Do ut gasPerché gli Stati Uniti hanno dato il via libera alla Germania sul Nord Stream 2

Washington ha dovuto cedere sul completamento del gasdotto che attraverso il Mar Baltico trasporta direttamente il gas proveniente dalla Russia in Europa. Ma potrebbe avere come contropartita una politica estera ed economica più aggressiva di Berlino verso la Cina

LaPresse

Mercoledì sera i governi tedesco e statunitense hanno annunciato, in un comunicato congiunto, di aver raggiunto un importante accordo in merito a Nord Stream 2, il gasdotto attualmente in costruzione (e quasi ultimato) che farà arrivare a Berlino il gas di Mosca, da tempo al centro di tensioni sia geopolitiche che economiche. 

Come suggerisce il nome, Nord Stream 2 si affiancherebbe al già presente Nord Stream, ma la prospettiva dell’ampliamento dei canali di rifornimento tedeschi è stata da subito al centro di una serie di polemiche, tanto interne quanto esterne. Alcuni partiti (come i Verdi) hanno fatto dell’opposizione al gasdotto una loro battaglia, e sia Bruxelles che Washington criticano da tempo il progetto. 

Più recentemente, l’avvelenamento dell’oppositore russo Alexei Navalny aveva riportato al centro la questione, arrivando a far diventare concreta l’ipotesi di annullare il progetto, scatenando anche conflitti tra il governo federale e i Länder orientali e aumentando la pressione internazionale sul governo di Angela Merkel. 

Negli Stati Uniti si guarda da tempo con preoccupazione a Nord Stream 2, che aumenterebbe le interconnessioni tra Mosca e Berlino, oltre che la dipendenza energetica della Germania dalla Russia, Paese verso cui sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno attivato sanzioni. Washington ha spesso minacciato sanzioni contro il gasdotto, in alcuni casi attivandole verso singole aziende. Ma non è solo l’aspetto geopolitico a interessare agli Stati Uniti: se da un lato è chiaro che non vedono di buon occhio il potere che Nord Stream 2 attribuirebbe al Cremlino, c’è da considerare anche un piano più economico, legato alla volontà d’inserirsi meglio nelle catene di fornitura di Berlino. Proprio per questo, secondo quanto rivelato dalla Zeit, già diversi mesi fa il ministro delle Finanze Olaf Scholz avrebbe proposto agli Stati Uniti un compromesso: accettare la realizzazione di Nord Stream 2 senza sanzioni, a fronte però dell’impegno della Germania a varare una serie d’investimenti pubblici fino a un miliardo di euro, che avrebbero finanziato la costruzione di due terminali (a Brunsbüttel e Wilhelmshaven) per la ricezione del gas americano. 

L’accordo di mercoledì prevede la conclusione dei lavori di Nord Stream 2, con la rinuncia da parte degli Stati Uniti ad attivare sanzioni verso le aziende tedesche. Inoltre, per tutelare l’Ucraina, Berlino si è impegnata ad aiutare Kiev a prolungare di dieci anni gli accordi con la Russia per il transito del gas, oltre che a istituire un fondo per supportare la transizione verde ucraina. Sul fronte geopolitico, l’accordo prevede che il governo tedesco prenda provvedimenti (incluso sanzioni) contro Mosca nel caso la Russia commetta «atti aggressivi» verso l’Ucraina, e che si faccia portavoce di queste istanze anche in sede europea. 

L’accordo concluso consente alle due parti di salvaguardare interessi importanti. Per Berlino, infatti, era fondamentale distendere la tensione con Washington sul tema, specialmente dopo gli anni dell’era Trump, che hanno visto scemare sensibilmente l’intesa  tra i due Paesi. Per gli Stati Uniti, parallelamente, mantenere una buona relazione con la prima economia europea è una priorità, e per farlo potrebbe valere la pena di veder concluso il gasdotto. 

