ScenariI migliori video del New York Times per raccontare il 2020 (e immaginare il 2021)

Oltre al magazine Linkiesta Forecast, pubblichiamo in collaborazione con il New York Times Turning Points i filmati più interessanti dell’anno

I punti di svolta del 2020 per capire cosa potrà succedere nel 2021. Assieme all’uscita del nuovo super magazine Linkiesta Forecast – duecentoquaranta pagine sugli Scenari 2021, le tendenze, l’agenda globale della nuova èra post Covid – il nostro giornale pubblica in esclusiva italiana i video più interessanti di New York Times Turning Points, con i momenti critici di questo 2020 che secondo il grande giornale americano potranno avere un impatto significativo nel 2021.

I video del New York Times mostrano un anno convulso e memorabile, cominciato con incidenti nei cieli e tensioni internazionali (lo scontro Iran e Stati Uniti) e poi segnato dalla pandemia da Covid-19. Il virus ha ribaltato previsioni e programmi, aggravando situazioni di difficoltà soprattutto nei Paesi in guerra, come Siria e Libia.

Ma non è stato l’unico evento. Di quest’anno saranno ricordate anche le proteste scaturite dall’uccisione di George Floyd, sfociate in manifestazioni più o meno pacifiche contro il problema del razzismo. O gli incendi che hanno devastato il pianeta, o gli addii importanti, come quello dato al giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg.

L’Iran abbatte un aereo di linea ucraino

L’8 gennaio due missili iraniani hanno distrutto un aereo passeggeri ucraino appena fuori Teheran. Tutte le 176 persone a bordo sono morte. Di fronte alle richieste di chiarimenti, le autorità iraniane hanno prima negato ogni responsabilità e poi attribuito l’incidente a un «errore umano», dovuto all’eccessiva vicinanza dell’aereo alla base del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione. Nelle ore precedenti l’Iran aveva lanciato altri missili diretti contro due obiettivi militari americani in Iraq, come risposta all’uccisione del generale Qassim Suleimani avvenuta il 3 gennaio.

La Cina censura le informazioni sul coronavirus

Le voci di alcuni attivisti digitali cinesi raccontano, attraverso testimonianze video e fotografiche, cosa si cela dietro al muro di censura messo in piedi dal governo di Pechino per controllare ogni informazione sulla nuova crisi sanitaria. Per molti di loro è la prima volta: l’epidemia e il silenzio ufficiale li ha spinti ad aggirare i controlli in rete e diffondere il materiale oscurato dalle autorità.

“Le nostre vite sono a rischio”. Negli Stati Uniti non si trovano tamponi per il coronavirus

Nonostante i ripetuti annunci del presidente americano Donald Trump («Chi vuole fare un test per il coronavirus adesso lo può fare»), a inizio marzo era ancora difficile trovare una struttura, pubblica o privata, che offrisse questo servizio. Il video offre la testimonianza di pazienti che, di fronte all’insorgere dei sintomi, non potevano verificare le loro condizioni di salute. In America i Center for Disease Control and Prevention avevano pronto il tampone già a fine gennaio, impiegato solo per chi era stato da poco in Cina o era entrato in contatto con persone contagiate.

Il Coronavirus in una zona di guerra

La prima vittima ufficiale di Covid-19 in Libia risale a inizo aprile. Il 12 dello stesso mese, i casi di contagio erano 25 e a metà maggio 60. Alle difficoltà imposte dalla guerra si sono aggiunte le restrizioni della pandemia, che hanno costretto gli abitanti a rimanere a casa mentre fuori, incuranti dei rischi di diffusione dei contagi e degli appelli internazionali, le due fazioni hanno continuato a combattere.

Così il coronavirus riesce ad attaccare l’organismo

Anche se a fine febbraio ancora molti in America paragonavano il coronavirus all’influenza stagionale, la gravità della situazione è emersa in poco tempo. L’OMS ha dichiarato la pandemia, in Europa e in Stati Uniti sono scattate le prime chiusure. Intanto il virus è stato ribattezzato SARS-CoV-2, la malattia che provoca Covid-19 e di fronte al crescere dei casi a New York, una delle aree più colpite nelle prime fasi, è partita la ricerca di ventilatori per le terapie intensive.

