Quelli che si dimettono (dal cda) perché c’è troppo da lavorare

Lorenzo Dilena

Per chi è sintonizzato sugli schermi di Piazza Affari la commedia continua. Il cosiddetto salvataggio di Fondiaria Sai orchestrato da Mediobanca sta portando la qualità della governance di alcune società quotate a livelli grotteschi. Ma dobbiamo essere grati a tutti i protagonisti di questa vicenda perché ci hanno regalato una nuova categoria di amministratori: quelli che si dimettono perché, dicono, c’è da lavorare troppo e loro non hanno tempo. Ora uno –  un cittadino privato – prima di accettare un qualsiasi compito, si chiede se è capace di svolgerlo e se ha il tempo per farlo: e poi, eventualmente, accetta. Figurarsi se si tratta di un incarico di amministrazione in una società quotata. 

Questa mattina, invece, abbiamo preso che il consigliere di Premafin Mario Zanone Poma si è dimesso «in considerazione dell’impossibilità di conciliare i propri impegni professionali in precedenza assunti con quelli di amministratore indipendente, tenuto conto del contesto attuale in cui opera la società». Zanone Poma era stato cooptato in consiglio il 22 giugno. Uno che è anche associato e presidente onorario di Ned Community, l’associazione impegnata a valorizzare, sostenere e sviluppare la figura e il ruolo degli amministratori indipendenti, avrebbe dovuto controllare prima l’agenda o no? Si è dimenticato dei principi che la sua associazione, presieduta da Rosalba Casiraghi, si pregia di diffondere? Il collegio dei saggi della predetta associazione ha o no qualcosa da eccepire? O forse Zanone Poma è uscito signorilmente da un cda dove ha visto cose che un azionista non può nemmeno immaginare, anche a costo di rimediare una magra figura?

Codice di autodisciplina delle società quotate
Criterio 1.C.2. Gli amministratori accettano la carica quando ritengono di poter dedicare allo svolgimento diligente dei loro compiti il tempo necessario, anche tenendo conto dell’impegno connesso alle proprie attività lavorative e professionali, del numero di cariche di amministratore o sindaco da essi ricoperte in altre società quotate in mercati regolamentati (anche esteri), in società finanziarie, bancarie, assicurative o di rilevanti dimensioni.

Quello di Zanone Poma non è un caso isolato. Il 29 giugno si era dimessa l’avvocata Samanta Librio, cooptata in cda lo scorso 7 maggio, «in considerazione sia del progressivo incremento dell’impegno richiesto, che rende il mandato di amministratore incompatibile con la propria attività professionale, sia della sfiducia nei confronti del consiglio di amministrazione in carica dimostrata da parte di diversi soggetti, tra i quali sono da annoverarsi gli stessi azionisti». 

Il troppo lavoro, può essere nocivo. Il 27 giugno, per esempio, il consigliere Giuseppe de Santis, si è dimesso per recenti problemi di salute, e, di nuovo,  per «l’intensificarsi della frequenza delle riunioni consiliari, che gli fa ritenere di non poter dedicare alla società il medesimo impegno ad oggi prestato».

Il 12 giugno altri due consiglieri hanno dato forfait. Beniamino Ciotti, amministratore indipendente, nominato della lista unica presentata dai Ligresti, non ci gira intorno sulle reali ragioni: «mancanza di sintonia sulle modalità di formazione della volontà sociale e sulle recenti decisioni assunte dal consiglio di amministrazione». Modalità di formazione della volontà sociale? Cioè, ti trovi tutto già servito in tavola e devi solo alzare la mano o che altro?

Uno di quelli che «troppe riunioni, no» è invece Carlo Ciani, già a.d. molto ben pagato di FonSai, nominato nell’ambito dell’unica lista presentata dal Patto di Sindacato Premafin. Ciani ha dichiarato «di rassegnare le proprie dimissioni in considerazione dell’intensificarsi della frequenza delle riunioni consiliari e della loro articolazione». E vai con le dimissioni. 

