Tra la vita e la morte, dopo tutto, scelgo sempre l’America

Jacopo Tondelli

“Scusate, ma secondo voi è possibile portare a giudizio, di fronte alla Corte Penale Internazionale, i militari e politici israeliani responsabili dell’operazione militare Piombo Fuso, con cui lo stato d’Israele ha messo a ferro e fuoco la striscia di Gaza?”. La domanda è stata formulata più o meno così, l’altra sera, a una conferenza sul Medioriente cui ho avuto il privilegio di partecipare da relatore presso l’Università di Pavia. La questione è ben posta, ed è l’occasione per riflettere sul mondo e - nel nostro piccolo - sulle relazioni internazionali italiane di ieri e di domani.

La giustizia penale internazionale, nella sua ancora breve storia, non ha mai anciticpato il corso della storia: lo ha sempre seguito. Dal Processo di Norimberga fino ai giudizi sui crimini della ex Jugoslavia, non è mai capitato che un tribunale - internazionale, in questo caso, ma a ben guardare la cosa vale anche per affarucci assai più domestici... - abbia segnato il corso degli eventi. Ha semmai fatto giustizia, dopo, e comunque all’interno del perimetro dei rapporti di forza disegnati tra chi ha vinto e chi ha perso una guerra.

Per questo, dicendo la mia sulla domanda da cui siamo partiti, l’altra sera ho risposto che, se mai un giorno un Tribunale Internazionale giudicherà “Piombo fuso” sarà perchè nel mondo son cambiati gli equilibri. Radicalmente. Usando uno scenario provocatorio, ma forse non paradossale, ho detto che Piombo Fuso sarà oggetto di una concreta attenzione della Giustizia Penale internazionale quando gli Stati Uniti d’America non saranno più egemoni. Quando sarà davvero iniziato il “secolo cinese”, quando il Nordafrica sarà un protettorato di Pechino, e il Medioriente vivrà di relazioni con Mosca e Shangai più che non Washington, New York e Berlino. 

Insomma, per portare alla sbarra Piombo Fuso, allo stato attuale dei fatti, serve una rivoluzione. Una rivoluzione, proverbialmente, non è un pranzo di gala, e riguarderebbe per forza di cose il nostro paese: tradizionale cerniera geopolitica tra Europa e Mondo Arabo, tra Est e Ovest del Mondo. In un cambio di assetti così disegnato, inutile nascondersi, l’italia avrebbe (o avrà?) un ruolo chiave: e servirebbe (o servirà) il potere di Pechino. Un potere rigidissimo, fatto di algoritmi che governano la crescita, che gestiscono la natalità, che programmano quanta gente in più permettersi di mangiare o avere la macchina ogni anno, regione per regione, campagna per campagna. Un sapere che eviterà forse casi come Enron e Lehman Brothers, ma che viola ogni anno i diritti umani di milioni di cinesi senza che nessun Tribunale Internazionale possa permettersi di dire beh.

La domanda, alla fine, è molto semplice: siamo disposti a diventare cinesi per processare Piombo Fuso, in un contesto la cui terzietà e imparzialità sarebbero tutte da dimostrare? Io, francamente, no. Come il Buffalo Bill di De Gregori, dopo tutto, tra la vita e la morte, preferisco l’America.

 

 

: Cina / Israele / USA

Comments

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Inviato da: Jacopo Tondelli
1 December 2011 - 19:39

ma il problema è politico, non giuridico. Inutile nascondersi dietro alle norme sostanziali o alla legittimazione procedurale, la “partita” si fa altrove. In politica e nelle relazioni internazionali dove, per inciso, quelle norme si scrivono e si riscrivono.

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Inviato da: macriba61
1 December 2011 - 11:59

Ricordo che esiste anche la possibilità di un'azione motu proprio del Prosecutor sulla base di informazioni ricevute riguardo alle gravi violazioni dei diritti umani (art.15) e le notizie riguardo a Gaza sono state depositate.
Oggi teoricamente nessun paese potrebbe sfuggire alla giurisdizione della Corte. Diversa è la realtà ovviamente.

