Stress test per l’AmericaTutte le indagini penali e civili sull’ex presidente Donald Trump

Il procuratore distrettuale di Manhattan Cyrus Vance Jr. sta indagando sull’ex presidente. Come spiega un lungo articolo del New Yorker, se il magistrato riuscisse a far condannare l’ex inquilino della Casa Bianca otterrebbe una grande vittoria per lo Stato di diritto, dimostrando che nessuno è al di sopra della legge

Lapresse

Nei quattro anni alla Casa Bianca Donald Trump ha monopolizzato l’attenzione di media e opinione pubblica più di chiunque altro, più di qualunque altra cosa. Adesso sembra scivolato leggermente più in basso nelle priorità dei giornali. Ma c’è un aspetto dell’ex presidente degli Stati Uniti che riguarda la cronaca giudiziaria di cui si sta parlando ancora.

Lo scorso febbraio l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan è riuscito a ottenere le dichiarazioni dei redditi e altri documenti fiscali di Donald Trump, al termine di una battaglia legale durata oltre un anno risolta soltanto dall’intervento della Corte Suprema.

Sulle indagini nei confronti di Trump ha scritto un lungo articolo Jane Mayer sul New Yorker. Mayer l’ha definito «uno dei più significativi scontri legali nella storia americana». Il presupposto di questa affermazione è che nessun ex presidente è mai stato condannato per un reato, e oggi Trump è ancora oggi il potenziale candidato presidenziale più popolare del Partito Repubblicano.

Ci sono due filoni d’inchiesta. Uno riguarda i documenti finanziari privati – comprese le personali dichiarazioni dei redditi di Trump – su cui il procuratore distrettuale di Manhattan Cyrus Vance Jr. sta lavorando.

Vance ha chiesto e ottenuto montagne di pagine di documenti personali e aziendali, che vanno dal 2011 al 2019. Documenti che Trump aveva nascosto ai pubblici ministeri e al pubblico. L’altro è stato aperto il mese scorso da un procuratore di una contea in Georgia: sta indagando sugli sforzi di Trump per manipolare i risultati delle elezioni di quello Stato.

«L’indagine di Vance, che sembra concentrarsi in gran parte sulle pratiche commerciali che Trump ha intrapreso prima di diventare presidente, può sembrare poco rispetto ai danni commessi nei confronti della democrazia da parte di Trump nelle vesti di presidente. Ma la storica della New York University Ruth Ben-Ghiat, ha detto: “Se non perseguono Trump su questo passa il messaggio che tutto quel che ha fatto era accettabile”», scrive Jane Mayer.

Già nel 2019 lo scontro legale tra Vance e Trump ha rappresentato una sfida al potere di un presidente. Gli avvocati di Trump ripetevano continuamente che i presidenti alla Casa Bianca sono immuni da indagini e procedimenti penali. Vance e il suo team rispondevano insistendo sul fatto che nessuno è al di sopra della legge.

«Per questo motivo la sfida tra Vance e Trump è molto più di una semplice indagine finanziaria. È uno stress test per il sistema giudiziario americano», scrive Mayer, che ha sentito diverse persone persone vicine a Trump, persone che hanno lavorato con lui o che lo conoscono oltre la patina della sua vita mondana.

L’avvocato George Conway, marito dell’ex consigliera di Trump Kellyanne Conway, ha detto al New Yorker che «Trump è un affronto allo Stato di diritto e a tutti i cittadini rispettosi della legge. Per Trump, la legge è un’arma. Per Vance, è ciò che ci tiene uniti come civiltà, ed è per questo che le persone che si mettono contro di essa devono essere perseguite. Se questo non accade andiamo verso un mondo in cui quello che fa Trump è accettabile».

Come ha scritto Anne Applebaum, autrice de “Il tramonto della democrazia”, «l’immagine di un ex presidente che finisce in carcere può sembrare antiamericana. Ma in altre democrazie non è raro che i capi di stato vengano perseguiti: se la legge non riesce a imporsi resterà una sensazione di impunità a lungo termine e incentivi per Trump e coloro che lo circondano a comportarsi di nuovo male».

L’indagine di Vance inizia nell’agosto del 2018, dopo che i pubblici ministeri federali hanno rifiutato di perseguire Trump per il suo presunto pagamento sottobanco alla pornostar Stormy Daniels: durante la campagna presidenziale del 2016 aveva minacciato di rivelare pubblicamente che lei e Trump avevano avuto una relazione.