È probabile infatti che l’intesa si sposti ora su altri piani: cedere su Nord Stream 2, incassando un colpo sulla Russia, potrebbe avere come contropartita per gli Stati Uniti una politica estera ed economica più aggressiva verso la Cina da parte della Germania. Se infatti la Repubblica Popolare è uno dei principali partner commerciali per Berlino, è vero che sempre più settori della politica tedesca sottolineano la necessità di stabilire dei confini netti al dialogo con la Cina, e nell’opinione pubblica aumentano quelli che guardano con diffidenza a Pechino. Gli Stati Uniti avrebbero molto interesse a introdursi in questa dinamica. 

L’accordo, ovviamente, ha anche dei costi: non si parla (per ora) di far arrivare gas americano in Germania, e sia la Russia che l’Ucraina lo hanno criticato. Anatoli Antonow, ambasciatore russo negli Stati Uniti, pur esprimendo soddisfazione per l’impegno a terminare la costruzione del gasdotto, ha definito l’accordo un «attacco politico» verso la Russia per il riferimento ai possibili atti aggressivi, che costituirebbe vera e propria russofobia. L’Ucraina, invece, ha richiesto un dialogo con Berlino e Bruxelles, e in un comunicato congiunto con il governo polacco ha lamentato come l’intesa «crei una minaccia politica, militare ed energetica per l’Ucraina e l’Europa centrale, al tempo stesso aumentando la capacità della Russia di destabilizzare la sicurezza europea, dividendo Paesi NATO e membri dell’Unione europea». 

L’esistenza stessa dell’accordo, inoltre, fa crollare quella che finora è stata argomentazione usata dalla Germania per difendere il progetto. Il governo, infatti, ha sempre fatto leva sul fatto che Nord Stream 2 fosse realizzato da aziende private per sostenere che esso non dovesse essere visto come un tema geopolitico. Come è facile immaginare, si tratta di una linea apparsa da sempre debole, ma che ora, a fronte di un accordo con la prima potenza mondiale che ha portato a esprimersi altri tre Paesi, viene smentita nei fatti dallo stesso governo. 

I partiti di maggioranza in Germania, però, escono rinforzati dall’accordo: sia CDU che SPD sono infatti storicamente favorevoli al progetto, anche al netto di alcuni cambi di fronte negli ultimi mesi seguite al caso Navalny e alle pressioni di Bruxelles. I Verdi, che da sempre pongono la tutela dei diritti umani e dei valori democratici al centro delle relazioni internazionali e che sulla base di questo sono contrari a Nord Stream 2, incassano una sconfitta, malgrado questa non sia assolutamente definita e possa, anzi, permettere loro di fare leva sull’opinione pubblica negativa al progetto, provando a risollevarsi da una serie di problemi avuti in campagna elettorale. La loro opposizione al gasdotto, inoltre, non si basava soltanto sulla condanna alla Russia sul piano politico e democratico, ma si spiega anche con il fatto che l’europeismo dei Grüne si accompagna a un certo atlantismo, seppur declinato in senso non militarista. Non è certo un mistero, infatti, che i Verdi siano da sempre per una politica estera meno accondiscendente verso Mosca e Pechino, all’interno di un disegno che vede Washington e Bruxelles affiancate. 

L’accordo su Nord Stream 2, tuttavia, mostra le questioni aperte per la Germania sullo scenario globale: la necessità di ricostruire rapporti forti con gli Stati Uniti pur nelle differenze di prospettive, la difficoltà di ritagliarsi un ruolo chiaro in Europa centrale e forse persino la volontà di farlo, il tentativo di non mischiare economia e geopolitica con la Russia (una linea che molti in Germania vorrebbero riprodurre con la Cina). In questo senso, l’accordo potrebbe rappresentare la fine della vicenda Nord Stream 2 da un lato, ma dall’altro rendere ancora più evidente la necessità di fare chiarezza su alcuni nodi.