Confusi e infeliciScommettendo sui non vaccinati Salvini e Meloni sembrano avere sottovalutato un dato: sono sempre meno

È verosimile che proprio gli ultimi e meno entusiasti a ottenere il green pass diverranno i più intransigenti sostenitori della linea dura: una volta che nel club sono entrato anch’io, e tanto più se l’affiliazione mi è costata un gran sacrificio, certo non voterò per chi vuole azzerare i vantaggi della tessera

Sono state date numerose spiegazioni dei vari pasticci in cui continua a cacciarsi il centrodestra. Una coalizione che paradossalmente, a dispetto di sondaggi che la danno stabilmente in testa, appare all’esterno sempre più confusa e infelice: dalle patetiche disavventure delle amministrative alle evidenti tensioni interne all’alleanza (e agli stessi partiti, almeno per quanto riguarda la Lega) sul modo di affrontare il Covid.

Pesa inevitabilmente la divisione sul governo Draghi, con Lega e Forza Italia in maggioranza e Fratelli d’Italia all’opposizione. Pesa naturalmente il tentativo salviniano di tenere il piede in due scarpe, prima inseguendo Giorgia Meloni nella battaglia contro l’estensione del green pass e poi rassegnandosi alla sua approvazione (per limitarci all’esempio più recente). Ma per quanto la leadership di Matteo Salvini non stia certo attraversando il suo momento di maggior fulgore, il problema sembra essere più profondo.

Vedremo se e quanto la crisi strategica del centrodestra nel suo complesso si rifletterà anche sui consensi di Fratelli d’Italia. Per ora i sondaggi registrano solo una prima frenata, apparentemente fisiologica, al termine di una cavalcata che in due anni appena ha portato il partito dal 6 per cento delle europee del 2019 al 20 per cento degli attuali sondaggi, in gran parte a spese della Lega.

In proposito, pur sapendo che questo genere di calcoli è sempre arbitrario e che gli spostamenti elettorali non sono mai così lineari, non si può non rimanere colpiti dalla perfetta simmetria di quel 15 per cento di voto populista che nel 2019 fa passare il Movimento 5 stelle dal 32 per cento delle politiche al 17 delle europee nello stesso momento in cui la Lega fa il percorso inverso, passando dal 17 delle politiche al 34 delle europee, per poi ripetere la coreografia nei sondaggi di oggi, con la Lega che ridiscende dal 34 al 19, mentre Fratelli d’Italia passa giusto giusto dal 6 al 20.

A fare da contraltare a un simile ottovolante nel campo populista, che ha portato il primo partito del 2018 (M5s) al quarto posto negli ultimi sondaggi, e il quinto di appena tre anni fa (Fdi) al primo posto di oggi, l’inscalfibile stabilità dei consensi al Partito democratico, nei sondaggi ancora fermo al 18 per cento delle politiche, dopo il breve rimbalzo al 22 per cento delle europee, nonostante scissioni, congressi e cambi di leadership a non finire (dal voto di tre anni fa è già al quarto segretario).

Resta da capire se il cambio di scenario segnato dall’arrivo di Mario Draghi e dalle posizioni assunte da Lega e Fdi sul contrasto al Covid (con tutte le differenze già segnalate), muoveranno qualcosa di più profondo nei rapporti di forza dentro e tra gli schieramenti.

Vedremo come andrà la mobilitazione referendaria contro il green pass di cui si comincia a parlare. Ma la scelta di scommettere sul voto dei renitenti alla vaccinazione, su cui si è giocata finora gran parte della competizione tra Lega e Fratelli d’Italia, potrebbe rivelarsi un errore particolarmente costoso. Non solo perché, su un tema così delicato e sentito da tutti, inseguire una minoranza, sia pure consistente e spesso rumorosa, può risolversi in una perdita secca nel bilancio dei consensi. Ma anche perché, in particolare nell’ultima battaglia contro il green pass, Salvini e Meloni sembrano avere sottovalutato un elemento: che funziona. E funzionando, almeno nello spingere i meno convinti a vaccinarsi (e dunque a ottenere stabilmente il certificato), restringe il bacino di consensi per chi si batte contro il suo utilizzo o la sua estensione.

Anzi, è ragionevole immaginare che proprio gli ultimi e meno entusiasti ad acquisirlo diverranno rapidamente i più intransigenti sostenitori della linea dura, in base all’antico riflesso per cui è proprio l’ultimo a salire sull’autobus il primo a voltarsi per dire che non c’è più posto per altri: una volta che nel club sono entrato anch’io, e tanto più se l’affiliazione mi è costata un gran sacrificio, certo non voterò per chi vuole azzerare i vantaggi della mia tessera.

È vero che una caratteristica comune a tutti i movimenti populisti degli ultimi anni, non solo in Italia, è proprio la capacità di tenere insieme posizioni contraddittorie, e anche diametralmente opposte. Per farlo però bisogna avere la possibilità di mischiare spesso le carte, spostando rapidamente l’attenzione da un tema all’altro, cosa che con il Covid si fa sempre più difficile.