Cercare la verità per convertirsiCosa insegna alla Chiesa il rapporto sugli abusi del vescovo McCarrick

Il vademecum pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede è uno strumento necessario per aiutare a regolarsi di fronte ai casi di abuso nel mondo ecclesiastico. Le recenti leggi obbligano a denunciare anche le coperture e le omissioni, spiega Padre Federico Lombardi in un articolo pubblicato sulla “Civiltà Cattolica”

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Pubblichiamo in anteprima un estratto dell’articolo “Il Rapporto McCarrick. Cercare la verità per convertirsi” di padre Federico Lombardi, ex direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che comparirà domani sul primo quaderno del 2021 della rivista La Civiltà Cattolica (pp. 59-70)

Al centro della questione e del Rapporto stanno le informazioni sul comportamento sessuale di McCarrick, che purtroppo per lunghissimo tempo sono rimaste perlopiù anonime o non circostanziate o incomplete o – così sembrava – di incerta credibilità. In diversi casi però sono state evidentemente sottovalutate o anche semplicemente taciute, così da non giungere ai livelli più alti dei processi decisionali. L’anonimato di alcune accuse, che si riveleranno fondate – come la prima, già negli anni Ottanta, di una madre preoccupata per i suoi figli –, è un aspetto su cui occorre riflettere attentamente. Per quanto sia giusto richiedere che le accuse vengano sempre fatte assumendosene chiaramente la responsabilità, non si può negare che a volte sia estremamente difficile, se non impossibile, avere il coraggio di rivolgere accuse gravi nei confronti di persone di autorità e potere molto superiori a quelli dell’accusatore, il quale nutre il fondato timore di non essere creduto o di essere oggetto di ritorsioni. Era questo evidentemente il caso nella vicenda McCarrick.

Perciò giustamente il nuovo atteso Vademecum per il trattamento dei casi di abuso sessuale, pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella sua prima versione del 16 luglio scorso, invita a non cestinare automaticamente le denunce anonime, ma a vedere se non contengano elementi credibili. Di questa accusa con lettera anonima, che risale a metà anni Ottanta, non si è trovata documentazione in alcun archivio, ma l’autrice, una madre di famiglia, ne ha parlato dettagliatamente in occasione del processo e la sua testimonianza è molto illuminante sui comportamenti abusivi di McCarrick, sulla loro insidiosità e sulla difficoltà di denunciarli (cfr pp. 37-47).

Altri problemi sono stati molto sottovalutati, come i comportamenti imprudenti risaputi nei confronti di seminaristi o giovani adulti. Il fatto che perlopiù non vi fossero atti sessuali espliciti e che non fossero coinvolti minori non basta assolutamente a giustificarne la prolungata tolleranza, forse favorita allora da un clima culturale molto ambiguo circa i rapporti fra i sessi in genere, e i rapporti omosessuali in specie. Anche a questo proposito la condizione di autorità dell’arcivescovo nei confronti dei seminaristi o giovani sacerdoti conferiva estrema gravità a questi fatti, e allo stesso tempo ne rendeva difficilissima la denuncia. Era estremamente verosimile che vi fosse un abuso di potere. Bisogna aggiungere anche che era del tutto ingenuo e inverosimile pensare che in un comportamento frequente di tal genere si sarebbe sempre trattato di rapporti corretti senza superare il confine del rapporto sessuale, come pure il confine dell’età delle persone coinvolte.

Perciò le norme contenute nel recente «Motu Proprio» Vos estis lux mundi, del maggio 2019, insistono sull’obbligo di denuncia da parte di tutti gli ecclesiastici e religiosi, anche nei confronti dei superiori gerarchici e anche quando si tratti di abusi sessuali nei confronti di persone adulte, e sulla organizzazione in tutte le diocesi di uffici presso cui tutti (non solo gli ecclesiastici) possano presentare le loro denunce in condizioni di sicurezza.

La paura dello scandalo esercita una forte pressione negativa su chi deve o dovrebbe informare, o su chi deve prendere decisioni di agire. Anche questo è comprensibile. Spesso si preferisce attenuare, per prudenza o malintesa benevolenza verso l’accusato, o tacere, o aspettare, nella speranza che il problema non si ripresenti. Anche questo è avvenuto nel caso McCarrick. Il Rapporto descrive il disagio evidente di chi, pur avendo alte responsabilità, non sapeva come gestire la situazione di fronte all’emergere delle accuse, e anche per questo invitava a lasciarle cadere, o forniva informazioni incomplete o inaccurate, quando veniva richiesto dai livelli superiori. Ma le conseguenze di tali comportamenti e omissioni, come sappiamo, sono state molto gravi, tanto che oggi, alla luce dell’esperienza e della consapevolezza maturate, abbiamo imparato a considerarli inescusabili e da sanzionare.

Perciò il recente Vademecum è uno strumento necessario per aiutare tutti i vescovi e le altre persone responsabili a sapere chiaramente come regolarsi di fronte ai casi di abuso, e per questo le recenti leggi obbligano a denunciare non soltanto gli abusi compiuti, ma anche le loro coperture e le omissioni da parte dei responsabili ecclesiali, che sono anch’esse da considerare mancanze di estrema gravità.

Con il progredire della carriera ecclesiastica di McCarrick a livelli sempre più alti, il rischio dello scandalo è diventato sempre più grande e l’applicazione dei rimedi più difficile con il passare del tempo. Alla fine solo il coraggio di una vittima di venire allo scoperto con una denuncia circostanziata ha permesso di affrontare la questione in tutta la sua gravità – raccogliendo anche altre pesantissime testimonianze – e comprenderne le dimensioni che avevano continuato a rimanere nascoste e che, oltre all’abuso sessuale e di potere, comprendevano anche quello di coscienza nella forma molto grave dell’abuso del sacramento della confessione.