Grandeur continentalePerché il sogno di Macron di un’Europa autonoma è così difficile da realizzare

Il presidente francese ha rilanciato il progetto della sovranità europea. Ma alla sua visione ambiziosa si contrappone invece quella più pragmatica di Italia e Germania, che puntano a una maggiore autonomia in certi settori mantenendo però intatta l’integrazione transatlantica

LaPresse

La vittoria del candidato democratico Joe Biden negli Stati Uniti è stata accolta positivamente dai leader Ue, che temevano altri quattro di Amministrazione Trump e un progressivo allontanamento degli Usa dal Vecchio continente. Ad aver salutato con particolare entusiasmo l’elezione di Biden è stata la ministra della Difesa tedesca,  Annegret Kramp-Karrenbauer, secondo cui l’Europa può nuovamente contare su Washington e sulla protezione offerta dall’alleanza atlantica. 

Proprio questo tema ha incrinato l’asse franco-tedesco ed offerto al presidente francese Emmanuel Macron l’occasione per rilanciare il progetto della sovranità europea a lui tanto caro. Il capo dell’Eliseo, in una lunga intervista alla rivista Le Grand Continent, è tornato a parlare di autonomia strategica, di rafforzamento della Difesa europea e della creazione di nuove forme di multilateralismo in cui anche l’Ue possa trovare finalmente la sua collocazione. 

Ciò che Macron propone è la costruzione di «un’Europa molto più forte, che possa far valere la sua voce, la sua forza, mantenendo i suoi principi» attraverso il consolidamento della sovranità europea e dell’autonomia strategica «in modo da poter contare da soli e non diventare il vassallo di questa o quella potenza senza avere più voce in capitolo». La costruzione di un’Ue politica più forte e coesa sarebbe l’unica soluzione per «evitare il duopolio sino-americano, la dislocazione e il ritorno di potenze regionali ostili». Ma quanta possibilità di realizzazione ha il progetto di Macron e che relazione c’è tra la proposta francese e la situazione interna della Francia?

Le ambizioni francesi
«Per i presidenti francesi aumentare il margine di manovra della Francia è sempre stato un imperativo strategico. Parliamo di una nazione di ispirazione universalista e che ha bisogno di soddisfare delle ambizioni compresse dall’appartenenza alla sfera di influenza americana», spiega a Linkiesta Federico Petroni, analista geopolitico per Limes. 

Macron tuttavia non vuole abbandonare la Nato, bensì preme per la creazione di un’Ue che non sia sbilanciata unicamente verso l’ambito economico, settore in cui la Francia – a differenza della Germania – non eccelle. Parigi infatti ha carte da giocare nel settore militare ed è su questo che il capo dell’Eliseo punta. «Macron sa che la Francia non può andare avanti da sola, per cui ha bisogno di Germania e Ue come moltiplicatore di potenza e per riuscire nel suo intento deve creare un’Ue meno aperta ai flussi della globalizzazione».

Tuttavia il vero obiettivo di Macron, come da lui stesso specificato nel corso dell’intervista, è il raggiungimento dell’autonomia strategica, progetto all’interno del quale si inserisce anche l’Europa della Difesa. Il presidente francese, sottolinea Petroni, non vuole allontanare l’Ue dagli Usa né creare un super Stato europeo, ma chiede ai Paesi membri un maggiore controllo dei flussi che attraversano il continente. «L’Ue della Difesa serve alla Francia per aumentare il proprio peso all’interno dell’Unione rispetto alla Germania e per costruire un’autonomia strategica senza eliminare la Nato».

Il progetto di Macron, per quanto inerente all’ambito della politica estera, è strettamente legato anche alle dinamiche interne del Paese. «Autonomia strategica e separatismo sono ambiti strategici, nel senso che da essi dipende la sopravvivenza della nazione e devono quindi essere affrontati per evitare che la coesione interna e la capacità di proiettarsi all’estero come vera nazione vengano meno».

Ma che possibilità di riuscita ha la proposta di Macron? «La Francia non ha i mezzi per perseguire tanta visione, come sanno bene gli Usa. Parigi però ha bisogno di narrarsi più grande di quella che è, non esiste senza la sua grandeur, come spiegava bene Charles De Gaulle. Macron tra l’altro non può conseguire i suoi progetti perché la Germania è impegnata nel tenere insieme l’Ue e non vuole rinunciare alla protezione che le assicurano gli Usa. Berlino sa che per la Francia l’autonomia strategica significa aumentare la propria influenza in Ue, per cui ha tutto l’interesse nel mettere in primo piano il legame transatlantico».

I nodi interni all’Ue
Come evidenziato anche da Alessandro Marrone – responsabile del Programma Difesa dello IAI- la leadership francese genera delle resistenze a livello europeo per quanto riguarda il progetto di una difesa comune. Ma le criticità legate alla proposta di Macron sono tante. 

«Uno dei problemi è che il presidente francese mette sullo stesso piano Usa, Cina e Russia dimenticando che gli Stati Uniti sono un alleato dell’Ue, un soggetto con cui Bruxelles condivide anche dei valori». La dottrina Macron dunque è troppo ambiziosa. «Nonostante ci sia stato e continui ad esserci un progresso nell’integrazione della difesa, l’Ue non può reggere determinate sfide senza gli Usa. Per esempio, non può assicurare la deterrenza nucleare nei confronti della Russia, fondamentale per poter negoziare con maggiore forza e spazio di manovra. Tutto ciò però non sarebbe possibile senza la Nato, anche a causa dei limiti costituzionali e culturali di alcuni Paesi membri».

Inoltre, come sottolinea Marrone a Linkiesta, senza gli Stati Uniti l’Ue non è in grado di mantenere delle capacità militare complesse, costose, da aggiornare costantemente e che le consentirebbero di tenere testa alla Russia. Uno dei punti maggiormente critici del discorso di Macron riguarda proprio lo stato dell’Europa della Difesa: secondo il presidente «con l’European Defence Fund (Edf) e la Pesco il progetto si è ormai realizzato, ma non è così. Sono stati fatti dei passi avanti, ma le forze armate europee sono organizzate su base nazionale, gli Stati membri sono divisi sul loro utilizzo nei teatri di crisi e hanno posizione diverse rispetto a determinati attori come la Turchia».

Alla visione ambiziosa di Macron si contrappone invece quella più pragmatica di Italia e Germania, che puntano a una maggiore autonomia in certi settori mantenendo però intatta l’integrazione transatlantica. «Per Roma e Berlino più integrazione a livello europeo corrisponde ad una forte coesione transatlantica». Il progetto di Macron quindi non è realizzabile in quanto non condiviso dagli altri Stati membri: per Polonia, Paesi Baltici, Repubblica Ceca e Romania – spiega Marrone – la Nato è la garanzia primaria rispetto alla minaccia russa e l’Europa della Difesa è vista come un’aggiunta. Per Germania e Italia, Nato e Difesa Ue invece possono rafforzarsi a vicenda.

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