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Inviato da: Bianca
1 December 2011 - 15:53

Il Procuratore puo' agire proprio motu solo se la corte ha competenza sul caso specifico

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Inviato da: Jacopo Tondelli
30 November 2011 - 22:35

Già, e potrà decidere se Israele è ancora un alleato irrinunciabile, come quando era numero 1 asl mondo, oppure è tra le cose che si possono (drammaticamente) sacrificare, quando si diventa numero due. Questo è esattamente IL punto.

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Inviato da: Jacopo Tondelli
30 November 2011 - 21:29

"d) Il Consiglio di Sicurezza decide di riferire una precisa situazione al procuratore della Corte Penale Internazionale, Articolo 13 (b) [vedi anche risoluzione 1970 sulla situazione in Libia] - Il Consiglio di Sicurezza non ha rilasciato nessuna risoluzione a proposito."

L’ipotesi, Bianca, era proprio questa. In caso di cambio di "egemonia mondiale", tutto è possibile, persino un voto del consiglio di sicurezza. Il diritto è una scienza umana, inoltre, e il suo contenuto - le leggi - cambiano col cambiare della storia e degli eventi. Non risponderei all’obiezione legalista con una contro-obiezione legalista: il punto è un altro, ed è tutto politico (secondo me)

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Inviato da: Bianca
30 November 2011 - 21:47

Gia', ma persino in un ipotetico futuro con un cambio di "egemonia mondiale" l'America rimarra' membro permanente del Consiglio di Sicurezza e quindi in potere di esercitare il suo diritto di veto

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Inviato da: Jacopo Tondelli
30 November 2011 - 20:26

ci mancherebbe. Suo diritto scrivere sotto anonimato, mio diritto annotare che - metodologicamente - non è la posizione migliore per denunciare il poco coraggio altrui.

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Inviato da: Jacopo Tondelli
30 November 2011 - 19:34

@macriba
Lo ritengo assolutamente auspicabile e teoricamente proficuo, ma del tutto improbabile almeno nel medio-periodo, se intendiamo questa soluzione come un processo politico che arriva dall'alto e non come un movimento sociale che si genera dal basso.
Cos’era il Sudafrica? un posto in cui una maggioranza di cittadini era brutalmente discrimanata da una minoranza su base apertamente etnico-razziale. La maggioranza di cittadini di “serie b” ha lottato per anni, sotto la guida di un leader pacifico che ispirava la lotte a principi sostanzialmente non-violenti. Questo, innegabilmente, ha aiutato il processo di cui tu parli, quando la maggioranza etnica discriminata ha preso democraticamente il comando del paese.
In Israele e Palestina la storia è tutta diversa. Diverso è il regime di rapporto con lo stato d’Israele a cui sono sottoposti i cittadini arabo-israeliani e gli occupati dei territori palestinesi. Diversa sono le evoluzioni possibili della fine del conflitto (visto che la nostra stella polare è il diritto internazionale, non è lo stato binazionale la soluzione che si prospetta ma la divisione in due popoli per due stati, o così almeno l’Onu ha votato fino ad adesso). Diverso, infine, è il tasso simbolico e pratico di violenza ereditata, non che le culture politiche che si sono formate e alimentati durante un conflitto che non sta dentro al perimetro di una costituzione folle (quella sudafricana), ma dentro un’area geopolitica omogenea in cui - tecnicamente - l’anomalia sono sei milioni di ebrei in mezzo a mezzo miliardo di arabi. Quando si pensa a una pacificazione, non bisogna pensare solo alle intifade e alle repressione, alle violenze dirette e alle memorie dell’esproprio, ma anche a tutto quello che succede nell’area da decenni, come portato non districabile rispetto alla sola questione israelo-palestinese. Per questo, credo, la “pace fredda” che piaceva a Yehoshua (senza abbracci e senza pacificazioni interiori) sia al momento l’unico scenario perseguibile, anche se meno “giusto” nel sanare il passato. Ovviamente, sarei felicissimo del contrario.