L’ex avvocato di Trump Michael Cohen, una delle persone più rilevanti per queste indagini, è stato condannato a tre anni di detenzione in una prigione federale per reati legati a storie come questa. «I documenti del tribunale hanno chiarito che Trump è coinvolto in questo schema Cohen. Solo che Trump è rimasto un “co-cospiratore” non incriminato, perché il Dipartimento di Giustizia non era disposto a perseguire un presidente in carica.

I pubblici ministeri statali e locali hanno la propria autorità per perseguire i crimini nelle loro giurisdizioni, e Vance e il procuratore generale di New York, Letitia James, hanno aperto indagini separate su Trump, che allora era residente a New York e la cui attività ha sede a New York», si legge nell’articolo.

La storia legata a Stormy Daniels si è poi ripetuta anche con Karen McDougal, ex modella di Playboy che ha riportato accuse simili nei confronti di Trump. I pagamenti elargiti a entrambe da parte di Trump – o chi per lui – potrebbero essere illeciti e aver violato le leggi di New York sulla falsificazione dei documenti aziendali: alcuni di quei pagamenti potrebbero essere stati emessi a titolo di rimborso spese per Michael Cohen, per le sue mansioni.

Successivamente l’indagine di Vance si è ampliata in un più ampio esame della possibilità che Trump e la sua azienda abbiano commesso frodi fiscali, bancarie e assicurative. Si valuta l’ipotesi che Trump abbia mentito sul valore dei suoi beni immobiliari, come ha detto lo stesso Cohen: secondo l’ex avvocato di Trump, quest’ultimo avrebbe gonfiato le valutazioni degli immobili al fine di ottenere prestiti bancari e polizze assicurative favorevoli.

L’articolo del New Yorker qui si intreccia con una precedente inchiesta del New York Times che aveva rivelato che Trump ha pagato solo 750 dollari in tasse federali sul reddito nel suo primo anno da presidente, e zero dollari per dieci dei quindici anni precedenti

Inoltre ha dichiarato perdite aziendali per centinaia di milioni di dollari tra il 2010 e il 2018, e ventisei milioni di dollari in “spese di consulenza” legate alle sue aziende. Di queste spese, spiega Jane Mayer, «747.622 dollari sono andati a Ivanka Trump per progetti a cui stava già lavorando come dipendente stipendiata della Trump Organization, E su questo stanno indagando i team dei procuratori per possibili accuse: Letitia James lavora sull’aspetto civile, Cyrus Vance su possibili reati».

I procuratori hanno già sentito alcuni soggetti che possono valere come potenziali testimoni. Ad esempio Deutsche Bank: fino a poco tempo fa era uno dei maggiori finanziatori di Trump, ma adesso è stata citata in giudizio e interrogata dagli investigatori. Così come sono stati interrogati i dipendenti di Aon, l’ex compagnia di assicurazioni di Trump.

E non è escluso che il team di Vance stia esaminando un prestito concesso alla Trump Organization per un grattacielo da 130 milioni di dollari a Chicago: pare che la società interessata abbia rinunciato alla restituzione di oltre 100 milioni e gli inquirenti si chiedono se la compagnia di Trump abbia comunicato al Fisco quel debito condonato, pagandovi le dovute tasse.

In tutta questa storia Trump «ha fatto capire di voler mettere in campo tattiche quasi impensabili per proteggersi», dice Mayer sul New Yorker. Il riferimento rimanda anche all’idea del governatore repubblicano della Florida, Ron DeSantis, di non rispettare la richiesta di estradizione da New York qualora ci fosse un mandato di arresto per Donald Trump.

Ovviamente andrebbe contro la legge: l’estradizione è un dovere costituzionale e il ruolo di un governatore in questo caso sarebbe puramente formale. Ma non è detto che vada tutto liscio: anche il 6 gennaio scorso al Congresso doveva essere solo una formalità – certificare la vittoria elettorale di Joe Biden – eppure è successo molto di più.

Fino ad oggi Trump è sopravvissuto a due impeachment, alle indagini di Robert Mueller, a diversi fallimenti, a ventisei accuse di violenza sessuale e a circa quattromila cause legali. Cyrus Vance potrebbe essere l’uomo che lo fa capitolare definitivamente di fronte alla legge.

Ma chi è Cyrus Vance? Il New Yorker lo definisce un «procuratore famoso ma di basso profilo», uno che anche nelle relazioni personali con gli amici mantiene una linea sincera e discreta. Suo padre, Cyrus Vance Sr., fu Segretario di Stato di Jimmy Carter dopo anni di servizio governativo, inclusi ruoli di primo piano nelle Amministrazioni Kennedy e Johnson.

