Ritratto di un PaeseIl “Buongiorno” di Mattia Feltri, un manuale di autodifesa dal degrado dei tempi moderni

Il direttore dell’Huffington Post nel 2017 ha raccolto l’eredità di Gramellini sulla prima pagina della Stampa, ma ha trasformato la rubrica quotidiana trasformandola in una finestra sul mondo di analisi fresche e meditate, ora raccolte in “I giorni migliori” (Marsilio)

MARA GUGLIELMI / AFP

Non è sempre facile scoprire le verità quando sono davanti agli occhi. Eppure è il compito (la condanna, si direbbe senza troppa originalità) del rubrichista quotidiano.

Seguire l’ultima notizia, cogliere la portata storica nel fatto minimo, sfuggire al ruolo di giudice per rimanere nel sobrio ruolo dell’analista. Il tutto in poche righe, scritte bene se si può o scritte benissimo se si è Mattia Feltri.

Eh sì, perché dopo quasi quattro anni il giornalista della Stampa e, da qualche mese, direttore dell’Huffington Post, ha deciso di raccogliere e pubblicare i suoi “Buongiorno”, la rubrica che segue per il quotidiano torinese dal 23 gennaio 2017, in un volume: “Il libro dei giorni migliori” (Marsilio), ed è un bel regalo.

I “suoi”, appunto, perché – come scrive un po’ scherzando e un po’ no nell’introduzione – tutta la rubrica nasce da un equivoco: chiamato dal direttore Maurizio Molinari a prendere l’eredità di Massimo Gramellini, ormai in partenza per il Corriere della Sera, gli aveva giurato che avrebbe fatto “sua” la rubrica.

Il direttore aveva inteso, forse, che avrebbe voluto parlare delle cose sue, della sua famiglia, della sua quotidianità – episodi in cui tutti gli altri avrebbero potuto rispecchiarsi. Ma Feltri intendeva proprio «il contrario: mia, di nessun altro, colmata di trent’anni di lavoro, di letture, di passioni, non per dire quello che penso ma quello che ho meditato».

Il punto è questo: la meditazione, non il pensiero improvviso. La riflessione (di anni), non la sensazione da social.

È da questa premessa che si si dipana, di “Buongiorno” in “Buongiorno” un distillato di intuizioni. Sono ponderazioni che trovano appiglio nella realtà (la quale, va detto, ne fornisce parecchi) dove si insinuano fin quasi a trasfigurarla.

Quello che ne esce è un collage di punti di vista nuovi, a volte scomodi, su questioni su cui sembrava si fosse già detto tutto dalla notte dei tempi.

E allora c’è l’Italia che si rivela, nei discorsi dei suoi politici, il Paese delle “catalanate” – dal nome di Massimo Catalano, personaggio di “Quelli della notte” che faceva ridere con esagerate affermazioni lapalissiane. Le si ritrova, ormai diventate moneta corrente, nelle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella («prima si medita, poi si decide») costretto a ribadire l’ovvio dall’impazzimento di una politica che ha fatto dell’incompetenza una bandiera.

O la concezione, geniale, sul fatto che «i cretini sono il motore della Storia». A loro spetta, almeno nel nostro Paese, la certificata prevalenza (almeno dai tempi di Fruttero & Lucentini), ma Feltri fa di più e le associa quella del «villanzone», perché alla fine maleducazione e stupidità non sono due cose tanto diverse, anzi spesso la prima rivela la seconda.

Ci sono anche sortite al di fuori del territorio nazionale: memorabile quella su Orban, il primo ministro, che nel corso della sua carriera ha assunto posizioni del tutto opposte – prima libertario, aperto, ora nazionalista e chiuso – considerate da molti come il semplice risultato di una ambizione opportunista e spregiudicata. E invece, perché non pensare, come fa Feltri, a «una crisi di rigetto»? Illuminerebbe di più anche i recenti fenomeni che si aggirano per tutto il continente.

Insomma, se non fosse un aggettivo abusato, si potrebbe dire che l’analisi di Feltri è “lucida”. E non c’è dubbio. Anche se, va aggiunto, il termine viene spesso impiegato in coppia con “spietata”, che sarebbe invece fuori luogo.

Perché il “Buongiorno” non è certo una fustigazione dei vizi altrui, né la ramanzina moralistica del maestro (anzi, sono decine gli articoli in cui Feltri si mette nel novero dei tanti, di chi sbaglia, di chi è come gli altri, sia per le esperienze giovanili che per la sua situazione di adulto).

È, al contrario, la proposta garbata, l’ironia del ragionamento, l’analisi ferma di chi non ha mai perso la speranza di migliorare un poco il lettore, o almeno di invitarlo a considerare un altro aspetto, diverso, della realtà.

Per chi lo legge, insomma, è quasi un manuale di autodifesa per interpretare questi tempi folli e strani, ma sempre ben descritti. Anzi, ben meditati.