Tutti a scuolaLe mamme dolenti del ceto medio riflessivo che non si rassegnano alla pandemia

Ovunque hanno riaperto le classi è ripreso a circolare il virus, come è ovvio, eppure i genitori impegnati sui social si lamentano per i figli a casa, ogni volta con una motivazione diversa: prima era per evitare il trauma della socialità dei ragazzi, ora per la propria. Ma ora aspettiamoci anche il melodramma degli insegnanti

ksenia makagonova, Unsplash

Sembra ieri che pareva il futuro della pedagogia fossero i figli che il venerdì non andavano a scuola per protestare contro lo scioglimento della calotta artica.

Obiettavi che forse i figli delle tue amiche, asini in ortografia e in un po’ tutto, avrebbero dovuto prestare meno attenzione al futuro del pianeta e più al presente del proprio non saper fare le addizioni a due cifre, e venivi trattata come una fascista. 

Mentre ordinavano gli Einaudi per collana onde instagrammarsi, le mamme medie riflessive (grandi regalatrici di favole delle bambine ribelli) ti spiegavano che la nuova cultura, la nuova liquidità, le nuove generazioni, cosa ne sai tu che sei un relitto dei tempi in cui alla contemporaneità «non ci siamo arrivati col programma». 

Poi è arrivato il virus, le scuole hanno chiuso e gli uffici pure, e le dolenti medie riflessive, che ora usavano i Supercoralli come sfondo di riunioni su Zoom, hanno deciso che la frequenza scolastica fosse importantissima, e che i loro scarrafoni stessero subendo danni che mai nella storia. 

I loro nonni, bambini sotto le bombe della seconda guerra mondiale, in confronto avevano avuto un’infanzia serena. D’altra parte, se gli adulti al terzo giorno cantavano dai balconi percependosi eroi perché avevano fatto l’aperitivo in casa senza buffet, era ovvio che quegli stessi adulti proiettassero traumi e devastazione sui piccini che non potevano andare a giocare a calcetto o a prendere il gelato. E le lacune, le lacune che lasceranno questi mesi senza scuola? 

Chi ci ridarà gli amori perduti, le gomme bucate, i fenici e i sumeri saltati? (Per non parlare di quelle dannate bambine ribelli, che se sento mia figlia declamarle un’altra volta glielo lancio dalla finestra). 

È stato allora che tutte le dolenti medie riflessive che conosco hanno iniziato a prendersela con la Azzolina. Le mie coetanee non erano così invasate contro un ministro dell’istruzione da quando quel ministro era la Falcucci. Solo che, quand’era ministro la Falcucci, avevamo 14 anni (vatti a ricordare cosa volessimo, probabilmente meno fenici e meno sumeri). 

Poiché la mamma di sinistra italiana non è abbastanza poeta da essere fingitore, si è presto stufata di dire che la priorità fosse il trauma della socialità dei figli, e ha lasciato trapelare che il problema era la propria. Che i figli a casa tutto il giorno sono un inferno che neanche Sartre avrebbe potuto mettere in scena. Che la banda larga non è abbastanza larga per concedersi in contemporanea la didattica a distanza e le riunioni in remoto (o anche per sextare l’amante mentre i figli hanno ognuno una lezione, e se pensate che sextare l’amante urga a una madre meno che fare una riunione coi colleghi non avete ben capito quella storia del pane e delle rose). 

La scusa dell’apprendimento perduto, invece, è durata ancora un bel po’: all’inizio dell’estate, le mamme medie riflessive erano ancora lì che firmavano lettere aperte perché la scuola riaprisse ad agosto, perdindirindina, si recuperasse il tempo perduto, come sarebbe le elezioni, allora ditelo che tutto viene dopo i nostri piccini, i seggi non potete spostarli altrove, chessò, negli ospedali. 

Quando hanno iniziato a capire che non solo niente agosto, ma chissà se si riaprirà a settembre, è scattato il complottismo, stadio avanzato della malattia dell’agitazione a casaccio. Una società adulta incapace di rassegnarsi al fatto che è una pandemia, nessuno ha trovato il modo di risolverla, una cura non c’è, gli argini certo non possono funzionare coi ragazzini, una categoria abbastanza selvatica da preferire passare tre minuti in bagno fingendo di fare risciacqui e bagnando lo spazzolino per poi dire d’essersi lavata i denti: siete sicuri di voler affidare ai vostri figli il distanziamento e la mascherina e le mani lavate e tutte quelle altre operazioni di responsabilità adulta con cui evitiamo d’infettarci noialtri? 

(E poi: a noialtri, che abbiamo l’età dei datteri, hanno dovuto fare per mesi i tutorial su come lavarci le mani; cosa potrà mai andar storto con dodicenni che si sputano addosso per dispetto e sedicenni che limonano). 

(E poi: anni che diciamo che nelle scuole non c’è neanche la cartigienica, e ora ci fidiamo delle pratiche di sanificazione?). 

Certo non ha aiutato il fatto che questo virus sia stato l’incrocio tra la Hollywood di William Goldman («Nobody knows anything») e la Gomorra di Genny Savastano («Nun sape mai nu cazz’»): i ragazzini prima erano immuni poi erano portatori sani poi no aspetta in Florida li ricoverano a decine poi no forse no ma comunque tornano a casa e ti contagiano. Finisce che una poverina che pur di non avercelo a casa lo manderebbe pure a far lezione in infettivologia deve sentirsi Medea. 

Il complottismo degli ultimi giorni è: il governo di nascosto briga per non riaprire le scuole. Non: ovunque abbiano aperto, dalla Germania alla Georgia (in entrambi i posti il 3 di agosto), sono ricominciati i contagi, com’è ovvio, perché mai da noi dovrebbe essere diverso? Non: se c’è qualcuno che ha interesse a riaprire le scuole, invece di darvi nuovi sussidi per la babysitter e altre amenità, è il governo. Il governo, unica entità a volere persino meno di voi che i vostri figli vi stiano tra le palle tutto il giorno. Non una qualsiasi spiegazione sensata, tipo «non hanno ancora ufficializzato niente perché sperano come noi in una soluzione miracolosa, visto che una non miracolosa non c’è». No. Ci odiano. Vogliono analfabetizzarci i figli (come già non bastassimo noi). 

Comunque vada, le madri medie riflessive saranno così nervose da spettinare i Supercoralli. Se non è perché la scuola non riapre, è perché riapre e al primo contagio richiude. Se riapre coi banchi a rotelle, è perché i banchi a rotelle sono scomodi (non mi ci sta il Rocci, mormora la piccina, mentre pieni di pianto ha gli occhi). 

Il mio soldino, quanto a capacità di superarle nel melodramma, lo punto sugli insegnanti. Ieri la Welt riportava che, in una delle province tedesche, duemila insegnanti (su ventottomila) hanno presentato certificati per farsi esentare: sarebbero a rischio virus avendo sindromi pregresse quali il sovrappeso. Lo stato ha concesso solo cento esenzioni su duemila. Importato in Italia, sarebbe un format stupendo. Dopo il melodramma delle deportazioni (cioè: d’aver osato assumerli in sedi non sotto casa), il dramma della vessazione: sei grassa e ti fanno rischiare la vita per insegnare i fenici e i sumeri ai figli asini del ceto medio riflessivo. Che alle figlie regala i libri sulle bambine ribelli, purché vadano a leggerli fuori dalle scatole.