Inside MinskLa rivolta dello sport bielorusso contro Lukašėnko

Dalle elezioni del 9 agosto la Vysšaja Liha, il massimo campionato di calcio bielorusso, è fermo, perché Lukashenko teme il dissenso nelle curve. La stella della Cska di Mosca, il 21enne Ilya Shkurin ha detto che non giocherà in nazionale fin quando il dittatore sarà al potere. Il Paese ospiterà con la Lettonia i mondiali maschili di hockey su ghiaccio del 2021, ma gli sponsor non sono contenti

Afp

Quando la vita da ultimo dittatore d’Europa era più facile, Alexander Lukashenko trovava ancora il tempo, a 65 anni, di giocare a hockey su ghiaccio con la sua squadra presidenziale. Nei meeting bilaterali con il governo russo, c’era spesso occasione per un match al fianco di Vladimir Putin. Da protocollo, Lukashenko (numero 1) e Putin (numero 11) giocano nella stessa squadra, anche se ciascuno con i propri colori nazionali sulla manica. Spesso si aggrega anche uno dei figli di Lukashenko, Nikolai. L’ultima partita era finita 13-4 per la squadra degli autocrati, come documentato dall’agenzia di stampa russa Tass. Personalmente Lukashenko apprezza e pratica meno il calcio (si ricorda un suo goal a Zabivaka, la mascotte di Russia 2018), del quale però conosce il potere. Per questo motivo, il pallone non si era fermato nemmeno durante la pandemia. Quando tutti i campionati europei erano fermi, a Minsk si giocava ancora, in modo che Lukashenko potesse ostentare una patina di normalità nazionale all’interno del caos globale. 

Dalle elezioni del 9 agosto, invece, la Vysšaja Liha, il massimo campionato di calcio bielorusso, è fermo, perché Lukashenko ha il terrore del dissenso nelle curve. Anche con gli stadi chiusi, lo sport, in sintonia col resto del paese, si sta schierando contro di lui. Il primo a sbilanciarsi è stato Ilya Shkurin, più libero di parlare di cose bielorusse perché gioca in Russia, al CSKA di Mosca. Shkurin non è uno qualsiasi, è stato capocannoniere del campionato di casa prima di trasferirsi, ha 21 anni, è una promessa del calcio bielorusso, è nel giro della nazionale e proprio dalla nazionale si è chiamato fuori, almeno finché Lukashenko sarà presidente.

Su Instagram ha pubblicato una sua foto con la bandiera dei manifestanti, bianca e rossa come nell’era pre sovietica. Anche il suo allenatore è bielorusso, Viktor Goncharenko è stato il più giovane a essersi mai seduto su una panchina di Champions, quando allenava l’orgoglio locale, il dominante (in casa) BATE Borisov, la squadra della fabbrica di trattori. Da Mosca, Goncharenko ha criticato la repressione del regime contro i cittadini: «Mi sono fermamente opposto al pestaggio del nostro pacifico e meraviglioso popolo. La polizia, le forze antisommossa e l’esercito dovrebbero proteggere le persone, non picchiarle»

La situazione è molto più dura per chi si trova in Bielorussia. Anton Saroka, giocatore del BATE con diverse presenze in nazionale (e un gol allo Stade de France), è sceso in piazza con i suoi concittadini, è stato dato per disperso, si è poi scoperto che era stato arrestato dalle forze di sicurezza. Per protesta, il direttore generale della squadra, Mikhail Zaleuski, ha pubblicato un eloquente video nel quale getta nei rifiuti la sua vecchia divisa della polizia e poi una foto di Saroka, accanto alla quale ha scritto: «È uno di noi. Siamo una famiglia».

Anche un giocatore di hockey, Ilya Litvinov, è stato arrestato (e rilasciato il giorno dopo), non prima di essere stato pestato (sui social è girata una sua foto con il volto pieno di lividi). Tra i fermati c’è anche un campione internazionale di MMA, Aleksey Kudin, anche se un suo rappresentante ha fatto prontamente sapere che Kudin stava solo osservando le proteste, che è un patriota e che tutte le accuse cadranno. Perfino gli e-sports sono stati toccati, Oleg «LastHero» Demidovich, giocatore professionista di Dota 2, è stato detenuto e picchiato per tre giorni, prima di essere rilasciato. La federazione bielorussa di cybersport ha chiesto la fine delle violenze, il rispetto dei diritti civili e se possibile anche uno stop alle interruzioni di Internet, visto che per questo motivo molti bielorussi sono stati sostituiti dalle competizioni internazionali. 

Non è sicuramente in cima all’agenda attuale di Lukashenko, ma all’orizzonte lo sport bielorusso ha un grande problema da affrontare, che potrebbe mettere in imbarazzo gli sponsor internazionali e la comunità sportiva globale. La Bielorussia ospiterà insieme alla Lettonia i mondiali maschili di hockey su ghiaccio del 2021, data d’inizio il 21 maggio, assegnazione fatta nel 2017 (ai danni di Helsinki e Tampere, in Finlandia). Le semifinali e la finale sono in programma a Minsk. Lo slogan della manifestazione è Passions, not borders, nelle dichiarazioni ufficiali post assegnazione i sindaci di Riga e Minsk avevano prontamente sottolineato quanto fosse economica la birra nelle loro città.

I più nervosi, dopo i fatti delle ultime settimane, sono proprio i lettoni, il primo ministro Krisjanis Karins ha dichiarato: «In questo momento è difficile immaginare come potremmo organizzare un torneo con la Bielorussa». L’International Ice Hockey Federation da Zurigo dice di aver preso atto delle dichiarazioni del governo lettone, resta in attesa di capire come si evolverà la situazione e ha ribadito che l’obiettivo principale dell’organizzazione è giocare i mondiali a Minsk e Riga come previsto. Mancano 274 giorni, tra gli sponsor ufficiali ci sono Skoda, Nike, Tissot, Pirelli. Difficile possano ancora voler associati all’ultimo dei dittatori continentali. 

 

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