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Blog di

di Virginia Odoardi

Sindrome di alienazione genitoriale tra psichiatria e legge: una battaglia sulla pelle dei figli.

Blog post del 28/06/2012

La Commissione Giustizia al Senato ha fissato per il 9 luglio il termine ultimo per la presentazione di emendamenti al DDL 957 che ha come scopo la modifica della Legge 54/2006 in materia di affido condiviso.
Il disegno di legge, che ha suscitato un forte dibattito sin dalla sua presentazione, propone delle modifiche alla legge mirando a consolidare il concetto di bigenitorialità contenuto nel testo del 2006. Si parla molto in rete (e troppo poco sui media ufficiali) dei concetti contenuti all’interno del DDL, ma, da non addetti ai lavori, sappiamo cosa effettivamente si stia discutendo in Commissione Giustizia?
Da una rapida ricerca in internet (utile per valutare la sensibilità della gente comune alle proposte della politica) si possono scorrere numerose pagine (più o meno ufficiali) in cui il disegno di legge in questione – e gli altri proposti in materia – è evidentemente diventato oggetto di scontro.


Oltre alle modifiche volte a rendere concreto l’affidamento congiunto, provvedimento che i proponenti dichiarano non essere adottato dai tribunali, vi è all’interno del DDL un passaggio ancor più complesso, che rende difficile ai non addetti ai lavori il pronunciarsi sull’effettiva legittimità del disegno. Il DDL, infatti, ha l’obiettivo di operare la legittimazione normativa della sindrome (o disturbo) di alienazione genitoriale, meglio nota come PAS (o PAD) proposta da Richard Gardner, psicoanalista, che nel 1985 (successivamente: 1987 e 1992) introdusse per la prima volta il termine.
Tale sindrome costituirebbe un disagio mentale del figlio durante i processi di separazione dei genitori. Il genitore affidatario (alienatore), infatti, attuerebbe una campagna denigratoria nei confronti dell’altro genitore (alienato) determinando, di fatto, un allontanamento violento della prole nei confronti del genitore non collocatario.


La PAS è oggetto, però, di un scontro accademico (prima che normativo) che mostra posizioni fortemente contrastanti: Houchin, Ranseen, Kash e Bartnicki, per esempio, in “The Parental Alienatione debate belongs in the Courtroom, not in DSM-5” in The Journal of the American Academy of Psychiatry (Vol. 40, N. 1, 2012, pp. 127-131) evidenziano che, nonostante il forte dibattito tra proponenti e oppositori, la PAS non è stata riconosciuta ufficialmente dalla comunità scientifica che, infatti, ha ritenuto di non inserirla nel DSM - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Gli autori dell’articolo riconoscono, però, la possibilità che vi sia un processo di alienazione in situazione di contrasto, anzi sottolineano, che, per esempio, la tattica di reclutare persone, allineandole al proprio punto di vista e denigrando l’oppositore, è tipica dei processi politici, ma che definire una “campagna denigratoria” come disturbo mentale è processo che si confà maggiormente alle «emotions emanating from custody battles, pubblicity, and economics rather than from sound, scientific study».
Tale affermazione evidenzia, quindi, la convinzione che via sia una maggiore affinità della PAS con le aule di tribunale, piuttosto che con il mondo accademico. D’altra parte, però, altri studiosi propongono una visione molto distante da questa, cercando di dimostrare la teoria proposta da Richard Gardner.
Ramón J. Vilalta Suárez, dell’Istituto di Medicina Legale Asturiana, ha condotto infatti uno studio (descritto nell’articolo “Descripción del Síndrome de Alienación Parental en una muestra forense” – Psicothema 2011. Vol. 23, n. 4, pp. 636 – 641) per verificare se ricorrano i criteri riconducibili alla teoria di Gardner (rifiuto, critica e disprezzo) nei casi di affido analizzati. Lo studioso, a conclusione della ricerca, si dichiara a favore della possibilità di far coincidere i risultati con i criteri della PAS, sottolineando, però, che l’utilizzo di uno strumento ad hoc avrebbe necessitato di un campione superiore (il definitivo fu di 39 coppie con una media di convivenza di 7,84 anni) per confermare la sua validità psicometrica («la utilización de un instrumento ad hoc hubiera requirido un mayor tamaño de la muestra con el fin de confirmar su validez psicométrica»).

