Il malessere dell’Europa corre tra Budapest e Parigi

David Bidussa

All’Europa sta più a cuore la moneta della democrazia. O meglio la democrazia interessa solo quando c’è da fare la voce grossa con Jörg Haider, oppure quando si tratta di fare quadrato contro Silvio Berlusconi. Così sostiene oggi Pier Luigi Battista sul "Corriere della Sera”. Si potrebbe essere d’accordo, solo che le motivazioni che propone Battista non mi convincono e anzi le trovo molto discutibili.
E conclude: “Ora ogni attenzione viene posta alla stabilità dell’euro e ogni sforzo viene indirizzato per salvare dal fallimento una moneta (…). Ma nessuna attenzione viene spesa per la qualità della democrazia. E nessun allarme viene lanciato dalle autorità europee se l’Ungheria deraglia dai binari della democrazia. Come se l’Ungheria fosse una nazione lontana. Come se l’Europa non prevedesse il rispetto di un’identità comune che ha nella democrazia una delle sue basi fondamentali”.

E’ una descrizione esatta di ciò che sta accadendo, ma a mio avviso se risolta solo sul piano dell’etica favorisce solo una cultura del risentimento e non propone una risposta culturale. Ci tornerò più oltre.
Soprattutto è una risposta smemorata rispetto alle occasioni e reticente rispetto alle preoccupazioni.
Rispetto alle occasioni: sul suolo dell’Europa, la violazione sistematica della democrazia politica e talora la violazione palese, esplicita e dichiarata dei diritti umani è avvenuta varie volte negli ultimi venti anni (ovvero all’indomani del crollo del sistema sovietico), ma l’Europa politica ha fatto spallucce. Certo l’Ungheria  fa parte della UE e non è solo collocata geograficamente in Europa.

Ma perché  richiamare il caso Haider?
Qui sta la reticenza. Perché appunto l’Europa nel senso comune (in quella di Pier Luigi Battista, e non solo per lui) non è né l’UE, né la carta geografica di quello spazio continentale che si chiama Europa. E’ invece ancora il territorio della civiltà coniugata sul confine del meridiano che passa per Lepanto. E dunque ciò che scandalizza, senza dirlo, è che l’Europa della cristianità non si scaldi per la democrazia violata. Oppure che si debba scaldare perché quella violazione avviene in un territorio e in uno spazio culturale in che si identifica con la cristianità. In breve dietro al richiamo (condivisibile) di Battista, sta la necessità (non detta, ma pressante) di salvare l’ideologia dello scontro di civiltà, il sistema delle regole al di qua del meridiano di Lepanto non può uscire dai binari della democrazia. Purtroppo nel corso del Novecento, ma anche negli anni di questo secolo antidemocrazia non si è fermata a Est di Lepanto.

Ma questo, non lascia fuori dal cono d’ombra coloro che tradizionalmente sono critici dello scontro di civiltà, e spesso, proprio per questi motivi pronti ad accettare tutto oltre il meridiano di Lepanto in nome, anch’essi di una non detta (ma radicata) cultura della differenza. Che si colloca nella neo-destra, ma anche ha molti adepti a sinistra
Anche per costoro vige il silenzio sulla questione ungherese. Anche per loro la critica all’Europa della moneta (in nome dell’Europa della civiltà) si nutre del silenzio funzionale con la vicenda ungherese. Il loro silenzio/assenso è importante e indica alcune questioni su cui la riflessione pubblica democratica in Europa è oggi in ritardo.
L’antieuropeismo oggi torna ad essere un piano cartesiano in cui si producono sintonie trasversali sull’asse destra/sinistra. Su quel terreno si salda una nuova stagione del radicalismo a destra che ha parentele strette con l’anticapitalismo di una parte della sinistra in Europa. E solo coniugandoli insieme forse si produce una risposta. Ma questa non si dà solo insistendo sull’antidemocrazia, come se l’Ungheria con le sue scelte di oggi venisse meno a quell’impegno democratico che avrebbe sottoscritto ieri quando si è liberata dal socialismo reale.
Dentro a quel processo di liberazione, come tutti i processi di liberazione, c’è stato molto silenzio sul proprio passato, non solo quello filonazista delle “Croci Frecciate” di Ferenc Szálasi o dell’autoritarismo del generale Horthy. Un silenzio che ha riguardato prima di tutto coloro che si presentavano come i liberatori (il movimento dei liberi democratici, la formazione da cui nel 1994 sarebbe fuoriuscito il partito Fidesz, il partito di Orban) che al momenti stesso della liberazione, nel 1989, non avevano alcun interesse a rivisitare i tanti momenti violenti, autoritari, antidemocratici della storia politica degli ungheresi.
Il silenzio dell’Ungheria su se stessa è anche una delle cause che spiegano il successo di Viktor Orban.
Allo stesso tempo, il silenzio sull’Ungheria ha molti protagonisti, ed è uno dei segnali della crisi culturale dell’Europa, del malessere delle democrazie politiche in Europa. Pensare che sia solo l’effetto di una miopia perché concentrata sulla moneta è confondere la condizione della crisi con uno dei cavalli di battaglia dell’Antieuropa. E, paradossalmente, è fare un regalo a Viktor Orban e ai suoi amici, là e qua. A destra come a sinistra.

