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Il gin non è più solo un distillato: è una metafora di appartenenza, provenienza e conoscenza del proprio territorio (con un pizzico di inventiva). Ecco gli spirit nati per celebrare i nostri territori

Dateci un Gin Tonic – a pranzo, aperitivo o cena – e nessuno si farà male. Le cose stanno più o meno così tra gli appassionati di questo distillato a base di bacche di ginepro e botaniche varie. Data l’alta vocazione al foraging e alle erbe selvatiche dell’Italia, era naturale che anche da noi, da Nord a Sud, il gin si trasformasse da spirit a mezzo di espressione e creatività e anche noi abbiamo creato un mobile bar virtuale in cui mettere in mostra i migliori prodotti-racconto del territorio. Tirate fuori i tumbler, è ora di brindare alla nostra bella Italia.
Turin Gin è l’ultimo nato nelle Distillerie Subalpine. Si tratta di un vero e proprio omaggio alla città di Torino e ai suoi abitanti, raccontati attraverso l’ingresso delicatamente dolce del distillato, che poi sfuma verso sensazioni più austere e un finale leggermente secco. Turin Gin viene prodotto con botaniche miste, provenienti dal Nord e dal Sud Italia, in un mix altamente rappresentativo della popolazione che vive il capoluogo piemontese. Ecco fiorire al naso e al palato il ginepro, la zedoaria, il giaggiolo e il coriandolo, responsabili delle note speziate. Non mancano le scorze di agrumi della calda Italia meridionale, che si uniscono alla maggiorana e al rosmarino, per donare un tocco aromatico in più.


L’omaggio a Torino continua con il Gin Balon. Il nome si riferisce allo storico mercato delle pulci della città: una parola facile da ricordare e familiare anche a lingue straniere. Sulla bottiglia si vede un pallone aerostatico con i simboli dell’azienda produttrice – la Turin Vermouth – che si innalza, mostrando la città: da sinistra verso destra si riconoscono la Basilica di Superga, la chiesa della Gran Madre di Dio, la Mole Antonelliana, il Duomo di Torino e la Porta Palatina. I sentori decisi e balsamici accompagnano un sorso acido e aromatico: si colgono sfumature pepate e fresche. Perfetto da bere liscio o per preparare il nostro amato Gin Tonic.


Il Gin Vento nasce grazie alla collaborazione tra Bruno Pilzer e Nicola Zanoni. L’omaggio è dedicato allo stretto rapporto tra la Val di Cembra, territorio in cui nasce e prospera la distilleria, e l’Ora del Garda, il magico vento che mitiga le temperature della valle, permettendo una viticoltura eroica e la produzione di vini straordinari. Tutto inizia dall’infusione di fresche bacche di Ginepro, raccolte in parte negli anfratti della Val di Cembra, e bucce di arancia e di limone provenienti  dalle limonaie del Garda. Segue la distillazione, eseguita con l’alambicco discontinuo. L’attenzione è massima lungo l’intero processo, data la grande delicatezza degli agrumi. Poi il Gin Vento viene messo a riposo, che serve a tutti, anche ai distillati.

 

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GIoVE è, come dice il suo stesso nome, il gin of Veneto, cioè un London Dry premium che vuole rendere omaggio alla regione attraverso botanicals uniche: l’uva e le foglie di Glera, il vitigno dal quale si produce il Prosecco. L’idea è di tre ragazzi – Pierfilippo Tomei, Francesco Pavan e Davide Ardizzone – che in pieno lockdown hanno studiato un modo per rendere omaggio alla loro terra riscoperta. Grazie alla collaborazione con Eugenio Belli di Eugin Distilleria Indipendente, hanno messo a punto una ricetta in cui ginepro, uva e foglie si sposano con coriandolo e angelica.

Lo Stucky Venice Lagoon Gin è il frutto di un progetto nato all’Hilton molino Stucky di Venezia, sull’isola della Giudecca. In questo hotel, ricavato in un mulino ristrutturato, c’è anche una terrazza da cui godersi una delle viste più belle della città. Gin Tonic alla mano, s’intende. Da questa ricorrenza è nata l’idea di creare un gin personalizzato, che rendesse omaggio alla Laguna e alle sue botaniche speciali come il finocchio di mare, l’artemisia e l’enula marine. Il risultato? Un gin sapido ma elegante, godibilissimo anche liscio oppure on the rocks.


