Le previsioni dell’IstatNel 2020 crollo del Pil a -8,3%, nel 2021 ci sarà una ripresa parziale di 4 punti

L’Istituto ha pubblicato “Prospettive per l’economia italiana” nel 2020-2021, nel quale sottolinea come il dilagare dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento abbiano creato uno «shock senza precedenti»

L’Istat prevede «una marcata contrazione del Pil nel 2020», con una caduta dell’8,3%, e un rimbalzo positivo nel 2021 del 4,6%.

L’Istituto ha pubblicato “Prospettive per l’economia italiana” nel 2020-2021, un documento nel quale sottolinea come il dilagare dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal governo abbiano «determinato un impatto profondo».

Anche il mercato del lavoro seguirà lo stesso andamento: le Unità lavorative annue (cioè i lavoratori calcolati nell’ordine di giornate lavorative di 8 ore) caleranno quest’anno del 9,3% e nel 2021 aumenteranno del 4,1%.

Le conseguenze del lockdown si sono fatte sentire non solo per la perdita dei posti di lavoro ma anche per il fortissimo aumento di inattivi, circa mezzo milione nei primi quattro mesi di quest’anno.

Una situazione che pesa soprattutto sulle donne: il tasso di inattività femminile è cresciuto di 2,3 punti percentuali mentre la disoccupazione è diminuita di 2,6 punti percentuali. L’aumento di inattività è stato più accentuato tra la fascia di età 35-49 (+10,4%, 278mila unità) e 25-34 anni (+8,8%, 172mila unità). In sofferenza anche i più giovani, la fascia tra i 15 e i 24 anni ha perso 119 mila unità, il 31,8%.

Uno «shock senza precedenti», la cui quantificazione è connotata «da ampi livelli di incertezza». Rispetto alle precedenti stime sul 2020 «nel complesso la revisione al ribasso del Pil è stata pari a circa 9 punti percentuali», si legge nel testo.

«La ripresa delle attività di produzione e consumo è attesa sostenere – continua – un miglioramento del clima economico con un effetto positivo sul Pil che, dopo una flessione ulteriore nel secondo trimestre, è previsto in aumento nel secondo semestre dell’anno!.

Le previsioni dell’Istat si basano soprattutto «su ipotesi che riguardano prevalentemente l’ampiezza della caduta della produzione nel secondo trimestre del 2020, più marcata di quella del primo, e la velocità di ripresa dei ritmi produttivi nel terzo e quarto trimestre».

Tutto, a condizione che non ci sia una «significativa ripresa dei contagi nella seconda parte dell’anno», e che le misure economiche abbiamo l’effetto positivo previsto, favorito anche dal «proseguimento di una politica monetaria accomodante che stabilizzi i mercati finanziari garantendo il normale funzionamento del credito».

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