FrugaliCosa vogliono davvero i quattro Stati rigorosi che si oppongono al piano di Merkel e Macron

Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca non vogliono il recovery fund, ma un fondo di emergenza temporaneo che dia i soldi in prestito in cambio di riforme. E soprattutto senza sussidi. Un Meccanismo europeo di stabilità, più grande

Afp

Nessuno tra tecnici, economisti, politici e giornalisti ha idea di come sarà la bozza finale del Recovery Fund. Finora ci sono state proposte e controproposte per influenzare Ursula von der Leyen e indirizzare il fondo per salvare l’economia europea. La presidente della Commissione ha ricevuto l’incarico di elaborare il piano dettagliato su come e dove verranno presi i soldi, quanto alta sarà la cifra, come saranno dati agli Stati e soprattutto come saranno restituiti. Lo presenterà il 27 maggio al Parlamento europeo spiegando come questo recovery fund sarà legato al bilancio comunitario. Poi il testo sarà discusso dai 27 leader al Consiglio europeo del 18 giugno. E approvato chissà quando.

La bozza più importante sul tavolo è quella della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron.  I due propongono un fondo da 500 miliardi di euro da prendere sul mercato e da destinare ai Paesi più bisognosi in gran parte attraverso sussidi. Tradotto: la somma che sarà presa a prestito dai mercati non sarà restituita dai singoli Stati che hanno ricevuto tot miliardi, ma dagli Stati nel loro insieme. Insomma una forma indiretta di mutualizzazione del debito.

Ma il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha già dichiarato di volere di più: «La proposta franco-tedesca — ha scritto su Twitter — è un primo passo importante nella direzione auspicata dall’Italia». Ma per superare la crisi sarà necessario «ampliarlo», come ha scritto in una lettera a Politico.eu.

Insomma, la strategia di Conte è di puntare al rialzo, anticipando i Quattro frugali, la coalizione di Austria, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca: quattro contributori netti al bilancio dell’Unione contrari a qualsiasi manovra redistributiva verso i paesi periferici, storicamente più indebitati e fragili nella crescita.

Privati del loro potente alleato, i quattro paesi hanno cercato di fare fronte comune per influenzare il negoziato presentando una controproposta, in cui suggeriscono di sostituire il Fondo per la ripresa (Recovery fund) con un Fondo di emergenza.

Questo Emergency fund, per legge, dovrebbe smettere di operare tra due anni (in gergo tecnico, si chiama sunset clause). Di fatto si tratterebbe di un Meccanismo europeo di stabilità potenziato, perché erogherebbe prestiti secondo un approccio loans for loans a tassi molto favorevoli per i singoli stati ma senza alcuna condivisione del debito.

Parlare di tassi di interesse “molto favorevoli” per restituire il prestito è l’opposto dell’approccio loans for grants, (prestiti per dare sussidi) previsto dalla proposta franco-tedesca.

Sarebbe quindi un presti con delle condizioni che ancora non sono state chiarite nella controproposta, salvo un generico «forte impegno verso riforme» strutturali e fiscali e soprattutto «l’adesione allo stato di diritto» e al rispetto dei «diritti fondamentali», più un esteso coinvolgimento delle autorità europee per prevenire frodi e corruzione: la ricetta perfetta per non piacere ai paesi Visegrád, come Ungheria e Polonia accusati di limitare l’indipendenza di magistratura e opposizioni.

C’è un punto in cui i quattro frugali condividono le priorità di Merkel e Macron: la ripresa deve avvenire grazie a una regia europea e un piano di investimenti per sostenere gli ambiti più cruciali dei prossimi anni, a cominciare dalla transizione ecologia e dalla trasformazione digitale. Ma questo dovrà avvenire senza alcuna espansione del budget europeo, che anzi dovrà essere ridefinito e al massimo mantenuto così com’è, intorno all’1 per cento del prodotto interno lordo dell’Unione. 

Più o meno la posizione che Austria, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e anche Finlandia hanno tenuto nell’ultimo anno e mezzo. L’opposto di quello che ha chiesto il Parlamento europeo che con una mozione pretende 1300 miliardi per il budget Ue e un recovery fund da duemila miliardi. 

In poche parole i leader europei stanno portando le loro posizioni agli estremi per avere più spazio nel negoziato. Il problema è che servirà l’approvazione di tutti i Paesi: le trattative saranno lunghe e i compromessi necessari. 

Che cosa dobbiamo aspettarci? Un bel po’ di resistenza da parte dei V4, chiaramente. I Quattro frugali sono europeisti e stanno andando incontro a tutti i paesi del Nord, Germania compresa, promuovendo le riforme ambientali, la trasformazione digitale e l’attenzione allo stato di diritto, contro i paesi Visegrád. Ma vogliono delle garanzie molto forti e rimetterci meno soldi possibile.

Anche la Germania vorrà delle garanzie, probabilmente più leggere, in cambio dei sussidi: sarà ancora una volta un intermediario cruciale. Lo stesso vale per la Francia, che è un po’ il leader dei paesi che vogliono i trasferimenti: da sempre è stata a favore dei sussidi per l’agricoltura. Non resta un grande spazio per l’Italia, che ha maldestramente cercato di intestarsi un ruolo centrale: cercando di ottenere maggiori concessioni correremo il rischio di far saltare il tavolo

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