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Inviato da: Bianca
30 November 2011 - 21:11

Invece di colpevolizzare l'equilibrio di potere e pretendere che anche il diritto internazionale ne sia vittima, basta un'analisi prettamente legale per giungere alla conclusione che no, militari e politici Israeliani non saranno portati a giudizio davanti alla Corte penale Internazionale. Infatti la Corte non ha alcun tipo di competenza sui presunti crimini commessi da Israele durante Piombo Fuso. Secondo il suo stesso Statuto, la Corte ha competenza su:
a) cittadini di uno Stato Parte, Articolo 12(2)(b) - Israele non e' uno stato parte
b) il territorio di uno Stato Parte, indipendentemente dalla nazionalita' dell'offensore, Articolo 12(2)(a) - la Palestina, non essendo uno Stato, non rientra in questa categoria
c) Uno State decide di conferire competenza alla Corte ad hoc, Articolo 12(3) - la Palestina non e' uno Stato e non ha quindi nessuna possibilita' di conferire competenza all Corte per quanto riguarda i presunti crimini commessi durante Piombo Fuso
d) Il Consiglio di Sicurezza decide di riferire una precisa situazione al procuratore della Corte Penale Internazionale, Articolo 13 (b) [vedi anche risoluzione 1970 sulla situazione in Libia] - Il Consiglio di Sicurezza non ha rilasciato nessuna risoluzione a proposito.
Conclusione: militari e politici Israeliani non saranno sottoposti al giudizio della Corte Penale Internazionale non perche' l'America rimane tuttora l'egemone mondiale, ma perche' la Corte non ha alcuna competenza sui presunti crimini commessi durante Piombo Fuso

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Inviato da: Rubino
30 November 2011 - 18:47

In effetti non bisogna sottovalutare l'aspetto (autodichiaratosi) provocatorio della risposta. Tendenzialmente fuggo dalla dialettica dualista perché, se da una parte ha di buono che scevra certe retoriche buoniste, dall'altra può depotenziare legittime istanze e ottime argomentazioni.

Lo scenario descritto, peraltro, non è tanto improbabile, ma il contesto nel quale lo scenario si verrebbe a formare mi sembra (ma forse voglio essere troppo ottimista) un po' troppo sclerotizzato nel presente. Intendo dire che se la rivoluzione non è un pranzo di gala, non lo sarà nemmeno per le tiranniche politiche cinesi che, se da una parte hanno fin'ora garantito lo sviluppo, dall'altra ne possono anche circoscrivere i limiti.

Se avessi dovuto dare una risposta, non meno provocatoria, avrei detto "sì, mi pare giusto e invero sarebbe l'inizio di una rivoluzione che spunterebbe non poche armi dialettiche ad arabi, cinesi e antioccidentali d'ogni risma."

Lorenzo P.'s picture
Inviato da: Lorenzo P.
30 November 2011 - 18:47

Se diventa un aut aut si punta a ridurre i danni, e visto l'ingenza dei danni ipotizzati non c'è nessuno che potrebbe mettere in discussione la scelta di sacrificare un processo per un bene maggiore. Che è sempre un tema spinosissimo, ma con queste premesse perde praticamente tutta la sua spinosità.

D'altronde non essendo i due eventi collegati la scelta potrebbe essere fatta solamente a posteriori e quindi essere una scelta forzata. Non è certo ipotizzabile una situazione in cui il processo o meno all'operazione piombo fuso possa toccare in qualche modo, per quanto convoluto, un'ipotetica presa di potere cinese in Europa.

Non ci potremmo mai trovare in una situazione di scelta in tal senso, perché prima la domanda non potrebbe essere posta (come dice lei, l'opzione processo non si potrebbe avverare prima di un cambiamento geopolitico già avvenuto), e dopo le cose sarebbe già state fatte.

Jacopo Tondelli's picture
Inviato da: Jacopo Tondelli
30 November 2011 - 18:38

Ma il punto è questo, Lorenzo: e se il ragionamento per assurdo diventa un aut aut, da che parte stiamo? La storia è “storicamente” più manichea di come la vorrebbero i filosofi o di come la considerano i giuristi...