I due studi sono solo un esempio di quanto la PAS sia già oggetto di attenzione scientifica, non sono stati proposti, però, con l’idea di risolvere il quesito, ma solo per comprovare i dubbi che sorgono a un osservatore esterno comune una volta constatata una situazione tutta in divenire. Viene naturale allora chiedersi: perché se la sindrome non è stata ufficializzata scientificamente vi è l’insistenza da parte dei firmatari di ufficializzarla a livello normativo?
Nel DDL infatti si legge: « Il nuovo intervento […] ha dovuto anche tenere conto della necessità di porre fine a quei frequenti tentativi di manipolazione da parte di un genitore – di regola quello che ha maggiori spazi di convivenza – miranti ad eliminare completamente l’altro dalla vita dei figli, inducendo in essi il rifiuto di ogni contatto, un malessere indotto che va sotto il nome di Sindrome di alienazione genitoriale».


In caso di ufficializzazione, quali potrebbero essere le conseguenze in sede decisoria? Può il riconoscimento normativo della PAS modificare il destino dei figli, troppo spesso vittime di battaglie legali? Evidentemente, data l’insistenza dei proponenti, a livello giuridico la PAS potrebbe diventare uno strumento decisivo.
Mi sono interrogata a lungo sulla questione, ho cercato di documentarmi il più possibile, ma, non volendo incorrere nella diffusione di informazioni inesatte, ho ritenuto di lasciare la parola a due avvocate specializzate nella materia. Per offrire una visione paritaria, che lasci al lettore la possibilità di riflettere in maniera indipendente, ho sottoposto alle avvocate le stesse domande, concendendo loro piena libertà di sviluppare l'intervista.

Titti Carrano (Presidente presidente dell’associazione nazionale D.i.Re – donne in rete contro la violenza – e presidente del Collegio delle Garanti dell’Associazione Differenza Donna ONG di Roma) e Maria Luisa Missiaggia (Foro di Roma - Autrice del manuale “Separarsi con amore” , avvocata matrimonialista, esperta di PAS) con molta cortesia e professionalità ci offrono la possibilità di comprendere le ragioni per cui questa sindrome sia al centro di una vera e propria battaglia.
Per ragioni di spazio di pubblicazione troverete le due interviste linkate in altre pagine nel mio blog personale, per invogliarvi alla lettura, però, vi sottopongo solo un breve stralcio della prima domanda, che già vi potrà dare l’idea di quanto le due posizioni siano oppositive.

1) Che cosa è la PAS - Parental Alienation Syndrome (R.A. Gardner, 1985) e come si relazione ai DDL proposti a modifica della legge (L 54/2006) in materia di affido condiviso?

Avv. T.Carrano: «Nessuna ricerca scientifica lo prova, non è mai stata integrata nel DSM. L’Associazione degli psicologi americani sconsiglia gli psicologi forensi dall’utilizzarla; L’Asociación Española de Neuropsiquiatría l’ha definita un’”invenzione” e si è dichiarata contraria all’uso della PAS (2010) e lo stesso Governo spagnolo ha indirizzato una nota ai professionisti del settore, per evitarne l'utilizzo. Il Dipartimento di giustizia del Canada ha emanato una direttiva suggerendo di ricorrere ai normali strumenti processuali già esistenti, che offrirebbero maggiori garanzie di scientificità. Secondo la NDAA (National District Attorney Association) la PAS costituirebbe una teoria non dimostrata, potenzialmente in grado di minacciare l'integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza di bambini vittime di abusi.
La PAS si può considerare una vera e propria invenzione di Gardner.»

Avv. M.L. Missiaggia: «Nonostante la vasta diffusione del fenomeno, questo è ancora poco conosciuto dagli operatori del settore, ancora restii a sanzionare con la necessaria severità i comportamenti alienanti, forse anche perché ancora poco consci delle ripercussioni a livello psicologico e comportamentale non solo nel genitore alienante ma anche e soprattutto nel bambino. […] Si tratta pur sempre di disturbi mentali che richiederebbero una cura e un supporto di esperti altamente specializzati che intervengano all’interno della famiglia che vive una forte conflittualità. Ma cio’ che manca al nostro sistema è la tempestività dei provvedimenti che arrivano, se arrivano , troppo tardi per ottenere un effetto sperato nel soggetto danneggiato. Il genitore alienato avrà solo dopo anni una decisone della magistratura, anche se favorevole, e questo non tutela».

....buona lettura!

