La strada verso il socialismoLa Germania potrebbe avere tre partiti di sinistra al governo

Il 26 settembre si terranno le elezioni generali e secondo gli ultimi sondaggi Spd, Linke e Verdi hanno buone possibilità di assicurarsi la maggioranza dei voti. I loro programmi politici congiunti potrebbero svantaggiare molti imprenditori tedeschi

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All’interno dei socialdemocratici (SPD) e dei Verdi sono in molti a dirsi a favore di un’alleanza con il partito di sinistra Die Linke. Inoltre, i leader della SPD e dei Verdi non hanno esplicitamente escluso una coalizione con Die Linke (secondo gli ultimi sondaggi, i tre partiti insieme potrebbero ottenere la maggioranza dei voti). 

Da dove viene Die Linke e per cosa si batte? È l’ultima metamorfosi dell’ex SED (Partito di Unità Socialista della Germania), che ha governato la DDR comunista fino al 1989. Il partito ha cambiato nome diverse volte da allora, ma aderisce ancora ai suoi obiettivi socialisti di lunga data. Infatti, per molti aspetti, sostiene politiche simili a quelle che Die Linke perseguiva nella DDR quando il partito si chiamava ancora SED. Questo è evidente, per esempio, nelle politiche promosse dal partito per regolamentare gli alloggi e le proprietà immobiliari. Die Linke sostiene attivamente la campagna per espropriare appartamenti dati in affitto dalle grandi società immobiliari.

A Berlino il partito sta attualmente sostenendo un referendum col quale si vorrebbe espropriare chiunque possieda più di 3.000 appartamenti in affitto nella città. I proprietari privati di appartamenti verrebbero inoltre costretti a ridurre gli affitti su contratti esistenti e sarebbe vietato loro di attuare futuri aumenti.

E non sono solo i proprietari di immobili ad essere presi di mira con l’esproprio. La presidente del partito, Janine Wissler, i cui modelli di riferimento per molti anni sono stati (e forse lo sono ancora) Leon Trotsky e Lenin, ha dichiarato apertamente: «Tutti i servizi di interesse generale devono tornare in mani pubbliche e sotto il controllo pubblico». In un’intervista, ha citato come esempi gli ospedali privati e le aziende di cura, le banche, i trasporti pubblici e altri settori. «Questi sono i settori che mi vengono in mente per primi», ha detto Wissler.

Inoltre, il programma del partito include misure fiscali che porterebbero di fatto a un vero esproprio di ricchezza. Per esempio, Die Linke vuole:

– Un prelievo una tantum sui patrimoni netti superiori ai due milioni di euro, da pagare in un periodo di 20 anni. Il prelievo sarebbe inizialmente del 10%, ma poi aumenterebbe progressivamente con l’aumentare del valore del patrimonio netto (tutto ciò che Die Linke è disposto a rivelare è che il prelievo aumenterà, ma non si sa fino a quale livello).

– Oltre all’imposta patrimoniale di cui sopra, Die Linke introdurrebbe anche una tassa patrimoniale sui beni superiori a 1 milione di euro. Questa sarebbe inizialmente dell’1%, ma poi aumenterebbe fino al 5% e verrebbe pagata annualmente (ripeto: in aggiunta alla tassa patrimoniale una tantum).

– Il partito alzerebbe anche l’aliquota dell’imposta sul reddito al 60% sui redditi che superano l’attuale soglia di 260.533 euro e al 75% sui redditi imponibili sopra 1 milione di euro.

Chiunque paghi il 75% di tasse sul reddito, più un prelievo annuale del 5% sui suoi beni, e poi un’ulteriore tassa patrimoniale di importo indeterminato, si può dire che sia effettivamente espropriato. Quale imprenditore sceglierebbe allora di restare in Germania?

Un politico di sinistra in uno dei “congressi strategici” di Die Linke ha causato grande indignazione quando si è detto a favore di “sparare ai ricchi”. È stato in seguito affermato che era stata male interpretata. Eppure, il capogruppo della Die Linke al Bundestag tedesco ha posato solo pochi giorni fa con una maglietta sanguinaria con lo slogan “Mangia i ricchi” (Eat the rich).

Die Linke chiede anche l’uscita della Germania dalla NATO e la fine di tutti i dispiegamenti militari all’estero. In termini di politica estera, il partito promuove soprattutto un riavvicinamento alla Russia. Tra le altre richieste, il partito vuole aprire le frontiere della Germania e attuare un «arresto immediato delle espulsioni insieme all’introduzione del diritto di soggiorno per tutti i migranti». In pratica, questo significherebbe che non sarebbe più possibile espellere nemmeno gli immigrati che commettono crimini. 

Il candidato cancelliere della SPD, Olaf Scholz, è considerato un “moderato”, ma è sostenuto da un certo numero di forze molto più radicali. Il vicepresidente della SPD, Kevin Kühnert, per esempio, è diventato molto influente. Due anni fa, sotto la sua egida, l’organizzazione giovanile della SPD ha affermato che «i mezzi di produzione essenziali» dovrebbero essere «socializzati», compresi i terreni, le grandi fabbriche e le attrezzature utilizzate, insieme a «tutti i settori che servono l’interesse pubblico», grandi strutture logistiche e «i beni capitali che superano un limite fisso».

L’affitto di abitazioni private dovrebbe essere permesso solo come «eccezione assoluta». Nelle interviste, Kühnert ha espresso l’opinione che la proprietà degli immobili dovrebbe essere riservata solo ai proprietari che vi risiedano, non per essere affittata. Ha inoltre chiesto la nazionalizzazione delle grandi aziende automobilistiche tedesche come la BMW. Le idee di Künhert assomigliano molto a quelle di Die Linke.

Naturalmente, se i tre partiti di sinistra dovessero formare una coalizione di governo dopo le elezioni del 26 settembre, questo programma non sarà attuato così come è stato descritto sopra. Ma una cosa è certa: la Germania farà un passo enorme sulla strada verso il socialismo se questi tre partiti di sinistra finiranno al potere.

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