Una menzione speciale va al prof. Marco Reboa, quale iniziatore della new wave degli amministratori che si dimettono per non aver controllato l’agenda: fu lui, lo scorso 3 maggio, pochi giorni dopo essere stato eletto, il primo amministratore a lasciare (il cda di FonSai) perché aveva scoperto di avere troppi impegni. Le motivazioni meritano di essere riportate in omaggio al copyright : «... ritenendo che la sua attività professionale e universitaria non gli consenta di adempiere, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e tenuto conto degli eventi che interessano la società, ai doveri attinenti la funzione». Anche Reboa è associato di Ned Community e membro del consiglio direttivo. Per la serie, l’esempio viene dall’alto.

La questione, oltre ad arricchire la casistica delle cose-da-evitare in una buona governance, dovrebbe comunque interessare la Consob, specialmente nel caso di Premafin. Che cosa accade di così irriferibile nel cda della holding da spingere alla fuga persone note anche per serietà, diligenza e competenza che mai avrebbero accettato un incarico sapendo di non avere tempo per svolgerlo? Come si sta formando la volontà di Premafin in un cda a revolving door dove gli amministratori vengono cooptati, stanno giusto il tempo di un paio di caffè, magari fanno fare un passettino in avanti al controverso salvataggio e poi mollano? Non è che alla fine scopriamo che la responsabilità delle decisioni prese è talmente parcellizzata che nessuno ne risulterà responsabile? E ancora: qual è il criterio di cooptazione dei nuovi amministratori? chi li propone?

Twitter: @lorenzodilena

 

 

 

 

 

Comments

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
3 July 2012 - 18:10

Il rischio è quello di rimanere con il cerino legale in mano e in dieci giorni si può capire che non c' è nessuna visione comune con gli altri amministratori. Il troppo lavoro può essere una scusa elegante per defilarsi.

Franco's picture
Inviato da: Franco
3 July 2012 - 16:17

Scusa per l'insitenzama vorrei farmi un idea precisa di tutti glia attori in campo!

Palladio ha i soldi! Qualche mese fà si parlava di un buco di 300 mil. (Milano Finanza, Linkiesta e Espresso)

Palladio ha in carico 2,4% di Generali. È vero che se Antitrust impone la vendita, si crea un buco nei conti di 400 mil. (300+400 ??)

Sator non sembra messa meglio. Come verificare è piena di società con sedi strane, come verificare, che garanzie si hanno, oltre al facchino da bravo ragazzo di Arpe?

Non trovo precedenti di autorizzazioni ISVAP al controllo di società assicurative da parte di private equity!

I Ligresti al 15/30% sono una buona garanzia?

Perchè Sator/Palladio non usano per acquisire il controllo società italiane, perché non dicono quale banche li finanzia (primario istituto?), il consorzio di garanzia chi lo fà?

Il piano industriale, chi lo mette in atto quanti utili servono per le garanzie e la ristrutturazionedeldebiti Premafin

Un casino di gente, giornalisti, advisor dicono che è migliore ma, se non si sa niente dei soldi, del piano industriale e chi guiderà Fonsai, come si fà, se non mi sbaglio Fonsai aveva chiesto di conoscere dei dati e Sator ha rifiutato

Non sono domande retoriche, vorrei solo capire se devo riporre in un cassetto le azioni Fonsai, avute in eredità, ho bruciarle per fare spazio, hanno perso già il 90%

Jacopo Tondelli's picture
Inviato da: Jacopo Tondelli
3 July 2012 - 15:24

E lei, Giovanniello, accetterebbe per dimettersi dieci giorni dopo?

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
3 July 2012 - 15:22

Bisogna tirare le conclusioni. La prima è che, quando una società finisce nei guai i compiti di un amministratore aumentano e personalmente preferisco qualcuno che prenda atto dell' impossibilità di svolgere bene il proprio compito, piuttosto che fingere si farlo. La seconda è che quando la nave affonda tutti scappano.

Dilena, lei farebbe adesso il consigliere di Premafin, tenuto conto dei prevedibili strascichi legali e delle relative spese?

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.