007 rinnovatiLa strana gestione dei servizi segreti da parte di Conte

Il presidente della Società italiana di intelligence, Mario Caligiuri: «L’intelligence è un elemento fondamentale per la stabilità della politica. Una norma che la riguarda deve essere discussa nella maniera meno controversa possibile. E così non è stato»

È spuntato a sorpresa nel decreto pubblicato il 30 luglio scorso che allunga lo stato d’emergenza fino al 15 ottobre la norma che in cui si prevede che il presidente del Consiglio possa prorogare «con successivi provvedimenti per la durata massima di ulteriori quattro anni» i vertici degli 007 italiani.

La riforma non era stata annunciata e solo una volta pubblicata in Gazzetta Ufficiale si è conosciuta la modifica: «Al fine di garantire, anche nell’ambito dell’attuale stato di emergenza epidemiologica dal Covid-19, la piena continuità nella gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, alla legge 3 agosto 2007, n. 124, sono apportate le seguenti modificazioni: le parole “per una sola volta” sono sostituite dalle seguenti: “con successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni”» si legge nel testo.

«Una norma che riguarda i servizi segreti deve essere discussa nella maniera meno controversa possibile» spiega a Linkiesta Mario Caligiuri, presidente della Società italiana di intelligence (Socint). «Nei decreti legge c’è sempre di tutto, ma questa è la prima volta che si parla di servizi segreti. Ci sono poi due scuole di pensiero con le quali si sta commentando questa norma: la prima è che siamo di fronte a una diversa modalità della proroga, la seconda sostiene invece che sono stati raddoppiati gli anni di permanenza dei direttori dell’intelligence».

«L’intelligence è un elemento fondamentale per la stabilità della politica. Anche in vista di quello che potrebbe succedere in autunno, con un disagio sociale sopra i livelli di guardia e il ruolo delle istituzioni democratiche messo in discussione. Abbiamo quindi bisogno di servizi segreti che siano stabili, credibili e condivisi, frutto di scelte inclusive» continua Caligiuri.

Perché quindi occuparsi dei vertici dei Servizi nel decreto sull’emergenza coronavirus? E perché farlo senza coinvolgere in qualche modo il Copasir (il Comitato di controllo sui servizi) e il Cisr (Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica), che sembra non siano stati interpellati? Di regola il decreto legge non deve essere portato all’attenzione di nessuno se non delle Camere (come è stato fatto lo scorso 30 luglio), ma è anche vero che si tratta di una materia che dovrebbe essere frutto di scelte parlamentari ampie. Così che, l’intera gestione del dossier ha destato sospetti all’interno delle forze politiche di opposizione, che hanno chiesto chiarezza per la mancata comunicazione da parte dell’esecutivo. «È la prima volta che succede che una norma sui Servizi sia contenuta in un decreto legge – ribadisce Caligiuri – pertanto è difficile individuare il motivo reale. E le questioni aperte che riguardano la nostra intelligence sono ancora molte».

Quanto ai temi di interesse di un’eventuale riforma dei Servizi, i temi urgenti sono molti. «Ci sono nuove minacce, oltre al crescente disagio sociale, che riguardano il nostro Paese. A partire dall’ingerenza delle organizzazioni criminali, non solo quelle tradizionali ma anche quelle emergenti, come la mafia nigeriana» dice il presidente del Socint. «Le riforme strutturali dovrebbero riguardare la difesa degli interessi nazionali, e quindi delle aziende strategiche. Va quindi definito il golden power (la facoltà garantita all’autorità pubblica di intervenire nelle transazioni di mercato riguardanti società qualificate come strategiche ndr) per difendere l’economia italiana dagli interessi stranieri e dalle mafie, e intensificare la sicurezza cibernetica e informatica. Ricordandoci che fino ad alcuni anni fa l’Italia veniva considerata un paradiso per gli hacker. Oggi la situazione è certamente migliorata».

Obiettivi che non compaiono nel decreto legge che allunga lo stato d’emergenza e tantomeno nella norma comparsa sui Servizi. «Sicuramente questi temi sono seguiti con grande attenzione dai Servizi ai quali vanno dati strumenti adeguati per prevedere e contrastare rischi elevatissimi che possono minacciare il benessere e la sicurezza del nostro Paese», conclude Caligiuri.

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