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Il documento in ParlamentoCosa c’è nel capitolo del Recovery Plan dedicato al lavoro

La riforma delle politiche attive e la formazione sono i due punti centrali della missione “Inclusione e coesione” del Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato dal governo Conte e ora al vaglio delle Camere. Le risorse previste ammontano a 12,62 miliardi di euro

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Politiche attive del lavoro e formazione. Sono questi i due punti centrali del capitolo lavoro all’interno della missione “Inclusione e coesione” del Recovery Plan italiano approvato dal governo e ora al vaglio del Parlamento, prima di essere inviato a Bruxelles per il via libera da parte della Commissione europea.

La bozza del piano da 209 miliardi – ancora da completare con tempi, procedure, riforme e risultati attesi – si pone tra gli obiettivi il «rafforzamento delle politiche attive del lavoro e della formazione di occupati e disoccupati» e l’«aumento dell’occupazione giovanile di qualità attraverso il rafforzamento del sistema duale».

Le risorse previste per il lavoro ammontano a 12,62 miliardi euro, di cui 7,5 per “politiche attive del lavoro e sostegno all’occupazione” e 3,5 per “politiche attive del lavoro e formazione”.

Gli obiettivi che il governo si pone sono cinque.

  • sostenere i livelli di occupazione, in particolare quella giovanile, attraverso la definizione e l’ampliamento di misure di politica attiva del lavoro a sostegno dell’acquisizione di competenze per l’adattamento ai cambiamenti del mercato del lavoro e per la ricollocazione.
  • far fronte al disallineamento tra le competenze in possesso dei lavoratori e i fabbisogni di competenze delle imprese mediante intese ai diversi livelli di governo e tra le diverse amministrazioni statali e regionali competenti, al fine di garantire l’accesso a una formazione adeguata e di qualità su tutto il territorio nazionale, definendo standard uniformi e rafforzando il sistema di certificazione delle competenze (Piano Nazionale delle Nuove Competenze).
  • far fronte alle esigenze di formazione e lavoro per i giovani con l’apprendistato duale.
  • promuovere l’autonomia economica e l’autoimprenditorialità delle donne con il sostegno all’imprenditorialità femminile.
  • sostenere l’attivazione del Servizio Civile Universale per i giovani nella fascia tra i 18 e i 28 anni e l’acquisizione da parte di questi di competenze chiave (soft skills).

Il capitolo “politiche per il lavoro”, si legge nel documento, «mira ad accompagnare la trasformazione del mercato del lavoro con adeguati strumenti volti a facilitare le transizioni occupazionali, a migliorare l’occupabilità dei lavoratori, a innalzare il livello delle tutele attraverso la formazione». Con l’obiettivo di aumentare il tasso di occupazione, dotando le persone di formazione adeguata, ridurre il mismatch di competenze, aumentare quantità e qualità dei programmi di formazione continua degli occupati e dei disoccupati.

Riforma delle politiche attive del lavoro
Il piano prevede la revisione delle politiche attive del lavoro a partire dall’assegno di ricollocazione per arrivare all’istituzione del programma nazionale Gol, «Garanzia di occupabilità dei lavoratori», che prevede un sistema di presa in carico unico dei disoccupati e delle persone in transizione occupazionale che associ la profilazione dei servizi al lavoro alla formazione.

Tra le azioni previste, c’è anche il rafforzamento dei centri per l’impiego e l’integrazione con il sistema di istruzione e formazione anche attraverso la rete degli operatori privati. Nello specifico – si legge – si interverrà nella ridefinizione degli strumenti di presa in carico dei disoccupati con politiche attive che a partire dalla profilazione della persona permettano la costruzione di percorsi personalizzati di riqualificazione delle competenze e di accompagnamento al lavoro. La riforma – spiega il piano – sarà parzialmente finanziata dal programma React Eu.

Formazione
Il rafforzamento delle politiche attive sarà affiancato da un intervento strategico nazionale di riorganizzazione della formazione dei lavoratori, occupati e disoccupati. Si procederà al rafforzamento del sistema della formazione professionale in Italia, promuovendo una rete territoriale dei servizi di istruzione, formazione, lavoro anche attraverso partenariati pubblico-privati fino a sviluppare un sistema permanente di formazione (life-long learning, reskilling e upskilling) – si legge.

Si valorizzeranno gli strumenti esistenti che utilizzano modalità di apprendimento duale e si favorirà l’istituzione di partenariati pubblico-privati, anche nella forma delle industry accademy, in analogia con quanto previsto dalla recente Agenda per le competenze per l’Europa.

In stretto coordinamento con le Regioni, l’obiettivo della riforma è anche quello di definire gli standard qualitativi per le attività formative che devono essere attivate, in relazione al sistema di profilazione stabilito a livello nazionale.

Si propone inoltre di fissare standard per la formazione dei beneficiari di strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati, dei beneficiari del reddito di cittadinanza e di disoccupati di lunga durata, nonché per lavoratori che godono di strumenti straordinari o in deroga di integrazione salariale come la cassa integrazione.

Apprendistato duale
Nel piano è previsto anche il potenziamento del sistema duale con l’obiettivo di rendere sempre più sinergici i sistemi d’istruzione e formazione con il mercato del lavoro, nell’ottica di favorire l’occupabilità dei giovani tramite l’acquisizione di nuove competenze, con la modalità di apprendimento on the job spendibili sul mercato del lavoro.

Si punta alla costruzione di percorsi formativi che rispondano alle esigenze dei fabbisogni professionali delle imprese, fornendo al tessuto produttivo le competenze di cui ha bisogno e riducendo così il mismatch tra competenze richieste nel mercato del lavoro e quelle in uscita dai percorsi di istruzione e formazione.

Sostegno all’imprenditoria femminile
Allo strumento del “Fondo a sostegno dell’imprenditoria femminile”, già previsto nella legge di bilancio 2021, saranno affiancati misure di accompagnamento – mentoring, supporto tecnico-gestionale, misure per la conciliazione vita-lavoro, ecc. – campagne di comunicazione multimediali ed eventi e azioni di monitoraggio e di valutazione.

Servizio civile universale
Il piano prevede di potenziare il Servizio civile per incrementare la qualità dei progetti e il numero dei giovani (con un obiettivo pari a 80mila volontari fino al 2026) coinvolti in attività che contribuiscono al miglioramento della coesione sociale del Paese.

Tra gli obiettivi di questo progetto, c’è quello di disporre di un numero più elevato di giovani che attraverso il Servizio civile compiono un percorso di apprendimento non formale, mediante il quale accrescono le proprie conoscenze e competenze e sono meglio orientati rispetto allo sviluppo della propria vita professionale.

Questi obiettivi, ora, andranno accompagnati con un piano operativo in cui si specificano i tempi, le procedure e i risultati attesi per ciascun progetto. Il confronto parlamentare sarà decisivo per questo secondo step del piano italiano.

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