17 March 2012
La riforma dell' art. 18 può rimuovere le incertezze che scoraggiano le aziende dall' investire in Italia
Marco Giovanniello
Pare che per la riforma dell' art.18 sia la volta buona, non perché si sia raggiunto un accordo, ma perché Mario Monti ha deciso di gettare tutto il suo peso politico sul piatto della bilancia e di tagliare il nodo gordiano.
L' art. 18, che lega quasi indissolubilmente aziende e lavoratori e che in realtà era nato non per difendere i loro interessi economici, ma quelli politici e sindacali di cittadini, per impedire discriminazioni e licenziamenti per cause extraeconomiche, si è trasformato nel tempo nello strumento del contratto di lavoro a vita, un concetto che allora vigeva da noi quanto in Giappone e in Austria.
È figlio del suo tempo e curiosamente è coetaneo ma è l' opposto della legge che introducendo il divorzio aboliva l' indissolubilità del matrimonio. Negli ultimi quarant' anni la società è cambiata moltissimo e sempre nel segno della fluidificazione, ma l' art. 18 è andato controcorrente, rendendo vischioso il mondo del lavoro nelle aziende grandi e medie. Per quanto nobili fossero le intenzioni non possiamo dubitare del peso che ha avuto nel declino di queste ultime, celebrato dallo sciocchezzaio del "piccolo è bello", per cui le grandi aziende sono diventate medie, le medie sono diventate piccole e le piccole chiudono.
La globalizzazione impone sempre più spesso la crescita a chi vuole sopravvivere e non possiamo permetterci una norma che disincentiva la dimensione e rende troppo rischioso l' investire in Italia. Se si spera che il Paese cresca non si può offrire al capitale internazionale la trappola del rapporto di lavoro indissolubile, altrimenti sempre e comunque verranno scelti altri Paesi, che offrono un sistema più equilibrato.
Camusso dice che sarebbe un passo indietro, ma sbaglia, perché un' intera generazione già vive nella totale precarietà e senza tutele. Non si tratta di auspicare il ritorno ai tempi del "Sior paron dale bele braghe bianche", ma di sfuggirne definitivamente, perché per i giovani e per chiunque perda un lavoro protetto poi non c' è un contratto che potrebbe essere interrotto da parte dell' azienda, ma un contratto che nasce con una data di scadenza, anche quando quella dell' azienda non è un' esigenza di lavoro temporanea.
L' Italia deve adattarsi all' idea che nell' era della globalizzazione si trova in un continuo concorso di bellezza in cui le aziende decidono quale Paese scegliere per produrre e dunque creare o mantenere posti di lavoro. L' art. 18 è una particolarità italiana che rende non tanto più alto, ma imprevedibile il costo del lavoro. Non ha senso per uno straniero scegliere l' Italia per un' iniziativa imprenditoriale, che come tale è rischio, perché se le cose vanno maluccio è molto difficile ricalibrare il tiro. Per l' imprenditore italiano è un ulteriore incentivo alla delocalizzazione.
La proposta che pare verrà imposta da Monti, bene così eviteremo le lacrime del Ministro Fornero, di consentire i licenziamenti per causa economica in cambio di un congruo indennizzo, può introdurre l' indispensabile elemento di certezza per gli investitori. Elaborando un business plan, quando ci si chiede se scegliere l' Italia per investire, si saprà quanto costa, se le cose non vanno come si è sperato, ridurre i dipendenti. Al posto di un punto interrogativo ci saranno dei numeri certi, che potranno segnalare che a conti fatti è proprio in Italia che si deve investire.
Giovani e precari avranno qualche certezza in più, anche se i vecchi occupati avranno qualche certezza in meno, ma sarà certamente più equo e soprattutto il numero dei posti di lavoro, passato il terribile periodo di transizione in cui le aziende si disferanno di dipendenti che da anni vorrebbero ridurre, sarà più alto.

