Un gps contro l’ansiaPer carità, diamo un telefono ai nostri figli perché dobbiamo geolocalizzarli

Una proposta di legge vuole proibire l’utilizzo degli smartphone ai bambini dai quattro ai dodici anni. È una cosa giusta, certo. Ma forse crea qualche problema di troppo

di Julia Coimbra, da Unsplash

«Mamma, quando vai al super a comprare i succhi di frutta mandami una foto e ti dico se sono giusti». Lo guardo sgomenta, non capisco dove gliela devo mandare la foto, ma in realtà ha ragione lui, perché ogni tanto, confesso, mi sorprendo a dirmi «oh, che ridere questo meme, adesso lo mando a Ettore», ma poi no, non ce l’ha il telefono, non sa nemmeno leggere, ma cosa mi viene in mente, ma perché non ha un telefono, compriamo subito un telefono al bambino, come faccio a mettergli la rubrica se non sa leggere, ma non potevo avere un figlio plusdotato, un figlio gifted, un figlio Ronan Farrow.

Ho iniziato che volevo parlare della proposta di legge per vietare l’uso dei cellulari ai bambini e adesso vorrei solo parlare dei genitori di bambini autocertificati plusdotati, che disgrazia avere un’opinione su tutto, che disgrazia conoscere tutto del mondo.

Dicevamo, Biancaneve. Ah, no, ma se volete vi dico la mia su Biancaneve: facciamo guardare “Kill Bill” ai bambini e alle bambine, facciamo guardare loro “Dogville” (non è vero, non fateglielo guardare, che Nicole Kidman ha ancora i traumi).

Bene, dicevamo, esco dal mio mondo immaginario in cui mando dei messaggi a mio figlio di quattro anni che non ha un telefono e che non sa leggere (ma sa scrivere, scrive MAMMA, PAPÀ, ETTORE, VIRUS, LAZIO, credetemi, non sono certo qui a fare la sbruffona), e leggo che dei deputati vogliono fare questa proposta di legge: vietare l’uso del cellulare ai minori di tre anni, bandire i cellulari da scuola, limitarne l’uso per la fascia 4-12 anni.

Ora, deputati, io il bambino al ristorante come lo intrattengo? Noleggio un mimo? Deputati, mettetevi nei miei panni, non mi denunciate. Lo so, non ce lo devo portare al ristorante il bambino se disturba, non ditemelo, e non ditemi che se proprio devo lo posso far colorare, o fargli fare i barattolini della calma, perché piuttosto stiamo a casa a leggere “Il soccombente”, cosa volete che faccia.

Ma poi chi è che mi denuncia, il vicino di tavolo? Presto polizia, la signora sta facendo vedere un cartone animato a un minore di tre anni! La me manettara gioisce, la me me stessa meno. O magari i parenti, o il coniuge, o qualcuno della chat dei genitori, il mondo è pieno di persone pronte a dirti cosa non fare e a chiamare la polizia (eccomi qua).

Nella proposta di legge c’è questa ricerca del 2012 «di una nota casa di software che realizza antivirus» che «ha evidenziato che oltre il 50 per cento dei bambini tra i due e i cinque anni di età sapeva come interagire con i giochi installati su un tablet, mentre appena l’11 per cento era in grado di allacciarsi le scarpe».

Sarà, ma a me sembra normale che cliccare sopra uno schermo sia più semplice che allacciarsi le scarpe, ma quale bambino di due, tre, ma pure quattro anni sa allacciarsi le scarpe, forse è una ricerca su bambini gifted.

Ora, onestamente, io ho un solo pensiero: dare il prima possibile un cellulare a mio figlio per poterlo geolocalizzare in qualunque momento. Ogni anno, prima delle vacanze estive, nei gruppi Facebook di mamme parte il thread su: migliori braccialettini elettronici con gps. Ogni mattina faccio una foto all’ingresso della scuola per ricordarmi di averci portato effettivamente il bambino.

Andiamo a piedi, quindi non corro il rischio di dimenticarlo in macchina, forse devo farmi un po’ di analisi, non lo so, ma mi fa sentire bene guardare quella foto durante la giornata, che brava, anche questa mattina ce l’ho fatta. Ho un archivio con migliaia di foto di una porta, forse ci faccio una mostra, un NFT, già mi vedo miliardaria, già mi vedo mecenate, mi comprerò il Ministero dell’Istruzione.