Influencer ambrosianiGuida a una città amata: “Conosco un posto” e la scoperta di Milano

La community di Caterina Zanzi è passata da progetto amatoriale a redazione di 9 persone, e ora ha anche un libro che raccoglie 500 indirizzi per carpire cosa succede in città. Il segreto del progetto è recensire i locali «dal punto di vista di clienti qualsiasi», ci ha detto lei stessa

Avete presente il refrain che vorrebbe Milano una città triste, grigia, arida, un posto dove si sta per lavorare perché l’unica cosa che c’è è quello, ma che si abbandona alla prima occasione? Ecco, quel ritornello oggi può essere serenamente accantonato. La prova ce la fornisce Caterina Zanzi, la fondatrice della community Milano-centrica di “Conosco un posto che, grazie alle persone che questa città la vivono e la amano, ha visto la sua idea, inizialmente amatoriale, crescere a dismisura fino a diventare un progetto editoriale strutturato, che oggi comprende anche un libro. Caterina, che al di là di qualche parentesi all’estero, a Milano ci è nata e cresciuta, è da sempre un’appassionata frequentatrice dei ristoranti e dei locali della sua città, che nel 2014 ha iniziato a raccontare attraverso un blog: «Lavoravo come contributor per diverse testate food e lifestyle e poi in redazione da Pambianco, pensai di provare a fare per me stessa quello che facevo per gli altri. Il 20 novembre “Conosco un posto” compie 7 anni».  

Sette anni in cui ha raccontato Milano attraverso il food e il lifestyle…
Inizialmente la proposta era concentrata solo sul food, ma ero solo io a portare avanti il progetto; adesso in redazione ci sono altre 8 persone oltre a me, che vivono in zone diverse della città, hanno età e inclinazioni diverse dalle mie: ora siamo un gruppo particolarmente eterogeneo e questo ci permette essere più onnicomprensivi nell’offerta degli articoli, di spaziare tra tanti ambiti e offrire una programmazione quasi quotidiana. 

Il fermento culturale, ma anche gastronomico o artistico di Milano è una delle ragioni del successo della città: voi che lo raccontate come percepite i continui cambiamenti?
A Milano succedono continuamente cose nuove, gli stimoli non mancano: ma, come in tutto, c’è un rovescio della medaglia. In positivo c’è che non ti stanchi mai, c’è sempre un nuovo ristorante da provare e la città è la prima in Italia a recepire trend di ogni tipo: c’è tanta voglia di sperimentare e stupire il consumatore, quindi dal nostro punto di vista gli spunti per raccontare la città sono tantissimi. Il lato negativo è che spesso si affermano delle mode che non sempre sono di qualità eccelsa, si corre il rischio che non tutto sia di buon livello.

Fa parte del gioco: più cresce l’offerta e più c’è il rischio di farsi fregare. Però è qui che noi di “Conosco un posto” cerchiamo di intervenire; magari le persone possono non incontrare il nostro gusto in termini di scelta, ma cerchiamo sempre di mettere in guardia sulle fregature: ci preme raccontare come si sta in un ristorante, se si viene coinvolti o meno rispetto alla scelta dei prodotti utilizzati, se si viene trattati in un modo particolare. Credo che sia questo che abbia fatto apprezzare il blog fin da subito: il fatto che vengano offerte informazioni di servizio con il più totale coinvolgimento. 

La sua è una community piuttosto nutrita e tenuta insieme dall’interesse nei confronti della città…
La cosa interessante è che questa community è praticamente raddoppiata durante i lockdown. Ho preso la scelta di lasciare il mio sudato posto fisso in redazione a gennaio 2020: essendo il blog all’epoca incentrato sui locali e sui ristoranti di Milano ho dovuto reinventarne i contenuti: ecco che ci siamo aperti a tanti altri settori come delivery, spesa, ricette e libri, diventando una testata lifestyle a tutto tondo. Ma il baricentro del nostro racconto è sempre rimasta Milano. L’impostazione, poi, è ancora identica a quella degli inizi: noi raccontiamo le cose che facciamo nelle nostre giornate, è questo che ci dà credibilità. Apre un nuovo ristorante? Noi andiamo, paghiamo il conto e poi lo raccontiamo dal punto di vista di clienti qualsiasi, non di giornalisti enogastronomici.

Secondo lei Milano è una città amata?
Assolutamente. Da una decina di anni a questa parte, grazie anche a Expo, Milano è molto cambiata ed è stato superato il cliché della città grigia e un po’ arida, dove si lavora e basta. Milano d’altra parte non ti colpisce al primo sguardo, non ha la bellezza abbacinante di Roma, che ti circonda in ogni angolo, ma va capita e conosciuta: è una città che si scopre al secondo sguardo e grazie a una lettura più approfondita. A quel punto, però, ti conquista.

“Conosco un posto” adesso è diventato anche un libro, dove sono raccolti la bellezza di 500 indirizzi, cosa c’è di imperdibile per chi volesse conoscere meglio la città?
Abbiamo strutturato il libro non come una guida classica, che solitamente si sviluppa per quartieri o itinerari, ma costruendo le varie sezioni del libro rispondendo alle domande che ci arrivano quotidianamente dalla nostra community, e attraverso la quali riusciamo a capire quali sono i bisogni delle persone che si muovono a Milano. La maggior parte dei messaggi che riceviamo sono infatti richieste di consigli, soprattutto in base alle occasioni. È così che sono nate categorie come «Mangiare nell’arte», che è una sezione che raccoglie tutti i bar e ristoranti, buoni e da noi testati, che sono all’interno di un museo o di un polo culturale. Incredibile ma vero, un’altra categoria molto richiesta sono gli «Aperti di domenica», e poi c’è tutta una parte di lifestyle che prevede negozi, posti per fare sport, coworking, luoghi baby friendly. Abbiamo cercato di spaziare il più possibile.