Abolita la memoriaIl maldestro tentativo di Luigi Di Maio di cancellare il passato grillino

Con la sua ultima dichiarazione il ministro degli Esteri si è cimentato in un’acrobazia politica davvero sorprendente. Ha definito il partito del vaffa, della riforma della prescrizione, del reddito di cittadinanza come se fosse una forza moderata, liberale, attenta alle imprese e ai diritti

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È più facile che vi capiti sotto elezioni, ma insomma: se cercate in rete uno di quei giochini che rispondendo a domande vi dicono la vostra posizione nei quadranti della politica contemporanea, lo trovate con facilità.

Non è chiarissima la motivazione che dovrebbe spingervi a fare il giochino: avete le idee poco chiare e sperate che sia una scemenza del genere a chiarirvele? Avete un insopprimibile bisogno di rafforzare la vostra self-esteem? Volete prendervi la vostra piccola soddisfazione quotidiana e dimostrare quanto farlocchi siano questi questionari? Vi sentite speciali e inclassificabili e volete dimostrarlo anche questa volta? Fate pure, ma le sorprese sono dietro l’angolo.

Poniamo infatti che al termine dell’approfondito screening delle vostre opinioni vi ritroviate con il seguente responso: «Gentile Pinco Pallo, grazie per le risposte. Le sue idee sono vicine a una forza moderata, liberale, attenta alle imprese e ai diritti. Clicca sul link qui sotto per vedere quale uomo politico condivide il medesimo profilo».

Voi ci cascate in pieno, cliccate e poff!, vi compare il volto azzimato di Luigi Di Maio, già capo politico del Movimento cinque stelle. Be’, è inutile che ve la prendiate con voi stessi, con il questionario truffaldino o con il dilagare delle fake news: è proprio in questi termini che il nostro ministro degli Esteri ha descritto il Movimento 5 stelle nell’intervista rilasciata oggi a Repubblica. Ma come, alla domanda: «Mandereste affanculo l’intera classe politica e organizzereste una giornata apposita?» voi avete risposto no, e per questo vi aspettate legittimamente di figurare tra i moderati; Di Maio, quanto a lui, come avrebbe risposto?

Alla domanda seguente: «Pensate che l’abolizione della prescrizione sia una misura di civiltà?», voi avete risposto «No! Per carità di Dio! Altrimenti di che liberalismo parliamo?». Ma Di Maio, lui, come se la sarebbe cavata? E come con il reddito di cittadinanza e i taxi del mare: li ha messi bellamente da parte, per potersi dire «vicino alle imprese e ai diritti delle persone»?

È un’intervista davvero sorprendente, quella che Di Maio ha rilasciato a Repubblica. È vero che viviamo tempi bellissimi, in cui capita di tutto – ad esempio: che la Lega si reinventi europeista e il Partito democratico solidarizzi con Barbara D’Urso – ma Luigi Di Maio riesce a fare di più. Lui non si limita a ribaltare politiche e prese di posizione anche recenti, lui non solo rovescia candidamente tutto ciò che il Movimento 5 stelle è stato fino a ieri, ma cancella letteralmente qualunque elemento specifico di distinzione dall’identikit dei grillini.

Dopotutto, immagino che se parlassi con Salvini qualche tirata sui migranti, o sulla sicurezza, o sui territori, me la dovrei ancora sorbire; se parlassi con Zingaretti, qualche riferimento sia pur vago a una qualche tradizione riformista ancora lo troverei. Ma parliamoci chiaro: Di Maio arriva al capolavoro di definire il Movimento 5 stelle negli stessi termini in cui Silvio Berlusconi definirebbe Forza Italia: moderata, liberale, attenta alle imprese e ai diritti. Che altro? Dite la verità: quando avete fatto il questionario, vi aspettavate di veder spuntare il faccione sorridente del Cavaliere, e invece vi è toccato Luigino.

È vero, Di Maio aggiunge che il Movimento è «incentrato sull’ecologia», ma di quale ecologia parla? Il Movimento era contro gli inceneritori e il nucleare, l’acciaio di Taranto e la plastica, i vaccini e gli Ogm. Ora di ecologico gli sono rimasti gli eco-bonus e il nuovo ministero per la transizione ecologica, cose che vota anche Forza Italia senza alcuna difficoltà.

Ci sono giusto due ponti a dividerli (a unirli ci pensa tutto il resto): il ponte Morandi e il ponte sullo Stretto. Ma fatte le debite professioni di atlantismo ed europeismo (e il titolare della Farnesina ha imparato a farle), che cos’altro resta, per distinguerli? Di Maio, in verità, ha una risposta pure per quello. L’unico che avrebbe potuto dirlo è Beppe Grillo, perché lui, garantisce il pupillo, «è un visionario, guarda avanti di dieci anni».

Allora mi sono detto: se tornassi a dieci anni fa, troverei nelle parole del comico genovese una chiara previsione della maturazione politica che attendeva i Cinquestelle. Mi sono dunque andato a prendere il discorso di fine anno 2010 (eh sì, Grillo faceva il controcanto a Napolitano. Un’idea sarebbe, per quest’anno, far fare a Giuseppe Conte il controcanto di Mattarella: ma c’è tempo per pensarci) e quello che ho trovato è la solita, sgarbata dichiarazione di fallimento per tutta la classe politica italiana, la stessa con cui, allo scadere dei dieci anni, il Movimento sarebbe risultato felicemente alleato.

Però, aspettate un momento. Non è il caso di dare un giudizio affrettato. Grillo, in realtà, ci aveva preso. Ebbene sì: con la sua capacità visionaria, poneva infatti una domanda cruciale agli amici del suo blog, avendo già chiaro, in grande anticipo sui tempi, che la posta in gioco sarebbe stata la metamorfosi del Movimento: cosa volete diventare, chiedeva infatti: libellule o scarafaggi? «In comune – spiegava Grillo – questi due insetti hanno la capacità di resistere a tutto». Certo, il post di Grillo finiva con gli auguri di un 2011 «da libellule filanti», ma dieci anni dopo lo possiamo dire: un conto sono gli auguri, un altro le capacità visionarie.

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