Se si guarda ai distillati dedicati a un territorio, Giass Milano Dry Gin è forse tra le etichette più famose. Ma questo spirit ha anche un altro primato: è il primo nato in lavastoviglie. Richard D’Annunzio, barman professionista, e i fratelli Andrea e Simone Romiti, Francesco Niutta e Francesco Braggiotti (tutti operatori finanziari) si sono incontrati durante Expo 2015, dove gestivano un temporary per la vendita e mescita del vino, con un corner dedicato alla miscelazione in cui opera D’Annunzio. Non avendo altro a disposizione, il mixologist ha iniziato a “cuocere” i mix di spezie e botaniche in lavastoviglie. Da lì, l’idea: andare oltre e creare un distillato. Dopo sei mesi di tentativi, è nato il Dry Gin dedicato alla città della Madonnina: anche la bottiglia, serigrafata con gli stessi disegni geometrici della Galleria Vittorio Emanuele, ne è un omaggio. In dialetto lombardo Giass significa ghiaccio, un’indicazione molto chiara su come bere questo gin, cioè on the rocks.

 

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Franco Cavallero è partito da un desiderio: creare un gin agricolo tutto piemontese. Secondo le sue ricerche i più antichi gin italiani di fine 1800 erano prodotti proprio tra Piemonte e Trentino. Da lì ha iniziato a coltivare le botaniche più adatte, facendo di altitudine, esposizione e terreno il fulcro della sua ricerca. Ne è nata una linea, chiamata proprio Gin Agricolo, in cui si raccolgono sentori e ricette diversi. C’è il Gin Gadan, molto floreale; il Gin Evra (dedicato alla figlia Ginevra), molto fruttato con una predominanza di frutti di bosco; e Gin Blagheur, dalle note erbacee e speziate.

 

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Tra i più famosi prodotti territoriali spicca il Rivo Gin. Si tratta di un foraged gin, realizzato con 12 botaniche raccolte a mano nei prati attorno al Lago di Como. Tra le specie raccolte vi sono timo serpillo, melissa, santoreggia, pimpinella e altre, che insieme a ginepro, coriandolo, cardamomo e angelica costituiscono il bouquet di gusto di Rivo Gin.


Nato nella distilleria Rossi d’Angera, Latitudine 45 Gin è un omaggio al Lago Maggiore. Qui sorge l’azienda che ha scelto di attualizzare una ricetta creata nel 1931, pur lasciando invariata la botanica caratterizzante, la gemma di pino, che dà al gin una nota balsamica finale inconfondibile. Insieme al ginepro, il gin ripropone i sentori di agrumi, pepe e achillee della zona. Il risultato? Un gin secco, ma che sa conquistare grazie anche a note balsamiche e agrumate.


Ispirato al suggestivo Golfo di Genova, Gin Mä è l’unico distillato che rispecchia gli aromi ed i sapori della Liguria. Questo distillato reca con sé un interessante primato: è il primo gin al mondo a utilizzare tra le sue botaniche il Basilico Genovese D.O.P., portando nel bicchiere un sapore che siamo abituati a percepire in un piatto di pasta. Gin Mä è un compound gin, ottenuto aggiungendo un infuso di basilico in spirito a base cereale, al distillato di ginepro. Il risultato finale è un gin di grande equilibrio, dove la freschezza e la dolcezza dell’erba aromatica vanno a smorzare ed equilibrare le note decise del ginepro. Perfetto da consumare liscio oppure on the rocks con una scorzetta di limone.

 

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Rimaniamo in Liguria, ma spostiamoci da Genova a Portofino. Qui è nato un gin che vuole diffondere il fascino di questo borgo in giro per il mondo, «un sorso alla volta». Portofino Dry Gin è figlio della sinergia di quattro amici, tutti provenienti da settori lavorativi diversi, desiderosi di omaggiare Klaus Pudel, nonno di Ruggero e personalità simbolo della Dolce Vita di Portofino. All’interno del gin ci sono 21 botaniche tipiche della Riviera di Levante.

 

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Bad Gin è un omaggio a Bologna, tanto che la sagoma della città, con le celebri torri, è serigrafata sulla bottiglia. Questo gin fresco e aromatico si distingue per le sue note pepate, che assalgono naso e palato. Si distinguono ginepro, limone e coriandolo.


Peter in Florence è un gin toscano prodotto con botaniche locali, tramite processi di distillazione a infusione liquida e a vapore. Questo spirit era un omaggio dovuto, dato che la Toscana è la terra dove si coltiva quello che è considerato il miglior ginepro del mondo, insieme alla eccezionale radice di iris utilizzata per legare l’acqua ai vari aromi. Questa conoscenza la dobbiamo all’imprenditore inglese Patrick Hoffer che, da appassionato di gin, ha deciso di aprire una distilleria all’interno di uno splendido resort, il Podere Castellare di Pelago. Il nome è un omaggio al padre Peter, anche lui amante del gin.


