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Spending review: e diamoci un taglio. Se si privatizzano ancora di più la ricerca, la scuola, la sanità...

Blog post del 6/07/2012
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Anziché introdurre riforme in modo continuo, è necessario creare le condizioni affinchè le organizzazioni pubbliche siano in grado di adattarsi al cambiamento (Government of the future, OCSE, 2000). Dopo oltre un decennio questa citazione resta di grande attualità. Strano che anche i tecnici del governo Monti non ci arrivino.  O no?

Nella sua lettera al presidente Napolitano, Angelo Camerlenghi neo-direttore della Sezione di Geofisica dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste  scrive: “La notizia degli accorpamenti degli Enti di ricerca, compresa nelle azioni derivanti dalla cosiddetta Spending Review del governo Monti, non può che cogliere di sorpresa. Come si può abortire un processo di riforma avviato da tempo, per avviarne rapidamente un altro di portata apparentemente ben superiore, senza un processo di preparazione, una progettualità, un consenso? Si dice che si vuole migliorare e razionalizzare il sistema della ricerca, ma questo lo si è sentito dire ormai troppe volte, iniziando ognuna delle tante riforme mai terminate.”

Anche se si ritiene di dover favorire il trasferimento tecnologico dalla ricerca alle aziende, non è detto che la soluzione sia quella di affidare la ricerca alle aziende, anche se in realtà l'approccio potrebbe essere coerente  con il governo-tecnico di Monti. La soluzione è tuttavia poco rassicurante per chi crede o si illude che la ricerca dovrebbe essere libera e non pre-determinata al raggiungimento di un obiettivo: la produzione di quel farmaco, lo sviluppo di quella tecnologia. Che implica la non-ricerca su filoni non economicamente produttivi per le aziende medesime, ma non necessariamente per questo non opportuni per la società. Due esempi per tutti: la ricerca delle cause ambientali delle malattie vs produzione di farmaci; sviluppo di fonti di produzione di energie rinnovabili diffuse vs costruzioni di grandi centrali di produzione elettrica con combustibili a basso costo ed elevato impatto ambientale e sanitario (carbone, shale gas, …).

Non che a volte non sorga il dubbio circa la necessità di qualche aggiustamento nelle organizzazioni pubbliche, enti di ricerca compresi, ma, insieme a Maria Cristina Pedicchio – Presidente OGS, “…ci chiediamo: ma sono questi accorpamenti /soppressioni gli interventi di cui il sistema della ricerca ha bisogno? A nostro parere sicuramente no, anzi sarebbe invece opportuno garantire certezze, rispetto di tempi e modi su tutto quanto in atto oggi e soprattutto ridare fiducia ad un comparto come quello dei lavoratori della conoscenza invece di mortificarlo ulteriormente. Siamo consapevoli della difficile situazione globale e sicuramente disponibili a fare sacrifici per la sostenibilità del Paese; siamo anche pronti ai cambiamenti ma chiediamo ai nostri politici/tecnici che le azioni proposte siano di buon senso e ad effettivo vantaggio del sistema nazionale. Questo non sembra emergere dalla proposta di soppressione degli Enti di Ricerca, anzi il tutto sembra rappresentare un ulteriore immotivato colpo al mondo della ricerca e a tutti quelli che vi si dedicano con capacità e professionalità.”

Sembrerà un paragone banale e inadeguato ma già nella scuola primaria, a causa del taglio dei fondi, i cosiddetti “progetti” sono proposti dalle aziende e accettati passivamente da dirigenti e insegnanti. Naturalmente percepiti come “sapere certificato” dai nostri figli. I progetti di quest’anno di una scuola primaria di secondo grado qualsiasi: PlayEnergy, Enel; A tutta birra, Coop; Insieme per la scuola, Conad.

Se proprio vogliamo gestire gli Enti di ricerca come aziende, ottimizziamo la loro azione, tagliamo i rami morti e incentiviamo la loro "ricerca per il bene comune".  Sempre banalizzando, ad esempio trasferendo conoscenza alla scuola... come proposto qui.

P.S. per non dire dell'informazione, e delle associazioni ambientaliste, della loro supposta e necessaria indipendenza e delle soluzioni che adottano per far fronte alla crisi economica.

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COMMENTI /

Ritratto di Daniela Patrucco
Ven, 03/08/2012 - 08:47
Dpatrucco
Gentile anonimo, naturalmente non difendo aprioristicamente lo "stato di fatto", difendo lo Stato. Che per me significa Ricerca, Scuola, Sanità... beni comuni, di Stato. D'altra parte non mi pare che la privatizzazione abbia "sempre" portato miglioramenti. Vogliamo parlare delle poste, delle ferrovie, della sanità lombarda, delle autostrade... Non credo che il privato sia il male e il pubblico il bene e neppure viceversa: alcuni settori, secondo me, "devono" essere pubblici e "devono" funzionare. Non sarà certo impossibile.
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