P.s.
Ma ci sarebbe anche da aggiungre una postilla a cui nessuno finora vuole pensare. Nella forza di Viktor Orban sta anche la rincorsa a destra di un consenso che tenta di rafforzarsi mangiando voti e consensi alle forze neonazionaliste e atieruopeiste. Proviamo a fare una proiezione da qui alla primavera: E’ così fuori luogo o fuori misura trovare dei punti di connessione tra ciò che sta avvenendo in a Budapest e alcuni scenari possibili più vicini a noi, per esempio a Parigi? Forse si, ma non toglie l’eventualità di un nuovo del 21 aprile (la data in cui alle presidenziali francesi Le Pen eliminò Lionel Jospin) E questa volta non è detto che lo scontro eventuale veda il candidato dell’ UMP, ovvero Nicolas Sarkozy, non giocare preventivamente la carta dello scontro a destra, mangiandosi un pezzo di destra. Se così fosse – ma per ora è solo un’ipotesi di scuola – allora la partita non sarebbe solo discutere di ciò che accade ai “confini del’Impero”.

 

Comments

Silvano's picture
Inviato da: Silvano
4 January 2012 - 16:02

Il problema è che l'europeismo, o meglio la sua odierna versione al potere, è essenzialmente oligarchico. Ed è abbastanza incapace di rapportarsi con le popolazioni. Soffre di un deficit di democrazia piuttosto evidente ed ha una architettura octroyé. Il ripetere i referendum fino all'ottenimento del risultato sperato, la trasformazione della costituzione in trattato per bypassare gli elettori, la sistematica ricerca di accordi che consentano di centralizzare i processi decisionali senza sottoporre a giudizio i termini di cessione della sovranità nazionali sono tutti elementi che producono rigetto latente e avversione culturale. Il consenso di cui si nutre l'Unione nei paesi fondatori poggia - a mio giudizio - in maniera non indifferente sul lascito morale di figure come De Gasperi, Adenauer e Schuman. Non certo sull'empatia di Barroso e dei suoi commissari. Ma è un capitale politico che se non viene coltivato tende ad assottigliarsi. E personalmente non mi stupirei più di tanto di vedere in Francia un duello Hollande - Le Pen figlia. Tuttavia a differenza del duello Chirac - Le Pen padre in questo caso l'appello al voto di salvezza nazionale suonerebbe meno appetibile.
L'Unione Europea non ha ancora avuto il suo "momento costituzionale" fondativo nel senso politico e partecipativo del termine. Una commissione a nomina intergovernativa che vive di vita propria e non ha problemi sostanziali di consenso popolare manca fortemente di pathos quando parla di democrazia. Non c'è da stupirsi se gli ultimi membri dell'Europa Orientale tendono a percepirla più come un Comecon che funziona anziché come un progetto politico.

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Inviato da: Robert
4 January 2012 - 15:44

L'Europa è una cosa, la democrazia un'altra. L'Europa è tale da ben prima che sorgesse la democrazia liberale, e sarà Europa anche dopo che questo sistema di governo si sarà eclissato. Gli Ungheresi stanno solo cercando di salvare il loro paese dalla distruzione totale, e il loro popolo dall'estinzione - vogliamo dare uno sguardo alle previsioni demografiche dei popoli occidentali? Questo è infinitamente più importante di quello che viene qui chiamata "democrazia". Non mi sembra una cosa difficile da capire.

Davide D.'s picture
Inviato da: Davide D.
4 January 2012 - 14:58

Come sarebbe a dire "l’Austria non fa parte della UE" ?!?

davide d.'s picture
Inviato da: davide d.
5 January 2012 - 12:05

Bidussa, ho visto che hai corretto l'articolo per levare lo strafalcione, il problema è che così cade il fulcro del tuo ragionamento. sarebe stato simpatico discuterne o almeno vedere una nota "articolo aggiornato il 04.01.12 alle ..."

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