non puoi licenziarli? ricordiamoci che in questo paese non basta essere incompetente per essere licenziato e neanche per perdere nessun benefit (e anche rubare a volte non basta, Sea Alitalia e i sindacati insegnano)
@anonimo dire che privatizzare significa lasciare persone a casa è ammissione d'inefficienza
:-)
Credo che il pubblico debba rimanere pubblico ma non per questo debba essere governato insensatamente. La razionalità è d'obbligo in generale, in momenti come questi è vincolante insieme alla riorganizzazione. Scindere le due fasi sarebbe poco lungimirante, opinione che leggo condivisa in altri post. Significa operare seguendo statistiche di produttività, svecchiare settori in mano a cariatidi, eliminare gli assenteisti cronici. Un'altra domanda che i sindacati dovrebbero porsi è il perchè una fetta ormai sempre più grande non li segua nella protezione della P.A, perchè nel resto della cittadinanza c'è l'idea che appartenere alla P.A. equivalga ad essere già un pochino intimamente corrotti. Una somiglianza molto vicina alla "Casta", mi sembra. Esigiamo che questa cambi, è il caso che cambi una delle sue più vicine emanazioni. E forse anche i sindacati dovrebbero cambiare ottica ed essere lungimiranti.
Le aziende private che mantengono sacche di inefficienza e possono (ancora) permetterselo, sono quelle ben ammanicate col settore pubblico.
Del resto, c'è anche l'intervento di Lippi in home, qui su linkiesta, a confermarlo.
Le altre aziende, quelle non ammanicate, chiudono. O vanno via dall'Italia.
Tutto quello che è stato privatizzato funziona peggio, punto. La privatizzazione significa che bisogna fare utili, chiudere il bilancio con un saldo positivo da spartire tra gli azionisti, mentre il servizio finisce per diventare un lusso.
Il buon Jacopo dovrebbe poi spiegare chi tamponerebbe l'emorraggia di posti pubblici; il settore privato dove la disoccupazione non è mai stata così alta?
Tagliamo pure le "inefficienze", ma poi non lamentiamoci se metà italiano sono a casa e a un certo punto verrano a reclamare i soldi con le cattive.
@ Jimmy ... 'ne risponde la collettività' non è esatto. Ne risponde NESSUNO e ne SOFFRE (spende) la collettività (i 'produttori' in particolare). Ovvero, nel modello organizzativo della PA la responsabilità del singolo è ben nascosta dall'io 'collettivo', dall'assenza di metodi seri di valutazione, dall'assenza di incentivi reali e dalla protezione del 'lavoratore' a prescindere dai suoi comportamenti. Questo, partendo dall'alto, perchè il pesce puzza sempre dalla testa. La responsabilità di tutto questo è pariteticamente dei sindacati e dei politici (più interessati a difendere le loro posizioni di potere più che a far funzionare bene la macchina). Dato che, come sempre accade, quando i soldi finiscono si scoprono i problemi, il conto arriva anche ai sindacati. E la Camusso (che fa la voce grossa per prendere piede nella PA) e Bonanni (che come CISL vive di PA) sono arrivati a sbatterci la faccia.
Ragazzi ma il privato se è inefficiente risponde direttamente nelle sue tasche e solo nelle sue..
Della PA inefficiente ne risponde la collettività..
Anche nel privato ci sono grandi aziende che hanno sacche di inefficienza al loro interno; per esempio basterebbe andare ad analizzare nel dettaglio i bilanci e gli organigramma di banche come Unicredit o Intesa: quante inutili funzioni e personale ben retribuito e ben protetto e quasi nulla facente si scoprirebbe.......
Si si un pregiudizio...Io sto ancora aspettando la tessera sanitaria delle regione Lombardia da 3 mesi...
La suddetta tessera si stampa e si magnetizza in 5 minuti netti...Sono 3 mesi che l'aspetto, questa è la pubblica amministrazione.
(Immagino quanto dovrò aspettare per la modifica della patente).
Più o meno lo stesso tempo che sta perdendo la mia azienda a fornirmi i biglietti da visita...
Provi a spiegarmi perchè privatizzando un servizio pubblico, le inefficienze dovrebbero venire meno, e i fannulloni scomparire all'improvviso. Non mi sembra che le grandi aziende private italiane siano centri di efficienza e riduzione degli sprechi, anzi...
Io credo che ci sia un pregiudizio nei confronti del servizio pubblico, figlio di quarant'anni di ruberie, clientelismi eccetera. Ma il problema si risolve perseguendo ruberie e clientelismi, eliminando i fannulloni (qui sì che il sindacato ha responsabilità), senza svendere i beni comuni a privati più o meno ammanicati con il potere, e lasciando da parte i pregiudizi. E' elementare.
assolutamente d'acordo con te.