 

 

COMMENTI /

Ritratto di Anonimo
Ven, 29/06/2012 - 08:06
Mi meraviglia la posizione dell'Avv.ssa Missaggia, evidentemente è alla ricerca di una laurea in Medicina a dis-honorem. Quelli che lei chiama comportamenti alienanti sono in realtà il vecchio e ben conosciuto maltrattamento psicologico del minore, sanzionabile penalmente, come da recente sentenza della Corte di Cassazione (250/2011: http://www.diritto.net/psicogiuridico/9420-cassazione-strumentalizzare-i-figli-per-vendicarsi-del-parner-e-maltrattamento.html). Spacciare un reato per una presunta malattia ha il solo scopo di sottrrarre il presunto autore di reato al processo penale; i reati infatti si accertano in aula, al tribunale penale e non nel corso di CTU; l'accertamento di un reato compete al Giudice penale e non al medico o allo psicologo. Sarebbe pure ora che codesti spacciatori di malattie la smettano e si occupino di ciò che è di loro competenza: sutor non ultra ..., dicevano gli antichi. Gli avvocati facciano gli avvocati, i Giudici facciano i Giudici, i medici facciano i medici, gli psicologi faccinao gli psicologi, soprattutto gli/le assistenti sociali facciano gli/le assistenti sociali, e i padri sappiano fare i padri invece di fare i piagnoni. Penso sappiate che nelle associaizoni dei cosiddetti padri separati ci sono uomini violenti e abusanti, è a questa gente che si dà credito quando si spaccia il loro comportamento violento e abusante come presunta malattia dei loro figli e delle loro ex-mogli. Arriveremo allo sdoganamento della pedofilia?
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Ritratto di Anonimo
Lun, 09/07/2012 - 18:06
La posizione riportata nel commento di Anonimo rappresentata in realtà solo un tranello pronto per l'uso per gli avvocati che vogliono difendere i genitori alienanti. L'accertamento con gli strumenti del processo penale di un fatto come la manipolazione di un minore rappresenta un compito praticamente impossibile. Dire che magistrati e operatori non possono avvalersi di una consulenza psicologica per accertare l'avvenuta manipolazione di un minore è la stessa cosa che dire che non devono fare nulla. Inoltre rinviare la decisione sull'affido di un minore manipolato all'esito di un procedimento penale sottraendo la competenza sulla decisione al giudice della separazione significa sostanzialmente lasciare il minore senza tutela. Ma è proprio questo che cercano di ottenere i critici della PAS: sdoganare l'uso dei figli come armi nella guerra dei genitori che si separano. E si spacciano per difensori dei diritti delle donne quando ormai sono sempre più numerose le donne che perdono i figli a causa di padri manipolatori. L'alienazione parentale non è un problema di genere, è un abuso sui minori che può essere compiuto sia dagli uomini che dalle donne.
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Ritratto di fabiofabiofabio
Ven, 29/06/2012 - 13:12
fabiofabiofabio
Associare il DDL 957 alla pedofilia, ai padri violenti, alla reale patologia della PAS è delegittimare nel modo più bieco e bugiardo una legge che porterebbe invece ad un più equo rapporto nella gestione e crescita dei figli. Voglio sperare che la maggior parte delle madri e padri siano persone responsabili, genitori attenti che pongono al centro della loro esistenza la serenità e felicità dei propri figli. Approviamo una legge giusta, correggiamo la 54, portiamoci a livello dei paesi europei, dove la suddivisione dei tempi arriva quasi al 50% e poi i giudici sentenzieranno comportamenti e persone illegittime di usufruire di una legge giusta. Io voglio essere un vero papà, non un surrogato costretto a vedere mia figlia solo 8 gg al mese. Se un padre regolarmente sposato o convivente vedesse i figli con queste tempistiche, verrebbe additato come padre assente, però permettiamo questo con padri che vogliono essere veri papà. Non impeditemi di amare, coccolare, frequentare il mio cucciolo, che amo più della mia vita, in serenità, gioia, amore e rispetto. Ciao piccola, ti voglio bene. Il tuo papà.
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Ritratto di alienazionepar
Lun, 09/07/2012 - 17:58
alienazionepar
