Bruxelles fa melinaBiden minaccia sanzioni alla Russia, ma l’attendismo europeo sull’Ucraina fa il gioco di Putin

Il presidente americano dice che interverrà in modo deciso se Mosca dovesse rafforzare la sua presenza sul fronte occidentale. Una posizione che però rischia di assumere in solitaria perché Bruxelles, ancora una volta, non riesce ad avere una voce unica: i singoli Stati membri, dalla Francia ai paesi baltici passando per la Germania di Scholz, guardando prima di tutto agli interessi nazionali

AP/Lapresse

Il dossier ucraino continua a tenere banco in Europa e negli Stati Uniti, mentre le diplomazie lavorano per trovare una soluzione – quantomeno temporanea – all’escalation ai confini europei.

A minacciare serie ripercussioni in caso di aumento della tensione però non è Bruxelles, nonostante la vicinanza geografica dell’Ucraina e della Russia. È stato il presidente americano Joe Biden a dire che gli Stati Uniti sono pronti a imporre nuove, pesanti sanzioni contro la Russia se la situazione al confine ucraino dovesse continuare a peggiorare.

Una posizione che Washington rischia però di assumere in solitaria, a causa della divisione interna all’Unione sulla postura da adottare nei confronti della Russia.

Le minacce americane
L’avvertimento del presidente Biden è arrivato durante la sua seconda conversazione telefonica con Vladimir Putin tenutasi il 31 dicembre. Il colloquio è parte della strategia statunitense per cercare una soluzione diplomatica alla crisi in corso tra Russia e Ucraina, innescata dall’aumento significativo del numero di truppe russe ammassate lungo il confine ucraino.

Il presidente americano, secondo quanto affermato dal segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki, «ha chiarito che gli Usa e i suoi alleati e partner risponderanno in modo deciso se la Russia invaderà ulteriormente l’Ucraina», dopo aver già preso il controllo nel 2014 della penisola di Crimea.

La prospettiva di nuove sanzioni è stata definita da Putin un «errore colossale», anche perché il presidente continua a sostenere di non aver intenzione di invadere l’Ucraina e che le truppe si trovano al confine solo per esercitazioni. Se gli Stati Uniti e i loro alleati dovessero effettivamente seguire questa strada, ha aggiunto Putin, si arriverebbe a una completa rottura delle relazioni tra Mosca e Occidente. Uno scenario che diversi Paesi europei sono intenzionati a scongiurare.

La divisione europea
Nel minacciare il presidente russo, Biden ha affermato che anche gli alleati degli Stati Uniti sono pronti a introdurre nuove sanzioni contro la Russia, ma la realtà è ben diversa. I Paesi baltici e dell’est Europa sono da sempre più propensi a una politica aggressiva nei confronti della Russia, di cui temono una possibile invasione. Ma tale visione non è comune a tutta l’Europa: Paesi come Italia, Francia e Germania continuano a mettere al primo posto gli interessi economici e le relazioni diplomatiche con la Russia, soprattutto nel momento in cui l’Unione sta vivendo un’importante crisi energetica.

Emblematiche a questo proposito sono le parole pronunciate dal premier italiano Mario Draghi durante la conferenza stampa di fine anno. Il primo ministro ha ricordato come l’Unione europea non possegga strumenti militari propri per intervenire in Ucraina in caso di conflitto aperto, sottolineando anche che le misure economiche che potrebbe prendere rischiano di rivelarsi controproducenti.

«Se noi vogliamo prendere delle sanzioni che prevedano anche il gas, siamo veramente capaci di farlo? Siamo forti abbastanza? È il momento giusto? Chiaramente la risposta è no», ha affermato il premier. L’unica strada percorribile resta quindi quella della diplomazia e del dialogo costante con la Russia nella speranza di arrivare almeno al rispetto da parte di Mosca e Kiev degli Accordi di Minsk.

D’altronde la scarsa propensione dell’Europa a intervenire con forza nel dossier ucraino è già emersa nei mesi precedenti, quando la Germania ha impedito a Kiev di ottenere dalla Nato fucili anti-drone e sistemi anti-cecchino.

Un vuoto che è stato presto riempito – ancora una volta – dalla Turchia. Ankara è accorsa in aiuto di Kiev nel 2018 grazie alla vendita dei droni Bayraktar TB2 e secondo l’ultimo accordo firmato tra i due Paesi i prossimi velivoli a pilotaggio remoto saranno realizzati direttamente in Ucraina.

Germania e autonomia strategica
Anche la Germania è tra i Paesi dell’Unione che potrebbero opporsi o quantomeno rimandare l’adozione di nuove sanzioni contro la Russia. Il nuovo governo è tra l’altro diviso sulla posizione da assumere nei confronti di Mosca e del progetto NordStream2, considerato da molti decisivo per la fornitura di gas in Europa.

Secondo la ministra degli Esteri, Annalena Baerbock, la Russia deve aspettarsi dall’Unione una risposta decisa e conseguenze economiche enormi in caso di invasione dell’Ucraina, sulla scia di quanto affermato dal presidente Biden, ma il cancelliere non sembra dello stesso avviso. Olaf Scholz, anche dietro pressione del suo entourage, predilige un atteggiamento più conciliatorio e diplomatico, nel rispetto della posizione storicamente tipica dei Socialdemocratici.

L’attendismo europeo, però, non danneggia solo le relazioni tra Unione europea, Ucraina e Stati Uniti.

La Francia ha inserito tra i pilastri della sua presidenza del semestre europeo l’avanzamento dell’Unione verso l’autonomia strategica, ma l’incapacità degli Stati membri di fare fronte comune ed essere decisivi sul dossier ucraino relegano ancora una volta l’Unione al ruolo di spettatore. Da qui la decisione di Biden di gestire la questione in autonomia, parlando con Putin senza invitare al tavolo delle trattative i leader europei.

La Nato
Le sole sanzioni degli Stati Uniti sarebbero un duro colpo per la Russia, ma la mancanza di coesione europea rischia di ridurre la portata delle minacce americane. A pesare è soprattutto la posizione di Francia e Germania, entrambe parte del “Quartetto Normandia” – il cui compito è vigilare sul rispetto degli Accordi di Minsk – e della Very high readiness joint task force della Nato.

Anche la risposta dell’Alleanza alla crisi in Ucraina risente della posizione europea, soprattutto per quanto riguarda la possibile adesione di Kiev. Mosca ha chiesto alla controparte americana rassicurazioni sul fatto che all’Ucraina non sarà permesso di unirsi alla Nato, una richiesta impensabile per Biden e per il segretario atlantico Jens Stoltenberg ma che l’Unione europea non ha condannato con la stessa fermezza.

Gli occhi adesso sono puntati sul vertice di oggi a Ginevra tra Russia e Stati Uniti, a cui farà seguito mercoledì il Consiglio Russia-Nato e giovedì una riunione dell’Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa con Ucraina e Georgia. Venerdì invece si conclude a Brest il vertice dei ministri degli Esteri e della Difesa dell’Unione europea, al quale parteciperà anche il Segretario generale Nato. Appuntamenti in cui Bruxelles potrebbe far sentire la sua voce, se riuscisse ad averne davvero una.

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