SocialFake, meme e Gif: la politica ostaggio del Web

Più il mondo della politica si è avvicinato a Internet e ai social media, più la Rete ha dato sfogo alla sua fantasia. L’esperto: «Non è indice di un maggiore interesse per la cosa pubblica. Casomai, di disaffezione alla politica»

Più il mondo della politica si è avvicinato a Internet e ai social media, più la Rete ha dato sfogo alla sua fantasia. Ma soprattutto goliardia e comicità. Da qui tutto un fiorire di profili fake, alter ego a volte talmente fedeli da essere confusi con l’originale, ma anche di divertenti meme grafici e Gif animate. Una sorta di nuovo quarto potere? A sentire Vincenzo Cosenza, digital strategist di Blogmeter, oltre che autore del blog vincos.it, «non siamo a questo livello. Sono comunque fenomeni troppo piccoli per essere potenti», dice a Linkiesta. «E soprattutto limitati al mondo dei social». Il loro successo, comunque, un significato ce l’ha. Se impazzano sul web, infatti, non è certo sintomatico di un maggiore interesse per la cosa pubblica. Anzi. Casomai, «di disaffezione alla politica».

Tutti questi strumenti, comunque, hanno una sorte legata alle personalità pubbliche che prendono di mira. A maggior ragione nel campo della politica. La parabola, insomma, non è affatto regolare. E così mentre “Renzo Mattei”, alter ego del premier, è sulla cresta dell’onda con i suoi quasi 39mila follower, fake un tempo di grido come “Oscar Giannetto” o “I marxisti per Tabacci”, nati a supporto delle candidature del giornalista Oscar Giannino e del centrista Bruno Tabacci, hanno perso appeal. L’ultimo cinguettio di Giannetto, forte dei suoi oltre 3.500 follower, risale addirittura al 29 novembre 2013. Mentre il congedo dei Marxisti ai suoi 3.106 seguaci ci riporta agli ultimi exit poll delle regionali 2015. Pure “I moniti di Re Giorgio”, perfetta parodia della linea interventista dell’ex presidente della Repubblica, con l’approdo al Colle più alto di Mattarella, ha dovuto gioco forza cedere il passo ai “Silenzi di Re Sergio”, oggi a quota circa 11.700 follower.

La diffusione sul Web di meme e fake non è certo sintomatico di un maggiore interesse per la cosa pubblica. Anzi. Casomai, di disaffezione alla politica

Solo chi è in grado di reinventarsi e cavalcare l’onda politica ce la fa. È il caso della pagina “Enrico Letta che fa cose”, subito soppiantata da “Matteo Renzi che fa cose”. Con questa breve spiegazione sullo spazio Facebook: “Sì, lo so che era Enrico Letta che fa cose, ma ora lui ha un sacco di tempo libero. Non è la pagina ufficiale di Renzi. Dovevamo dirlo? Fidatevi che sì”. E così, grazie al mix di foto con didascalie dal forte richiamo d’attualità, il profilo – che è sia su Facebook, Twitter, Instagram (@matteorenzichefacose) e Tumblr http://matteorenzichefacose.tumblr.com – si è imposto in Rete, attirando l’attenzione dello stesso premier. Il presidente del Consiglio, lo scorso 1 febbraio, infatti, l’ha citato addirittura nella sua e-news.

Non è il primo caso di un esponente politico che dialoga con i creativi del web. Come non ricordare, ad esempio, la telefonata di apprezzamento che il dem Gianni Cuperlo ha fatto al suo alter ego cinguettante Gianni Kuperlo. Tutto merito di quel K che non solo ha preceduto l’approdo su Twitter dell’esponente democratico, ma è riuscito in più occasioni anche a spacciarsi per l’originale. Ad oggi il vero Cuperlo conta su 38.800 follower ma non twitta dall’11 aprile del 2014. A differenza del suo fake, che continua a divertire i suoi 27.700 seguaci a colpi di 140 caratteri.

A quanto pare, insomma, la web politica e la politica reale sembrano legate a doppio filo. Resta da capire a quale di questi due mondi giovi lo scambio. «Non aggiunge e toglie nulla», secondo Cosenza. «Alla politica, nella maggior carte dei casi, salvo appunto violazioni gravi d’indentità, conviene comunque assecondare i creativi che a loro volta possono guadagnarci in termini di like e follower. Ma finisce qui». A riprova di questa tesi, l’esperto evidenzia come «il successo del fake è maggiore se non viene svelato. Quindi l’alter ego alla ricerca di visibilità, paradossalmente finisce per perderla se viene scoperto». Anche per gli autori di meme e gif animate, poi , «la massima soddisfazione è veder diventare virale il loro prodotto».

Più il mondo della politica si è avvicinato a Internet e ai social media, più la Rete ha dato sfogo alla sua fantasia. L’esperto: «Non è indice di un maggiore interesse per la cosa pubblica. Casomai, di disaffezione alla politica»

Più il mondo della politica si è avvicinato a Internet e ai social media, più la Rete ha dato sfogo alla sua fantasia. L’esperto: «Non è indice di un maggiore interesse per la cosa pubblica. Casomai, di disaffezione alla politica»

Proprio la maggiore capacità di penetrazione rispetto ai fake, tra l’altro, è una delle principali ragioni del loro successo: «Meme e Gif sono senza dubbio la tendenza del momento proprio perché più virali. Ma non la novità. Sono esplosi con i social network, è vero, tuttavia esistevano già prima. Solo che erano confinati nei forum che non raggiungono tassi di iscrizione elevati». Vita dura per i fake, allora? «Twitter è la loro piattaforma principale e, si sa, in Italia ha una platea più ridotta rispetto ad altri social network». Tutt’altra penetrazione, insomma, rispetto agli intramontabili alter ego della tv, Striscia la Notizia in testa. Personaggi, dal finto Vespa al finto Valentino Rossi, che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo. «In realtà i fake di politici nostrani», precisa l’esperto, «più che a questi personaggi si ispirano all’universo culturale americano. E quindi agli alter ego della Clinton o di Obama, per fare due esempi». Quanto al livello di successo, invece, «è chiaro che non si può trascurare l’effetto della ricorsività della tivù».

Dunque i fake sono destinati alla volatilità, se non al tramonto. «Direi che gli alter ego sono più legati alle fasi topiche della politica. E, così come è accaduto in occasione delle passate regionali o delle ultime primarie di Pd e centrosinistra che hanno visto il fiorire di tanti ‘sosia’, succederà ancora», conclude Cosenza. «C’è da scommettere”.

«Il successo del fake è maggiore se non viene svelato. Quindi l’alter ego alla ricerca di visibilità, paradossalmente finisce per perderla se viene scoperto»


Vincenzo Cosenza, digital strategist di Blogmeter