di Vittorio Pasteris e Franco Borgogno
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L'uomo che fece volare gli umani girati di schiena

Nello sport gli innovatori sono spesso dei vincenti, ma non  di lungo periodo. Gli innovatori nello  sport sono dei rivoluzionari che riescono a cambiare  la tecnica della loro disciplina, senza essere quasi mai dei talenti naturali straordinari. Succede che rinnovando riescano a vincere, a mettere un vantaggio competitivo davanti agli avversari. Che però piano piano riescono ad apprendere le nuove tecniche e a superarli.

Seguendo questo canovaccio potete leggere la storia di Dick Fosbury, l'atleta americano che ha rivoluzionato il salto in alto dando il suo nome alla tecnica (Fosbury flop) oramai utilizzata da tutti gli atleti. Il salto in alto è una disciplina estremamente tecnica che per anni aveva sviluppato soluzioni diverse per superare l'asticella che però non riuscivano a trasferire a dovere l'energia della rincorsa al momento dello stacco.

Dick Fosbury era un atleta di caratura in fondo media nato a Portland nell'Oregon. Seguiva lo stile ventrale in voga al tempo. Il ventrale era stato inventato da un altro statunitense George Horine, che nel 1912 fu il primo uomo a superare i 2 metri. Fosbury faticava a ottenere successi e a farsi notare. Decise allora che bisognava cambiare modo di saltare. Piano piano iniziò a raffinare uno stile diverso di superare l'asticella. E i suoi risultati cambiarono improvvisamente. Il suo anno memorabile fu il il 1968 quando prima vinse i campionati universitari americani e poi portò a casa la qualificazione per partecipare alle Olimpiadi di Mexico City.

Prima di Fosbury i saltatori usavano la tecnica ventrale che era complessa da imparare e prevedeva un accentuato stacco verticale al momento del salto. Fosbury voleva riuscire a inventare qualcosa di diverso. Una tecnica che sfruttasse appieno la rincorsa per planare praticamente sopra all'asticella. C'era solo un problema. Per riuscire a planare al meglio era necessario effettuare una torsione allo stacco per girarsi  in aria e dare la schiena all'asticella. Una tecnica che fu definita fin dall'inizio "pazza".

Ma arriviamo a Mexico City. Grazie alla quota elevata della capitale messicana nell'atletica leggera i salti fecero faville. Tutti ricordano il volo spaziale con cui Bob Beamon stabilì nel salto in lungo un mondiale che fu superato solo 23 anni dopo. Anche nel salto triplo ci fu quella che è considerata la più grande gara di sempre con 4 record del mondo a raffica. Vinse Victor Sanejev, ma l'italianissimo Giuseppe Gentile fu recorman del mondo per un giorno.

A Città del Messico la "tecnica pazza" di Fosbury diventò un vero fenomeno dato che l'americano si guadagnò l'oro con una misura di 2.24 che gli regalò anche il primato olimpico e quello nazionale americano. Il record mondiale del "divino" Valerij Brumel, il russo vera icona del salto ventrale, era ancora lontano. Ci vollero un po' di anni perchè un saltatore "alla Fosbury" realizzasse un nuovo primato mondiale. Fu l'americano Dwight Stones che saltò 2.30 a Monaco di Baviera nel 1973.

L'anedottica della vittoria olimpica è arricchita dela fatto che sulla pedana di Mexico City Fosbury indossò due scarpe di colore diverso: "perché la destra di quel colore mi dava una spinta verso l'alto superiore rispetto a un altro tipo di calzatura".

La rivoluzione di Fosbury ha cambiato profondamente il salto in alto femminile permettendo alle donne di raggungere mediamente delle misure straordinarie, come nel caso di Sara Simeoni, la veronese campionessa olimpica e primatista mondiale del salto in alto

Finita dopo poco tempo la carriera agostica "il rivoluzionario" Dick Fosbury iniziò una carriera come ingegnere trasferendosi nell'Idaho. Nel 2008 gli è stato diagnosticato un linfoma che è stato vinto con la chirurgia e la chemioterapia.

 

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Eppure troppi dimenticano che il salto di Fosbury potè imporsi soprattutto perchè un gravissimo incidente motociclistico pose fine nel 1965 molto prematuramente alla carriera,già brillantissima, di Valery Brumel, il più grande e dotato saltatore in alto di ogni tempo.Brumel aveva solo 22 anni eppure aveva già vinto l'argento alle Olimpiadi di Roma del 1960 e l'oro a quelle di Tokyo del 1964.E l'anno prima aveva ritoccato per ben sei volte il primato del mondo.Di fronte ad un simile fenomeno , dotato di uno stacco esplosivo e di una capacità di elevazione eccezionale ed inarrivabile, se la logica governa il mondo, Dick Fosbury non avrebbe potuto proprio nulla alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 se non inchinarsi di fronte a cotanto talento. Il quale avrebbe,molto ragionevolmente,vinto anche quelle successive di Monaco nel 1972.Dove,infatti,vinse Juri Tarmak, un allievo di Brumel stesso.Il dominio incontrastato di Brumel,per giunta rafforzato dall'introduzione delle pedane in tartan,materiale ben più elastico e dotato di capacità propulsiva rispetto alla terra o al cemento sui quali Brumel dovette misurarsi nei primi anni sessanta, avrebbe quasi certamente impedito o reso arduo l'imporsi del salto di Fosbury. Il quale non sarebbe mai stato promosso e lanciato (come fu) da una vittoria olimpica.
Angelo Balzano

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