BLOG
13 Giugno 2012
Eurobond al posto del debito nazionale: la Lady d'Acciaio vuole prendere il posto delle banche
Stefano Casertano
Forse, la verità sull’incontro Merkel-Barroso lo scorso martedì 5 giugno a Berlino è un po’ meno rosea di quanto non sia stato riportato dai giornali . Abbiamo letto che, a quanto pare, Angela Merkel “inizia a cedere” alla pressione congiunta di Hollande, Monti e perfino dell’opposizione tedesca.
La Germania starebbe “accettando l’idea” di un’unione politica e fiscale, e starebbe abbandonando la via del rigore. Finalmente si parla di crescita, e non solo di coprire i debiti pubblici con le tasse!
Il cambiamento d’opinione della "Lady d’Acciaio" sarebbe confermato anche da una pubblicazione dal titolo assai promettente: “Più crescita per l’Europa: occupazione, investimenti, innovazione”, in discussione in questi giorni tra i palazzi di Berlino. Insomma: il rigore rischia di strozzare l’economia, per questo serve una vera politica europea, continentale e orientata alla crescita.
Ma a leggere in tedesco gli stralci del documento riportati dall’Handelsblatt (il principale quotidiano finanziario tedesco), la verità potrebbe sembrare molto meno rivoluzionaria di quanto non prospettato dai media italiani.
Per iniziare, le otto pagine formato A4 non hanno valenza “europea”, ma sono pensate prima di tutto per un incontro con l’opposizione, che si terrà il 13 giugno, per convincere Verdi ed SPD a votare l’approvazione a un nuovo patto fiscale europeo.
Per l’Europa ci sono due idee principali. La Banca Europa d’Investimento dovrebbe vedere il suo capitale aumentato di dieci miliardi di euro, per essere messa nelle condizioni di reagire alle crisi di bilancio nazionali per quindici miliardi di euro l’anno. Si parla poi di Project-Bonds per finanziare investimenti infrastrutturali, ma con un controllo molto stretto sull’impiego dei fondi.
Il punto più controverso riguarda la necessità espressa di “un processo di condivisione delle politiche economiche e fiscali”. Il Consiglio Europeo deve “verificare come si possa rendere il coordinamento delle politiche migliore e maggiormente vincolante”. Nel discorso tenuto al termine dell’incontro con Barroso, Angela ha affermato che voleva discutere come “le banche di sistema possano essere poste sotto un meccanismo di controllo europeo, di modo che le questioni nazionali non giochino un ruolo troppo grande”.
Insomma, la questione del rigore fiscale non si tocca. Gli strumenti “di sviluppo” riguardano il controllo e il coordinamento europeo. In un’intervista sull’emittente tedesca ARD il cancelliere ha chiarito poi il suo concetto di euro 2.0: “non possiamo stare ad aspettare, perché un paese o un altro non vogliono marciare insieme”. Angela ci ha abituato alle sue dichiarazioni sibilline, e ciò può significare due cose. La prima è che chi vuol far parte dell’euro, deve cedere maggio sovranità all’Europa. La seconda implica la necessità di riforme, e in genere le riforme si attuano in base al modello di maggior successo. Sembra proprio che questo modello sia la Germania, e che i paesi dovranno attuare le riforme, pena l’ostracismo continentale.
Per qualcuno, tutto questo significa che Angela stia “cedendo”. Pensiamo a un’altra interpretazione: la Lady d’Acciaio sta dichiarando il prezzo per la permanenza in Europa. Bisogna fare ciò che fa la Germania. Ciò potrebbe significare che si arriverà a un nuovo concerto delle nazioni in Europa, in cui tutte le decisioni siano collegialmente decise e tutti saranno felici.
È difficile che Angela stia offrendo a Bruxelles la sovranità europea su un piatto d'argento. Il cancelliere sta candidando il paese alla guida del continente. La tacceranno di nazismo: negli ultimi mesi i paragoni si sono sprecati. Ma la Germania del dopoguerra ha saputo esprimere un modello sociale ed economico molto superiore ed equo rispetto a quello dell’Europa Meridionale, riscattandosi in parte dal buio passato (da cui non si riscatterà mai). Se la politica estera è espressione di quella domestica, una leadership tedesca non sarebbe comunque una prospettiva nefasta.
Appare chiaro lo scopo della “disciplina fiscale”: Angela vuole evitare che il risparmio tedesco sia risucchiato dai deficit dell’Europa meridionale. È lo stesso concetto alla base della decisione originaria di Maastricht di limitare il rapporto deficit/Pil al 3%.
Adesso, aumentando la dotazione della Banca d’Investimento europea, i fondi per lo sviluppo sarebbero sottoposti a stretta vigilanza politica. Si spostano i finanziamenti dal controllo delle banche (finanziamento tramite deficit) al controllo pubblico (finanziamento tramite bond infrastrutturali). The State is back, e Angela ne vuole tenere le redini. Come darle torto, dopo il casino che è successo?

Comments
Al momento non ci sono commenti per questo pezzo.
Post new comment