43°N 12°E sono le coordinate dell’Anima Distillazioni, società nata a Gubbio, nel 2018, con l’idea di produrre gin che rappresentasse l’appennino umbro toscano. Il capofila di questa attività basata sulle bacche più stimate al mondo è stato Aquamirabilis, a cui ha fatto seguito la linea 43°N 12°E, che comprende uno Sloe Gin e Acquamarina. Il primo sfrutta aromi e colori di mirtilli, prugnoli e more, uniti a arancia, angelica, cannella, zenzero, chiodi di garofano, limone, pepe nero, macis, cardamomo, nero, anice stellato. Il secondo celebra la macchia mediterranea con rosmarino, limone, mirto, arancia, timo, radice di iris toscano, angelica, sale marino. Al centro di tutto, le bacche di ginepro dell’Appennino umbro toscano.

Altro tema ricorrente, oltre al ginepro, è il team di amici che sta dietro alle bottiglie di gin. Anche con Er Gin di Distillerie Capitoline sono quattro sodali con la forte passione per mixology e Roma ad aver innescato l’incantesimo. Lo chef Emiliano Valenti, l’imprenditore Alessandro De Filippo, e i due biologi Antonio Valentini e Francesco Peruzzi, hanno deciso di creare un gin selezionando i migliori ingredienti italiani seguendone la stagionalità, naturali al 100%, senza aggiunta di zucchero o aromi artificiali, per sfruttare a pieno i sapori del territorio. Dentro Er Gin ci sono undici botaniche in alcool cerealicolo, tra cui spiccano il Ginepro Toscano, le bucce di Limone di Sorrento e la Carrube laziale che gli dona il suo tipico colore ambrato. Ma la vera chicca, che dà tipicità a questo gin, è l’acqua sorgente di Aqua Marcia, che sgorga pura e pronta a fare la differenza.


Alla Puglia intera è dedicato il frutto degli sforzi di Ettore Pacilli, Valentina Delli Carri, sommelier dell’enoteca Uvarara, e Pellegrino Riccio, agronomo. L’idea di Gin di Puglia è nata dopo un viaggio nella regione. Dopo aver scovato un opificio a Foggia dove produrlo e un punto vendita a Troia per commercializzarlo, il trio si è dato alla progettazione del distillato. Macchia mediterranea, rosmarino, pomodori e salvia: al naso e al palato esplodono gli aromi percepiti durante una passeggiata in campagna. Tra le botaniche, oltre al ginepro, c’è il coriandolo prodotto in provincia di Foggia e le radici di liquirizia. Disponibile in versione Dry, con solo olio d’oliva, e Summer Edition, con l’aggiunta di agrumi, è un gin perfetto per quelle cene a base di caciocavallo impiccato e acquasala.

 

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Il lockdown è stato un momento fecondo per moltissimi creativi gastronomici. Il pastry chef Tommaso Perrucci si è dedicato alla creazione del suo PerrTerra, un gin che nasce come omaggio alla sua Cerignola, in provincia di Foggia. Creare un gin territoriale richiede osservazione e cultura: solo così è possibile mettere insieme le cose più rappresentative. Perrucci si è concentrato sugli ingredienti della macchia mediterranea come l’origano selvatico, le mandorle e le foglie di limone. A questi aromi si aggiunge una spiccata nota salmastra perché quelle usate sono erbe che crescono guardando il mare. In questo modo la territorialità viene fuori senza nemmeno bisogno di raccontarla.

 

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Scendendo dalla Capitanata in Salento si incontra un altro London Dry Gin. Si chiama Pajara ed è la sintesi di un viaggio tra odori intensi e paesaggi. All’interno di questa bottiglia troviamo sette botaniche più alcool da grano tenero di alta qualità, oltre al ginepro troviamo grano arso, foglie d’ulivo, cetriolo, limone, coriandolo e angelica. A prevalere è il grano arso, seguito da un bouquet che ricorda le estati calde del Salento.