Siria, le bombe continuano a cadere su Idlib

Le immagini documentano il disastro dei bombardamenti nella provincia di Idlib, una delle poche rimaste nelle mani dei ribelli, e dove molte famiglie tra il 2019 e l’inizio del 2020 erano scappate per cercare rifugio. Le indagini dell’Onu di marzo hanno inchiodato i russi alle loro responsabilità: le bombe lanciate nel 2019 sono crimini di guerra, e gli attacchi nell’area hanno provocato il più alto numero di sfollati dall’inizio della guerra.

Così la morte di George Floyd dà origine a movimenti di protesta

Il 25 maggio Derek Chauvin, agente di polizia di Minneapolis, dopo aver immobilizzato George Floyd, lo ha soffocato premendo il ginocchio sul collo per 8 minuti e 46 secondi. Nel video si vede il ragazzo annaspare e dire «I can’t breathe»: non riesco a respirare. Di fronte a questa violenza si sono scatenate proteste in tutto il Paese (e poi nel mondo), con manifestazioni pacifiche (pochi gli episodi di violenza) contro la brutalità della polizia e a supporto del movimento Black Lives Matter.

Il restyling della polizia indiana che approfitta della pandemia per sembrare più umana

Insieme alla pandemia la polizia di New Delhi decide di assumere un volto più umano. Se a febbraio gli agenti della polizia aveva permesso (e in certi casi sostenuto) gli scontri di carattere religioso nella città che avevano provocato 53 morti e più di 200 feriti, quattro mesi dopo li si ritrova a preparare pasti e cucire mascherine, o a prestare soccorso nelle emergenze.

Chi fabbrica le mascherine? Tutti gli indizi portano ai campi di lavoro uiguri

Nello Xinjiang (e non solo) sono almeno 17 le società cinesi che producono mascherine servendosi, attraverso un apposito programma statale, di manodopera uigura. Gli operai, che fanno parte di una minoranza islamica perseguitata, sono costretti a lavorare contro la loro volontà e chiamati a imparare il mandarino e presenziare alle cerimonie celebrative.

Olimpiadi, il surf deve rinunciare al suo esordio ai giochi

Secondo i programmi, il surf avrebbe dovuto fare il suo atteso esordio alle Olimpiadi di Tokyo del 2020, ma il Covid-19 ha fatto saltare tutto. Per la nuova disciplina olimpica, diventata popolare a inizio secolo grazie dal nuotatore olimpionico hawaiano Duke Kahanamokua, (aggiunto insieme a karate, skateboard, arrampicata, baseball e softball) il debutto è rimandato (si spera) di un anno.

Tutta la grandezza di R.B.G.

Piccola, dalla voce dolce e determinata. Considerata come l’icona femminista della Corte Suprema, il giudice Ruth Bader Ginsburg ha contribuito, con le sue sentenze, i suoi voti e la capacità di tessere rapporti con gli altri giurati, a cambiare la vita e i ruoli delle donne e degli uomini americani. Ha costruito protezioni costituzionali contro le discriminazioni di genere e cambiato i preconcetti su famiglia e lavoro. Quando la corte è virata a destra, ha mantenuto un fiero dissenso che le ha guadagnato l’ammirazione dei più giovani.

L’inferno degli incendi in Oregon

L’8 settembre 2020 ad Alameda (Oregon) è scoppiato un incendio, di probabile origine dolosa, che ha subito raggiunto cinque paesi vicini. Nonostante l’intervento immediato, le fiamme hanno distrutto almeno 3mila strutture, tra negozi ed edifici in sole 24 ore.

Le feste universitarie della comunità nera diventano virtuali

Di fronte alle restrizioni imposte dal Covid, le università hanno deciso di passare alle lezioni online e didattica a distanza. Ma la chiusura ha condizionato anche i rituali legati alla vita del campus, come le feste per l’homecoming, celebrazione tradizionale delle istituzioni universitarie afroamericane per ricordare le storie di successo della comunità nera. Quest’anno, anziché rimandare i festeggiamenti, hanno deciso di spostarli online.