Tocca al PdOra Grillo dice che Conte è un inetto, malimorté 

L’impresario dei Cinquestelle, in raccordo con l’erede Casaleggio, liquida l’avvocato del populismo. Speriamo che Letta e i turlupinati di sinistra agiscano finalmente di conseguenza

rosie-steggles, Unsplash

Con un ideologo del calibro di Marco Travaglio, Giuseppe Conte si è andato a schiantare contro il paywall di Casaleggio e Grillo. Game over. 

L’idea che l’avvocaticchio del populismo potesse scippare all’erede del web master e all’impresario che sbiglietta la loro ditta maoista-digitale era stravagante, almeno quanto i tentativi di costruzione da sinistra della leadership fortissima di Conte. 

Ora Grillo dice che Conte «non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione». Malimorté. 

Sono stati proprio Grillo e Casaleggio a inventarsi il giurista di Volturala Appula e a imporlo alla guida di due diversi governi della Repubblica. Con il primo esecutivo, Conte ha flirtato con l’Italexit e ha tentato di consegnarci al mandamento del Cremlino, alla cosca trumpiana e ai comunisti cinesi, mentre con il secondo governo, detto del Bisconte, ha fatto registrare i record mondiali di morti, di crollo del Pil e di imbarazzante inefficienza nella gestione dell’epidemia. 

E ora, soltanto ora, l’impresario-guitto ci dice trallallero trallallero che Conte «non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione». 

Malimorté.

Linkiesta è stato l’unico giornale a scriverlo dal giorno numero uno della loro esperienza di governo e della nostra tragedia nazionale, sia quando Conte governava con i neo, ex post fascisti sia quando passeggiava a braccetto con Bettini, Zingaretti, D’Alema e tutto il cocuzzaro antirenziano dei compagni di strada che si credevano più furbi dei babbei, ma che si sono fatti turlupinare come pivelli. 

Il Partito Democratico, anche nelle sue componenti costituzionali, è stato complice di questa impostura senza precedenti, illudendosi che Conte avrebbe redento i populisti e romanizzato i barbari non accorgendosi che, invece, si stava affidando a un prestanome inetto, a un funzionario dell’antipolitica, al barbarizzatore di Roma e del Pd medesimo. Enrico Letta è corresponsabile minore di questo abbaglio, perché è stato eletto segretario del Pd a frittata fatta dal suo predecessore. Avrebbe dovuto ripartire da zero, da uno zero diverso da quello rappresentato da Conte, ma non l’ha fatto. E ancora oggi non si capisce perché. 

E ora? E ora, compagni, basta. Back to the basics: i Cinquestelle sono un partito eversivo e irriformabile, mutilatore del Parlamento, avvelenatore del discorso pubblico e anche illegittimo a norma di Costituzione vigente; Conte non è nemmeno quello, è lo zero assoluto. Ma siccome la fissazione è peggio della malattia, sappiamo già che arriveranno gli appelli e le interviste e gli editoriali ad argomentare l’ingresso del Conte solitario nel centrosinistra, nella reiterata illusione che l’ex premier e il suo famigerato “partito di Conte“ possano raccattare parte del consenso elettorale di Grillo. Basta, per favore. Basta. Basta!

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