Dopo diversi incarichi, nel 2004 Vance è tornato a New York per lavorare come avvocato. Cinque anni dopo si è candidato a procuratore distrettuale di Manhattan, vincendo. «La famiglia Trump – scrive Mayer – ha attirato per la prima volta l’attenzione di Vance un decennio fa. All’epoca Donald Trump era una star dei reality show e un imprenditore che diffondeva la menzogna che il presidente Barack Obama non fosse nato negli Stati Uniti.

Poi l’ufficio di Vance ha scoperto che i proprietari di alcuni condomini del Trump SoHo credevano di essere stati imbrogliati dai figli di Trump, Donald Jr. e Ivanka, che gestivano il progetto. Gli acquirenti hanno affermato che i Trump avevano mentito gonfiando il numero di appartamenti che avevano venduto, inducendoli così a pensare che i condomini fossero investimenti migliori di quel che erano realmente».

Per le sue indagini Vance ha assunto anche una delle migliori società di contabilità forense, la Fti Consulting, esperta nell’elaborazione di grandi quantità di dati finanziari. Aver ingaggiato loro è segno che l’ufficio del procuratore distrettuale si sta avvicinando a questa indagine con cautela e serietà: pensano di avere qualcosa tra le mani e stanno cercando di affilare le armi.

Come emerge dall’analisi del New Yorker ci sono alcune figure chiave, oltre i protagonisti Trump e Vance, che potrebbero dare una svolta alle indagini. Uno di questi è il già citato Michael Cohen, ex legale di Trump, che un tempo era il suo più fedele collaboratore: era disposto a fare e dire qualsiasi cosa per proteggerlo.

Ma da un po’ di tempo qualcosa è cambiato. Durante un episodio del podcast “Mea Culpa” Cohen ha recentemente spiegato il suo risentimento: «Sono andato in prigione per lui e le sue sporche azioni. Credo che l’indagine di Vance faccia perdere il sonno a Trump. Oltre all’orrore di dover aprire otto anni delle sue dichiarazioni dei redditi personali».

Un’altra figura chiave è Allen Weisselberg, il direttore finanziario (Cfo) della Trump Organization, uno che aveva già lavorato come contabile per il padre di Trump. In un certo senso Weisselberg potrebbe essere ancor più importante di Cohen (quest’ultimo è un pentito ben noto e ormai parla a ruota libera).

«Persuadere un insider integerrimo sarebbe chiaramente una svolta. A giudicare dalle domande e dalle citazioni degli investigatori, i loro occhi sono puntati su Allen Weisselberg», scrive Jane Mayer sul New Yorker.

Su Weisselberg però ci sono molti interrogativi. Al momento non sembra interessato a parlare con i pm, ma alcuni pensato che possa essere vulnerabile alle pressioni. Ha settantatré anni e due figli potenzialmente coinvolti nel caso: Jack Weisselberg, il figlio minore, lavora presso uno dei maggiori istituti di credito della Trump Organization, Ladder Capital; l’altro, Barry, è stato il manager della pista di pattinaggio sul ghiaccio di Wollman e del carosello a Central Park, attività gestite dalla Trump Organization.

Allen Weisselberg sarebbe «ossessionato da Donald Trump», come ha detto la sua ex moglie Jennifer. Interrogata dagli investigatori dell’ufficio di Vance, Jennifer Weisselberg si è detta incerta sulla possibilità di far crollare Allen mettendolo sotto pressione: «Non lo so. Se per Donald è questione d’affari, per Allen è una storia d’amore. Ma erano sempre insieme e, se parlasse, Allen saprebbe dire tutto», Jennifer dixit.

Molti esperti legali ritengono che, senza un testimone del calibro di Allen Weisselberg potrebbe essere difficile persuadere una giuria oltre ogni ragionevole dubbio che Trump si sia consapevolmente impegnato in una frode di così vasta portata.

In coda al suo lungo articolo Jane Mayer inserisce una considerazione finale che guarda ai recenti casi giudiziari di ex presidenti e primi ministri europei. «A inizio marzo – scrive Mayer – l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è stato giudicato colpevole di corruzione e traffico di influenze da un tribunale di Parigi e condannato al carcere. Un altro ex presidente francese, Jacques Chirac, è stato condannato per appropriazione indebita e uso improprio di fondi pubblici. Silvio Berlusconi, il demagogico ex Primo ministro italiano, è stato condannato del 2013 per frode fiscale. Dopo le condanne a Berlusconi, il centrosinistra non ha mai approfondito la questione: due anni dopo furono sconfitti e Berlusconi tornò al potere. Se abbiamo la possibilità di affermare con forza che lo Stato di diritto è importante, e falliamo, il messaggio è che questi uomini forti possono tornare al potere. Questa è una lezione da imparare per noi».

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