Tg1: «La donna dell’Ariston». Il teatro ha un nome, la donna no
Ivana Mrazova sarà la figura femminile del Festival di Sanremo 2012, ad annunciarlo televisioni e giornali. Il Tg1 delle ore 20 manda, addirittura, in onda il servizio celebrativo del terzetto sanremese, titolandolo “La donna di Sanremo”.

Il servizio curato da Vincenzo Mollica, pone l’attenzione su due aspetti, che evidenziano, in qualche modo, due tipi (stereotipati) di pubblico. Si rimarca, prima, il desiderio che Celentano sia presente al festival – connotando il pubblico ‘di Celentano’ dello stesso spessore del cantatutore – e successivamente, quasi a consolazione della possibilità che ciò non accada, si annuncia la presenza della (prorompente) donna dell’Ariston (sottotitolo 38’’) . Se per molti dire donna di Sanremo o donna dell’Ariston equivale a due modi di definire il festival, lo spettatore, attento alla comunicazione di genere, nota, invece, che in pochi minuti la modella è stata definita, ben due volte, ‘donna di’, piuttosto che essere nominata con il suo nome.
Sebbene, Mollica la nomini ad apertura servizio, si considera tale annuncio ininfluente ai fini della nostra analisi. Chi ritiene che il famoso detto verba volant affermi il vero, valuterà che un’immagine o un testo restino maggiormente radicate nella memoria del fruitore televisivo, molto più di una voce fuori campo, anche nell’ipotesi di una perfetta dizione italiana.
Il servizio, inoltre, conferma l’anonima (intellettualmente parlando) presenza della donna, all’interno del progetto ‘festival’. A prova di ciò, trascrivo parte del video con l’intenzione di dimostrare l’iniqua prospettiva di rappresentazione. Morandi si rivolge a Rocco Papaleo (nonostante la modella sia la persona a lui più vicina): “Scusa Rocco suggerisci tu quello che dobbiamo dire ai telespettatori italiani?”, RP: “Sì!”, sussurrando all’orecchio della donna, “Allora, il festival di Sanremo”,Ivana Mrazova, invece di ripetere, risponde: “Sì”. Morandi (non inquadrato), si rivolge allora alla modella, con un prentorio - “Dillo!”.
A questo punto, prima che la modella inizi a ripetere ‘a pappagallo’ i suggerimenti di Rocco Papaleo, necessari a definire cosa sia il Festival (si noti anche la banalità infantile della definizione) spunta la mano di un Morandi fuori campo, che aiuta la donna a togliere la giacca, come per far sbirciare, in anteprima, allo spettatore lo scenario del teatro Ariston, mostrando, quindi, il vero ruolo coreografico-sensuale-sessuale della presenza femminile al festival.
La modella, inoltre, essendo straniera, trova difficoltà a ripetere “è una grande manifestazione musicale”, dando l’opportunità all’uomo, il protagonista del Festival, di impartirle un altro ordine: quello di ripetere. Non contenti di aver deriso la dignità della modella, si pensa anche di voler sfruttare la bella presenza per risolvere la questione Celentano, non a caso, infatti, alla domanda su quale cantautore italiano prediliga Mrazova risponde proprio “Celentano”.
La donna in questi pochi minuti è sfacciatamente trattata da marionetta: le viene attribuita incapacità di formulare pensieri, le viene imposto di togliersi la giacca per mostrare un prosperoso decolleté, le si ordina di ripetere una frase pronunciata male, cosa che apre ad altre considerazioni. Primo: se sia vera la non conoscenza dell’italiano o sia anch’essa una mossa strategica per svuotare cerebralmente il sinuoso corpo della modella, sancendo il gretto binomio bellezza-stupidità. Secondo: nell’ipotesi che la ragazza non conosca l’italiano e non per fare i nazionalisti, ci si chiede se la scelta di una giovane donna straniera abbia aumentato il protagonismo maschile evitando una paritaria proprietà di linguaggio.
La televisione pubblica italiana, cui i contribuenti corrispondono un generoso canone, ha il dovere di offrire un servizio formativo. Non è ragionevole pensare che l’immagine femminile proposta dal Tg serale della prima rete nazionale sia così svilente, come d’altronde è impensabile, che con tutte le battaglie della civiltà combattute, soprattutto negli ultimi anni, la presenza di una donna su un palco sia rappresentata, volutamente, in maniera tanto inespressiva.
Come donne abbiamo il dovere, per prime, di non sottostare più a simili compromessi. Come consumatrici/ori abbiamo il potere di scegliere, in fondo come le pellicce sono passate di moda, si potrà far archiviare il capitolo tv sessista se faremo notare che nessun cittadino è obbligato ad avere una televisione in casa.
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L'autore
Scrivere è ridisegnare un universo mal rappresentato. Mamma a tempo pieno, impiegata part-time, blogger per vocazione nei ritagli di tempo che restano a un io iper-indaffarato. Laureata in lingue, devo il mio primo approccio al femminismo alla letteratura inglese. Da una tesi sui matrimoni imposti, ho sviluppato, in seguito, una passione per l’analisi del linguaggio pubblicitario, principalmente quando questo utilizza la donna come soggetto-oggetto delle strategie di mercato. Freelance per testate online e riviste scientifiche. Attratta dalla sociologia dei fenomeni migratori e dalle politiche di integrazione, soprattutto se analizzate in un’ottica di genere. Per ampliare le conoscenze e dare spessore alle mie ‘ossessioni’, ho frequentato il corso finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Daphne su vittime della tratta degli esseri umani, crimini d’onore e matrimoni forzati.
Eterna indignata, bastian contraria della modernità, testarda e spesso incoerente, femminista a modo mio.