La trattazione delle critiche contenuta nell'articolo è incompleta. Gli autori che hanno cercato di smontare la teoria dell'alieazione genitoriale sono altri rispetto a quelli citati. Ma per quanto si cerchi, la letteratura scientifica "contro" l'alienazione parentale è comunque piuttosto ristretta e ripetitiva. L'alienazione parentale è stata osteggiata in particolare da movimenti femministi, che la ritengono come lesiva nelle capacità di accudimento delle madri divorziate. In effetti nelle prime opere di Gardner l'alienatore, colpevole della campagna di denigrazione verso l'altro coniuge, era principalmente identificato con la madre. Tuttavia in uno dei suoi ultimi articoli nel 2001 lo stesso Gardner scrisse di avere nuovi elementi che facevano ritenere come la proporzione tra padri e madri alienanti in breve tempo si sarebbe avvicinata alla parità. Anche Amy Baker e Linda Gottlieb recentemente hanno lanciato un appello a favore delle madri che sempre più spesso perdono i figli a causa di padri manipolatori. Se la letteratura "contro" è limitata a circa una decina di autori (che ripetono più o meno le stesse argomentazioni da quasi venti anni) la letteratura degli studiosi "pro" è assai numerosa, il professor William Bernet ha compilato una bibliografia ufficiale di 630 titoli presentata al comitato per il DSMV. Per una trattazione completa delle critiche: http://www.alienazionepar.altervista.org/index.php/Critiche
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Ritratto di alienazionepar
Mer, 01/08/2012 - 13:10
alienazionepar
Perfino le operatrici dei centi antiviolenza hanno dovuto confrontarsi con il fenomeno dell'alienazione genitoriale praticata da uomini violenti. Solo che la campagna ideologica del femminismo radicale avviata contro la teoria dell'alienazione genitoriale ha reso per loro inopportuno l'uso lo schema dell'alienazione genitoriale. Si è quindi provveduto a ridenominare il fenomeno con una nuova etichetta. Un fenomeno quindi quello dell'alienazione parentale che deve essere davvero assai diffuso, visto che ha il privilegio di avere ben due concettualizzazioni teoriche alternative che cercano di descriverlo e spiegarlo. Le due fonti principali a questo proposito sono la teoria della Maternal Alienation di Anne Morris e la teoria della Domestic Violence by Proxy di Joyanna Silberg. Un discorso a parte merita la teoria del mobbing genitoriale che è stata creata dal dottor Gaetano Giordano senza alcun intento ideologico di genere, ma è stata poi ripresa da Elvira Reale per dimostrare che solo le donne possono perdere il contatto con i figli a causa della manipolazione dell'altro genitore. Quindi, attenzione, non si tratta di un fenomeno di genere. Sia le donne che gli uomini possono perdere i figli a causa dell'alienazione genitoriale o della domestic violence by proxy. http://www.alienazionepar.altervista.org/index.php/Critiche_alla_PAS_orientate_dal_genere http://www.alienazionepar.altervista.org/index.php/Mobbing_Genitoriale
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Ritratto di dadtux
Ven, 31/08/2012 - 09:50
dadtux
Anche l’Osservatorio Nazionale Violenza Domestica riconosce l’alienazione genitoriale. L’Istituto ha pubblicato una serie di documenti, tra cui “Il nodo dell’affido condiviso nelle separazioni ad alta conflittualità” (vedi documento PDF), pubblicato nel 2010. Nella parte introduttiva della pubblicazione gli autori al fine di contestualizzare il discorso complessivo sulle problematiche che nascono dall’applicazione dell’affido condiviso individuano come uno dei nodi critici proprio il problema dell’alienazione genitoriale: http://www.alienazione.genitoriale.com/losservatorio-nazionale-violenza-domestica-riconosce-lalienazione-genitoriale/
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Ritratto di Anonimo
Dom, 23/06/2013 - 16:16
Anonimo
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, noto anche con la sigla DSM derivante dall’originario titolo dell’edizione statunitense Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, è uno dei sistemi nosografici per i disturbi mentali più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella clinica che nella ricerca. Il manuale DSM-5 è stato pubblicato nel maggio 2013. L’edizione italiana del DSM-5 è in programma per i primi mesi del 2014. Secondo autorevoli commentatori, tra cui i professori Bernet, Camerini e Gulotta, il DSM-5 contiene una descrizione del problema relazionale in passato definito come “sindrome di alienazione parentale” o semplicemente “alienazione parentale”. Non è vero quindi che la PAS è stata esclusa dal DSM-5 come hanno frettolosamente sentenziato alcuni professionisti coinvolti come consulenti di parte per conto di genitori alienanti.
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