Comments
art. 18 bisogna eliminarlo, ho una azienda di 14 dipendenti, da quando cè art. 18 non ho mai avuto voglia di allargarmi , anni terribili, dipendenti che non venivano mai a lavorare, permessi a valanga, certificati di malattia frequenti, litigi fra di loro con bassissime produzioni, negligensa nell utilizzazioni delle atrezzature, pause unfinite, tanto una volta assunti a dempo indeterminato ,chi ha il coraggio di licenziarli se fai una causa indovina chi ha torto? se non cambiano lo statuto alla fine dell anno vado in liquidazione. monti ha ragione ma credo che il sindacato in italia ha più potere che il presidente della repubblica.
art. 18 bisogna eliminarlo, ho una azienda di 14 dipendenti, da quando cè art. 18 non ho mai avuto voglia di allargarmi , anni terribili, dipendenti che non venivano mai a lavorare, permessi a valanga, certificati di malattia frequenti, litigi fra di loro con bassissime produzioni, negligensa nell utilizzazioni delle atrezzature, pause unfinite, tanto una volta assunti a dempo indeterminato ,chi ha il coraggio di licenziarli se fai una causa indovina chi ha torto? se non cambiano lo statuto alla fine dell anno vado in liquidazione. monti ha ragione ma credo che il sindacato in italia ha più potere che il presidente della repubblica.
"O diventiamo come i tedeschi o inevitabilmente diventiamo cinesi. A voi la scelta"
Lapidario, complimenti.
Io invece vivo quotidianamente cosa significa l'immobilismo dovuto alla concreta impossibilità delle grandi aziende di liberarsi di lavoratori improduttivi , assunti negli anni delle 'vacche grasse' in cui gli errori di assunzione erano marginali.
I pochi " giovani" (ho 33 anni e purtroppo sono considerato un 'giovane' ) sono sottopagati pure essendo la prima linea e l'ingrediente per poter portare innovazione nel modo di lavorare. Chi è stato coccolato pur dando poco dovrebbe farsi da parte. E quando mi vien detto il futuro sarà vostro a me vien da rispondere che Il presente dovrebbe esser nostro. Il 'noi' non è tanto una classificazione anagrafica ma di merito.
Sono d' accordo con l' ordine delle priorità che lei segnala e ritengo che Monti, prima di varare la riforma dell' art. 18, dovrebbe fare un Decreto Legge che abolisca la corruzione e l' evasione fiscale.
Delle liberalizzazioni si è già occupato con poco successo e la riforma della giustizia amministrativa richiede qualche tempo.
Corruzione: Ocse, essenziale lotta a corruzione, e’ freno a crescita Italia
Roma, 4 mar. (Adnkronos) – ”L’elevata corruzione e’ un freno per la crescita”. E’ quindi ”essenziale” una ”lotta” contro questo fenomeno che ”produce un costo in termini di competitivita”’. Lo afferma il capo economista dell’Ocse, Giancarlo Padoan, alla Camera per un’audizione in commissione Bilancio. La corruzione, ribadisce ”e’ tra le cause che spiegano la bassa crescita in Italia”. A incidere negativamente sul pil italiano c’e', poi, l’elevato costo della giustizia amministrativa, che, se fosse risolto, ”potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo”. Tra gli altri problemi che affliggono il paese Padoan sottolinea quello dell’evasione fiscale; dalla lotta si possono ottenere ”vantaggi significativi”. Secondo l’Ocse bisogna procedere, inoltre, con la liberalizzazione di alcuni settori, in particolare quello dell’energia ”per abbattere i costi di produzione”.
Per il rilancio del paese, inoltre, ”e’ cruciale la riforma del lavoro”, che deve considerare: ”la graduale eliminazione del precariato, l’accesso dei giovani al mercato, la riforma degli ammortizzatori sociali e la riduzione del numero dei contratti”, sottolinea Padoan.
Allora:
1) corruzione
2) giustizia amministrativa
3) evasione fiscale
4) liberalizzazioni e, buon ultima
5) riforma del mercato (sic!) del lavoro
Chissè perchè, invece, tanti illuminati capovolgono le priorità ?