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Inviato da: macriba61
30 November 2011 - 18:57

La domanda era se credi che sia possibile/auspicabile/proficuo per avviare una pacifica futura convivenza tra palestinesi e israeliani che le due parti si confrontino sui fatti di violenza degli ultimi anni (ma non solo forse) all'interno di un procedimento mediatorio del tipo Commissione Verità e riconciliazione del Sud Africa, per provare a porre basi diverse e nuove. Qui si starebbe fuori dalla Corte penale internazionale, ma si tratterebbe comunque di 'giustizia'.

Lorenzo P.'s picture
Inviato da: Lorenzo P.
30 November 2011 - 18:25

Ma si può capire quello che lei voleva dire leggendo i commenti, solo che il modo in cui è stato posto il pezzo svia terribilmente l'attenzione. La domanda dell'ultima frase io (e non credo solo io) la leggo non come un ragionamento per assurdo, ma come un aut aut.

Ben felice di constatare che non fosse questo il suo intento, però quello che il lettore (che non conosce lei né è stato a questa conferenza) capisce dalla lettura del testo non è che sia un analisi sugli equilibri geopolitici, ma un'analisi su Israele, e così l'ultima frase appare decisamente fuori luogo.

Jacopo Tondelli's picture
Inviato da: Jacopo Tondelli
30 November 2011 - 18:15

Il processo non li porterebbe con sé. Per fare il processo questo cambio di equilibri di potere sarebbe piuttosto un presupposto. Il diritto penale internazionale "soffre" terribilmente del potere politico globale e dei suoi equilibri: solo il contesto di rapporti di forza è favorevole, si celebrano i processi. La domanda di partenza è: quali equilibri renderebbero questo processo possibile? ho dato una risposta provocatoria ma non paradossale. Il realismo, in politica, mi è sempre parsa una virtù.

Macriba61: riformula qui la domanda, così rispondo pubblicamente senza aspettare L’Aja...

Lorenzo P.'s picture
Inviato da: Lorenzo P.
30 November 2011 - 18:07

Mi sfugge il senso della cosa sinceramente, che senso ha discutere se sia meglio processare i vertici dell'epoca di Israele o stare sotto la cina? Non è una questione di scelta doppia ed esclusivamente doppia, o dittatura cinese o israele.

Posso comprendere che lei volesse dire che ci vuole una grossa rivoluzione dei poteri, ma messa così che senso ha? Chi è che sceglierebbe di processare qualcuno, indipendentemente dalla colpevolezza o meno, se si presuppone che il processo porta con sè, indirettamente, tali fatti? Anche solo per una questione di ridurre i danni il più intransigente giustizialista (che brutta cosa aver trasformato questo termine in un semi-insulto) deciderebbe di lasciar stare.

Jacopo Tondelli's picture
Inviato da: Jacopo Tondelli
30 November 2011 - 17:58

La domanda in questi termini era arrivata dal pubblico, e ad esprimere la mia posizione sul mio blog un po' ci tengo, lo confesso.

macriba61's picture
Inviato da: macriba61
30 November 2011 - 18:05

E comunque a quella che avevo rivolto a te non hai risposto.
Dovrò aspettare che si apra il processo alla Corte penale internazionale dell'Aja?

macriba61's picture
Inviato da: macriba61
30 November 2011 - 17:56

Contesto che la domanda fosse posta in quei termini, e comunque a te avevo chiesto una cosa diversa, ma evidentemente ci tieni molto a ribadire questa tua posizione.:-)

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Inviato da: stefano casertano
30 November 2011 - 17:52

Magari si chiama davvero cybrum

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Inviato da: Jacopo Tondelli
30 November 2011 - 17:38

Meno male che c'è Lei, che coraggiosamente si firma Cybrum

cybrum's picture
Inviato da: cybrum
30 November 2011 - 20:21

"combatto" a modo mio. in alcuni casi si dà n° di matricola e reparto di appartenenza. se non ti va bene che si metta il nick, non scrivere sotto a "rispondi": "il tuo nome o pseudonimo". una risposta da te non era comunque attesa.

cybrum's picture
Inviato da: cybrum
30 November 2011 - 17:33

esemplare autodefinizione di opportunista. complimenti per il coraggio. non c'è altro da dire se non che fotografa perfettamente l'italianuzzo che si arrangia come può.

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