 

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Nel cupo passato che ha dato i natali al gin, questo distillato era considerato il pane dei poveri. Nell’Inghilterra di fine 1700 si offriva gin al posto del compenso in denaro e la cosa stava bene a moltissimi lavorati. Dalla similitudine tra pane e gin, insieme alla voglia di rendere omaggio a un grande prodotto pugliese – il Pane di Altamura – è nato Gin Brusco. Tra i suoi ingredienti c’è anche la celebre pagnotta di semola, a cui anche il nome deve molto. Infatti, la parola Brusco si riferisce a un grande classico della cucina pugliese: la bruschetta. Il Gin Brusco nasce dall’impegno del Birrificio Pagnotta. Si parte da alcol di cereali, a cui si aggiungono i sentori di pomodoro secco, origano, foglie d’ulivo, coriandolo, angelica e ginepro. A questi profumi mediterranei si accostano le note balsamiche di ginepro, messe in infusione. Viene prodotto in poco più di 1000 bottiglie, perfetto per un pairing a tutto pasto durante una cena estiva, in cui non può mancare il Pane e Pomodoro.

 

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Siamo in Basilicata. A Policoro, provincia di Matera, è nato GinUino. A crearlo l’azienda Genuino, specializzata nella produzione e vendita di specialità lucane. L’obiettivo era creare un gin che rappresentasse i sapori di questa terra aspra e preziosa. Per farlo si sono rivolti a un esperto del campo, Paolo D’Amore, nome di punta della mixology lucana e bar manager del 292 di Montalbano Jonico, a Matera. Le botaniche scelte sono dodici, selvatiche, raccolte a mano e lavorate artigianalmente. Viene usato il ginepro coccolone, che cresce sulle dune della costa jonica e aggiunge una nota sapida al gin. Non poteva mancare il peperone crusco, che si aggiunge alle foglie di ulivo, camomilla selvatica, radice di liquirizia e rosmarino del Pollino.

 

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Ivano Trombino, fondatore di Vecchio magazzino Doganale, è il creatore di Gil The Authentic Rural Gin e e Gil Italian Peated. Questi distillati rendono omaggio alla Calabria attraverso le sue botaniche e i procedimenti artigianali di lavorazione: autentico e rurale sono infatti le parole d’ordine per la prima creatura. Al sorso, si viene accolti da un trionfo di agrumi, tra cui bergamotto e i limoni di Rocca Imperiale. Il Gil Peated è un secondo omaggio alla regione e rappresenta l’unico gin torbato attraverso l’affumicatura. Prendendo le mosse dalla tradizione britannica, Trombino ha iniziato a fare esperimenti con il terreno calabrese, scoprendo tantissime torbiere in disuso e ottenendo un gin unico.


La Sicilia enoica sta facendo molto parlare di sé. Così i siciliani hanno deciso di darsi da fare anche col gin. Dalla zona più vocata alla produzione vitivinicola, cioè l’Etna, nasce Etneum. A volerlo fortemente è stato Giuseppe Librizzi che, dopo aver deliziato i barman d’Italia con l’Amaro Amara, si è cimentato in questa nuova impresa. Ha scelto bergamotto siciliano, limone bianchetto, violetta selvatica, rosa canina, fiori di zagara, sambuco, eucalipto e coriandolo e li ha inviati verso una distilleria a Sud di Londra. Una volta distillato il gin, i fusti vengono rispediti in Sicilia. Solo allora viene aggiunta acqua e alcol per raggiungere i 42 gradi. Poi c’è il riposo e l’imbottigliamento. Fabbricato in cinquemila bottiglie, Etneum si trova in selezionatissimi locali dell’isola, ma anche di Svizzera, Austria, Stati Uniti, Canada, Lussemburgo e Belgio, dove tutto è iniziato.

Salvia, lentischio e il mare di Sardegna: sono queste le coordinate essenziali del Grifu, gin firmato da Silvio Carta e definito da lui stesso “machiavellico”. Il nome è un omaggio a Efisio Pilloni, soprannominato “il Grifu”, un pastore sardo appassionato di distillazione che amava nascondere il frutto delle sue pratiche clandestine a base di ginepro e piante selvatiche lungo la costa, tra le rocce e gli arbusti della macchia mediterranea. Il ginepro è quello che cresce sulle coste della provincia di Oristano, poi distillato insieme ad altre botaniche spontanee del territorio.

 

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Fulvio Piccinino, esperto di storia del bere e dell’arte della miscelazione, imbattutosi in una ricetta risalente al 1897, decide di riprodurla. Da qui prende vita Imea, detta anche la Gineprina d’Olanda, ovvero uno dei primi e più storici gin italiani. Oltre alle bacche di ginepro, si annusano e gustano anice, chiodi di garofano, cannella e macis. Qui l’omaggio è all’Italia tutta, alla nazione di nascita del gin, ma anche all’Africa, continente fascinoso per gli italiani di fine 1800, alla ricerca di esotismo anche attraverso i sapori.