Come dice un detto scurrile, è facile fale il ... con il ... degli altri
Che la Bocconi sia con te, ci fornite bocconcini di saggezza, sempre quelle,però, come un disco incantato.
Anche la Spagna non ha l'art.18, però si ritrova con una disoccupazione al 20%, l'intero nè fa a meno, infatti la crisi è globale,.
veramente una delle peggiori opinioni espresse su questo sito. tra l'altro con qualche evidente difficoltà a scrivere con un italiano decente. l'argomento è desueto. non si investe in italia perchè (dicono i commentatori) non abbiamo un sistema paese (trasporti, giustizia, burocrazia efficiente). e gli stranieri quando vogliono andare via non hanno alcuna difficoltà (vedi casi recenti, sardegna, lombardia).
consiglio altre coltivazioni al signor giovanniello
E perché no? Se le capita di leggere interviste ad economisti americani, anche quelli più di sinistra, non ne troverà uno favorevole all' articolo 18 e all' ingessatura del nostro mercato del lavoro che provoca.
É tristissimo quest'articolo per la sua misera visione d'insieme. Non ci sono dati scorretti (più che altro non ci sono dati e da qui capisco perché era uno dei peggiori studenti del DES), ma manca completamente la contestualizzazione di quello che sostiene. Mi dica, se dovesse fare un paragone sul sistema economico italiano e quello americano o tedesco, partirebbe dall'articolo 18?
Quasi l' intero mondo riesce a fare a meno di equivalenti dell' art. 18, l' Italia è il Paese sviluppato che cresce meno da decenni, anzi non cresce, Monti propone di copiare Paesi che hanno risultati economici, tassi di disoccupazione e stipendi migliori dei nostri, non capisco la sua voglia di mantenere un sistema che si dimostra ultimo in classifica.
Io vorrei sapere sto signore qui dove vive... a parte che l'articolo 18 non è già più utilizzato da una vita in quanto (perfetto esempio di cose fatte all'italiana) vale solo per le aziende con più di 15 dipendenti and guess what? la maggior parte delle aziende sono sotto... è chiaro che l'articolo 18 è solo un modo di scardinare (ulteriormente) i diritti dei lavoratori dipendenti...lei dice che già una generazione vive in maniera precaria... ma questo è stato perchè all'epoca (3 o 4 anni fa) si diceva che la flessibilità avrebbe aiutato a risolvere il problema del lavoro ed avrebbe attratto nuove aziende in italia... mmmhhh dove ho già sentito questo discorso? Molte aziende vanno in slovenia o in cina a produrre, ma i lavoratori vengono pagati 2 euro al giorno o giù di li... questo è sintomo di crescita? C'è qualcosa che mi sfugge... anzi no... dando un'occhiata alla sua biografia (complimenti per l'ironia...) mi rendo conto che lei, come quel preferiscononcommentare di monti venite dallo stesso ambiente... e cioè vivete fuori da una realtà su cui pretendete di dare giudizi o nel caso di monti (e cerco di esprimere tutto il mio disprezzo usando la lettera minuscolta) cerca di regolare... viveteci voi con 1100 euro (and counting to the low...) per vedere se riuscireste ad essere programmaticamente cosmopolita con radici alla scala...
Questo modo di discutere sempre arroccato su posizioni politiche ha fatto la rovina dell'Italia. L'Italia e' in un ambiente competitivo e ora non e' piu' in grado di reggere certi diritti acquisiti. Si vede da tutto . La Ferrari stessa che ultimamente fa pena e' dovuta al fatto che il distretto industriale della meccanica e' in ribasso perchè le aziende stanno scappando in Slovenia ed in Cina . Il guaio di voi a sinistra e' che credete in un dirigismo che non puo' esistere. piu'. In un modo di vedere l'economia anni 80 che ha iniziato la rovina dell'Italia. Sarebbe ora di andare a cercare di vedere come lavorano all'estero perchè inevitabilmente dovremo prendere atto che o diventiamo come i tedeschi o inevitabilmente diventiamo cinesi . A voi la scelta
Post new comment