È vero, Pino, quello che scrivi, ed è senz'altro un punto. Penso anche, però, che ampi spazi di pubblico impiego, che risalgono ad organigrammi cdi 50 anni fa, che andrebbero rivisitati in profondità perché non è possibile che quello che serviva nell'era Olivetti serva ancora, più o meno, in quella di internet. In ogni caso è verissimo: o si riorganizza mentre si razionalizza, o serve a poco
E' così, è esattamente così. L'impiegato pubblico rappresenta il Principe, è protetto e ha diritto a vessare in ogni modo il privato. L'altro giorno il dirigente di una Provincia mi ha detto che una certa attività non poteva farla la Provincia perchè "a noi" costa e "noi" non abbiamo soldi; l'azienda privata invece lo fa di sua iniziativa e può investire. Non capiva nemmeno che per lui il "noi" è una voce di budget della pubblica amministrazione sulla quale lui non mette una lira mentre per me il "noi" è una parte del mio stipendio da imprenditore.
Caro Jacopo
la domanda è lecita, la riporto qui per comodità degli altri commentatori
"Ma possibile non succeda mai, mai una volta, che ci sia disponibilità ad ammettere che spesso spesso, molto spesso, l’assoluta mancanza di produttività di certi pubblici uffici è una catena al collo di interi settori?"
Non posso altrettanto dire che sia anche corretta - statisticamente ed economicamente parlando -, aldilà della "percezione" non ne ho gli strumenti. Ho avuto a che fare con uffici totalmente indolenti e con uffici altrettanto solerti. La differenza chi la fa? La differenza che ho sempre notato è che in quelli indolenti oltre il muro di impiegati svogliati non ho visto nessuno, negli altri invece il dirigente aveva la porta aperta, passava per gli uffici, e a lui si andavano a rivolgere gli impiegati.
E allora vogliamo dirlo che il problema sta qui? Sta nella mancanza assoluta di una vera organizzazione del lavoro negli uffici pubblici, sta nel fatto che laddove le cose non funzionano i dirigenti non sono in grado di svolgere il proprio ruolo? La razionalizzazione della spesa senza riorganizzazione produrrà nell'immediato un sollievo per le casse pubbliche, utile per quanto si vuole per carità, ma non serve a togliere "la catena al collo ad interi settori"..
Sindacati: il partito del lavoro - altrui
Buonasera...sono una dipendente pubblica 47 anni...mamma..due lauree, sociologia, lingue straniere, Disaster Manager, mediatore civile...eccetera eccetera....percepisco uno stipendio netto di 1.800,00 euro non sono ne diventerò mai dirigente e dico
certo
ci sono dipendenti pubblici ...come dipendenti privati...che non fanno il loro dovere...ci sono sempre stati gli strumenti per licenziarli
qualcuno si è chiesto perchè raramente si è proceduto in tal senso
Ma secondo lei...voi....chi licenzieranno ora che abbiamo così tenacemente "voluto" la cancellazione del licenziamento per giusta causa.... il dipendente pubblico fannullone ma ...caro al politico...o il dipendente pubblico diligente...preciso...ma "scomodo" al politico....
bene datevi la risposta
...si parla tanto di licenziamenti di dipendenti pubblici....grande demagogia...io credo di non sbagliare nel dire che non ho letto mezza parola dal governo sulla assoluta necessità di sospendere tutte le collaborazioni esterne...alcune volte conferite a persone preparate..altre...moto spesso...concesse agli amici degli amici
Io e altri miei colleghi...lavoriamo...onestamente noi siamo il pubblico...siamo dipendenti e utenti...nessuno ci difenderà...saremo i primi a soccombere
non esiste meritocrazia nel pubblico impiego
Si parla tanto del Privato
osservato
il pubblico impiego e la pubblica amministrazione
sono gestiti
da "privati" i politici
che non fanno l'interesse pubblico
Buonasera
Buonasera...sono una dipendente pubblica 47 anni...mamma..due lauree, sociologia, lingue straniere, Disaster Manager, mediatore civile...eccetera eccetera....percepisco uno stipendio netto di 1.800,00 euro non sono ne diventerò mai dirigente e dico
certo
ci sono dipendenti pubblici ...come dipendenti privati...che non fanno il loro dovere...ci sono sempre stati gli strumenti per licenziarli
qualcuno si è chiesto perchè raramente si è proceduto in tal senso
Ma secondo lei...voi....chi licenzieranno ora che abbiamo così tenacemente "voluto" la cancellazione del licenziamento per giusta causa.... il dipendente pubblico fannullone ma ...caro al politico...o il dipendente pubblico diligente...preciso...ma "scomodo" al politico....
bene datevi la risposta
...si parla tanto di licenziamenti di dipendenti pubblici....grande demagogia...io credo di non sbagliare nel dire che non ho letto mezza parola dal governo sulla assoluta necessità di sospendere tutte le collaborazioni esterne...alcune volte conferite a persone preparate..altre...moto spesso...concesse agli amici degli amici
Io e altri miei colleghi...lavoriamo...onestamente noi siamo il pubblico...siamo dipendenti e utenti...nessuno ci difenderà...saremo i primi a soccombere
non esiste meritocrazia nel pubblico impiego
Si parla tanto del Privato
osservato
il pubblico impiego e la pubblica amministrazione
sono gestiti
da "privati" i politici
che non fanno l'interesse pubblico
Buonasera
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