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13 September 2012
La Corte Costituzionale tedesca e l'ultimo treno per l'Italia
Stefano Casertano
La decisione della Corte Costituzionale tedesca in merito al contributo tedesco al fondo ESM rilancia la palla della crisi europea nel campo della politica. Il sentimento diffuso in Germania è che finalmente sia stata fatta chiarezza sulla questione: è un elemento fondamentale in un paese in cui le regole e il diritto stabiliscono in maniera condivisa e accettata i processi di azione e intervento.
Il fondo ESM ("European Stability Mechanism") avrà una dotazione totale di 500 miliardi di euro, e potrà servire per il rifinianziamento del debito pubblico dei paesi in difficoltà. Se lo spread tra i titoli del debito degli stati in crisi dovresse aumentare troppo rispetto a quello tedesco, il fondo potrà effettuare acquisti. Si ridurranno così i rendimenti, che rischierebbero di diventare troppo onerosi per chi ha troppo debito da ripagare. I paesi europei finanzieranno l'ESM in base alle quote di partecipazione alla BCE. La Corte ha stabilito che l'impegno della Germania non dovrà superare i 190 miliardi di euro, e che se si dovesse superare questo limite sarà necessaria un'approvazione parlamentare.
Questa decisione non risolve i problemi europei, così come la crisi non è finita quando Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, ha annunciato che l'istituto acquistera titoli di debito del Sud Europa. Serve a guadagnare tempo. Soprattutto, nel frattempo i rischi di riforme mancate aumentano.
Il primo problema è l'inflazione. Per ora, il tasso di aumento dei prezzi è basso, nonostante le attese di aumento di disponibilità di moneta (quando si stampa moneta, gli stock monetari aumentano, e così aumenta l'inflazione). I prezzi sono mantenuti bassi dalla disoccupazione e dalla stagnazione nei consumi. Da questo punto di vista, in realtà, la BCE ha un'arma in più, rappresentata dalla possibilità di garantire interessi sui depositi che gli istituti di credito effettuano alla BCE stessa. Ciò significa che se la BCE aumenta la disponibilità di moneta stampando denaro per comprare titoli di stato, allo stesso tempo incentiva le banche a mantenere i depositi "congelati" presso la BCE stessa. E' una strategia relativamente nuova, i cui effetti e limiti sono tutti da provare, ma che potrebbe salvare capra e cavoli: evitare il tracollo finanziario di Spagna e Grecia (e Italia), ma contemporaneamente contenere l'inflazione - e sottolineiamo il "potrebbe".
Alla fine, però, questo "corto circuito" della strategia monetaria non avrà effetto sull'economia reale, se riforme vere non sono completate. E' tempo di agire. La disoccupazione non solo è alta: i disoccupati rimangono senza lavoro troppo a lungo, e un loro reinserimento diventa sempre più difficile ogni mese che passa. I giovani senza lavoro sono poi una tara insopportabile per il futuro del continente, perché le professioni s'imparano lavorando.
Si aggiunge la squisita situazione italiana: in un interessante unicum europeo, i prezzi aumentano nonostante una recessione da tempo di guerra, che sfiora il 3% l'anno; nonostante una disoccupazione al 10,7%; e nonostante il crollo della produzione industriale (-7% nei primi sette mesi del 2012). Ciò dipende dalla presenza di troppi cartelli e monopoli, oltre alle tasse sulla benzina. Ciò significa che, ai fatturati in calo, gruppi e corporazioni stanno reagendo aumentando prezzi e tariffe. Per questo, la crisi economica potrebbe subire un ulteriore crollo, ma stavolta repentino e devastante, come tipico per i monopoli non appena applicano prezzi insostenibili.
Tutto lascia pensare, quindi, che la decisione della Corte Costituzionale tedesca sia l'ultimo treno per l'Italia, che adesso ha il dovere e l'opportunità di applicare riforme vere. Serve un intervento deciso della politica, ma soprattutto una nuova consapevolezza dei cittadini. I sacrifici necessari per le riforme saranno nulla in confronto a quelli che potrebbero essere imposti da un aggravarsi della crisi.

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